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Cineforum
L'impulso della caccia, di Anton Giulio Mancino



Cineforum, anno XLI (2001), n. 10, pp. 5-8
(...) La professione di Jerry resta nascosta fino a che non giunge al distretto di polizia. Perché costui non è un poliziotto più di quanto non sia un pescatore o un gestore di una scalcinata pompa di benzina, ma più precisamente è un fuoriclasse, un indipendente con un taleno speciale, unico se non addirittura univoco, per la tutela dell'ordine. O, più precisamente, per la caccia ai criminali. A parte questo, occorre ammettere che le informazioni sul personaggio sono alquanto insoddisfacenti (...).

Nessuno lo conosce a fondo, nessuno prova a chiedersi il perché delle sue azioni, almeno finché il misterioso e riservato personaggio in questione non riceve domande molto dirette dall'analista alla quale si è rivolto per ottenere elementi utili a comprovare le sue intuizioni di predatore compulsivo. Queste domande sono imbarazzanti per lui perché vertono troppo sul privato o frugano nella sua intimità sessuale, bensì perché scoprono la contraddizione profonda su cui si fonda l'indagine condotta: Jery cerca di comprendere in ogni dettaglio le circostanze dell'omicidio, di ricostruirne la dinamica, di individuarne il responsabile materiale, ma tutta questa acuta e puntigliosa curiosità proiettata verso l'esterno confligge con la sua approssimazione di uomo, di individuo dotato anche lui di un carattere, di una psicologia, di una serie di pulsioni primarie. E' chiaro che la perspicacia con cui arriva ad indovinare tutto quel che serve per acciuffare un colpevole risulta essere inversamente proporzionale alla capacità e alla volontà di scoprirsi ed esporsi in prima persona. Più cose indovina Jerry sulla catena di omicidi e meno deve preoccuparsi di fare i conti su se stesso. Infatti, durante l'incontro con la psicanalista, in risposta alle domande personali e indiscrete sulla sua attività sessuale o sul suo vizio del fumo, nella testa dell'uomo cominciano ad affastellarsi e a sovrapporsi voci e rumori relativi al delitto.

Ma il delitto funziona appunto come copertura, come schermo attraverso cui esercitare una forte censura rispetto ad ogni forma di autocoscienza o di violazione e penetrazione del proprio mondo psichico e interiore. L'indagine rivolta all'esterno equivale ad una difesa concreta da esso, una sorta di reazione preventiva a qualsiasi tentativo autonomo o effettuato da terzi di accedere alla sua sfera individuale, di venirne a capo, di metterla in conto come fattore concomitante, implicito e significativo dell'indagine medesima.
estratto


Copertina di Cineforum, anno XLI (2001), n. 10

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