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SegnoCinema
Critica del DVD. Quale rivoluzione per il disco video digitale?

a. XXIII, 2003, n. 124, euro 5,50
ISSN 0393-3865
Era nell'aria che prima o poi "Segnocinema" si prendesse la briga di occuparsi di DVD, dopo le tre tesi di Enrico Terrone pubblicate sul numero scorso: ecco dunque un intero speciale che affronta l'argomento da molteplici prospettive, come è consuetudine della rivista. Paolo Cherchi Usai, che dello speciale è il curatore, pone l'interrogativo che sta al centro del dibattito: "È davvero una rivoluzione, e se sì, chi sono i rivoluzionari e quale regime sono in procinto di abbattere?". Se le risposte corrette sono quelle indicate dall'autore, c'è poco di che consolarsi: il DVD pare in grado di mantenere soltanto un numero esiguo delle tante promesse che contiene (conservazione, durata, resa qualitativa, ecc.).

Nel contributo in apertura dello speciale, Enrico Terrone si chiede in che modo il nuovo supporto potrà influenzare le abitudini della critica; la risposta è diversa a seconda della tipologia di critico cui si fa riferimento, per ognuna di esse (il critico-filtro, il critico-sonda e il critico-compasso) il DVD implica una ridefinizione di ruoli e di funzioni. Decisamente più liquidatorio l'intervento di Marcello Walter Bruno, secondo cui il DVD, ben lungi dal migliorare le pratiche critico-interpretative, si colloca in quel processo di sostituzione degli oggetti pre-industriali che caratterizza il progresso tecnologico contemporaneo: l'esito ultimo è quello che con formula felice viene definito l'hermeneutainment, l'interpretazione-spettacolo come uno dei tanti extra a disposizione del fruitore. Attorno alle implicazioni in termini di fruizione riflette anche Flavio De Bernardinis, che, rifacendosi alle categorie di McLuhan, individua nel DVD il transito del medium cinema verso un tipo di fruizione fredda: il film accompagnato dal suo apparato di menu interattivi ed extra diviene una sorta di ready made tascabile. Per Andrea Bellavita, dal momento in cui il DVD viene inserito nel lettore a quello in cui si decide di premere il tasto "play" passano una serie di scelte e interrogativi che l'autore sottopone al vaglio di un'attenta verifica. Gianni Canova si sofferma sull'interattività, prendendo in esame i problemi di coabitazione con il cinema che da sempre caratterizzano tale categoria. In ottica analitica si colloca l'intervento di Luca Bandirali, che, rifacendosi alle analisi del fotogramma di Barthes, si sofferma a osservare e analizzare i frame che il DVD consente di bloccare: il fotogramma fisso diventa un altro testo che scorre sotto e accanto al film, dalla cui analisi importanti conclusioni possono essere tratte. Più concentrati sul portato sociologico e sui nuovi modelli di consumo risultano i saggi di Alberto Pezzotta, che invita a osservare il fenomeno nell'ambito di un sistema integrato di media e forme di fruizione di cui il DVD non sarebbe che un elemento, e di Roy Menarini, secondo cui il DVD, celebrazione dell'immagine ancillare sotto forma di extra, si conferma prodotto in linea con il mondo contemporaneo, sempre più bisognoso di oggetti e beni superflui. In chiusura, quindici collaboratori e redattori della rivista indicano ciascuno le proprie "impressioni, apprensioni, oppressioni" legate alla visione di DVD. Da segnalare, al di fuori dello speciale, una riflessione condotta da Andrea Bellavita sui punti di contatto più o meno sotterranei tra The Dreamers e Ultimo tango a Parigi e la seconda parte del saggio di Rudy Salvagnini su Jack Hill, a chiusura del contributo pubblicato sul numero precedente.

di Federico Pierotti


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