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Archivio storico per le province napoletane
Carlo V, Napoli e il Mediterraneo

2001, vol. CXIX, pp. 750
Numero monografico che raccoglie, per la cura di Giuseppe Galasso e Aurelio Musi, gli atti del convegno internazionale Carlo V, Napoli e il Mediterraneo, svoltosi dall'11 al 13 gennaio 2001 a Castelnuovo (Napoli) presso la società Napoletana di Storia Patria.Al suo interno segnaliamo gli interventi di due studiosi di teatro.

Stefano Mazzoni, con Carlo V e la rappresentazione inaugurale del Teatro Olimpico di Vicenza (pp. 557-585), propone una attenta ricostruzione della ideologia che ispira, al momento della recita dell'Edipo Tiranno del 1585, l'impianto decorativo della sala, i dettagli della scenografia e la stessa volgarizzazione del testo sofocleo.

Per l'occasione la filoaustriaca Accademia Olimpica offrì agli ospiti uno spettacolo memoriale consacrato all'idea di Impero: attraverso un gioco raffinato di rimandi la statua in veste di imperatore (più specificamente "come Carlo V") di Leonardo Valmarana, principe dell'Accademia, guarda all'arco di trionfo che, sormontato da un monumento equestre armato di scettro "imperiale", chiude la prospettiva centrale della scena; mentre il vello d'oro nella destra della statua di Pompeo Trissino, altro importante membro dell'Accademia, rimanda all'onorificenza del Toson d'oro conferita da Carlo a Giangiorgio Trissino, nonno di Pompeo e autore della tragedia Sofonisba.

Il simbolo del vello d'oro è ripreso e esplicitato nell'impresa dell'amico Valmarana, dove la nave degli Argonauti procede verso la Colchide al motto Aspirantibus Austris, con il favore degli Austri. Può apparire curioso, ai nostri occhi, che la Serenissima tollerasse così pazientemente una manifestazione tanto palese di insofferenza al suo dominio; ma in realtà - usando una terminologia un po' anacronistica - gli Olimpici erano dei dissidenti ufficiali: i rapporti dei funzionari veneziani sulla condotta di Valmarana e degli altri ci parlano di un gruppo di nobili che non fa mistero della propria devozione alla casa d'Asburgo, che introduce figli e nipoti alle corti spagnola e austriaca, ma che in sostanza è sufficientemente conscio dello stato di fatto imposto dalla realpolitik per evitare di arrischiarsi in complotti e tentativi di sovversione del potere costituito.

L'Olimpico è un monumento funebre, non un manifesto che incita alla rivolta.

L'intervento di Teresa Megale, "Sic per te superis gens inimica ruat". L'ingresso trionfale di Carlo V a Napoli (1535) (pp. 567-610), affronta l'analisi dell'apparato trionfale che accolse l'imperatore al momento della sua visita alla città. Un cerimoniale attento alle valenze simboliche propose un percorso parlante, rivolto a diversi destinatari - Carlo, i nobili napoletani, gli ambasciatori stranieri - che rifletteva una situazione politica, interna e esterna alla città, decisamente delicata.

Il ricordo ancora fresco (e a volte nostalgico) dei regnanti aragonesi, il conflitto latente con la Francia, le rivendicazioni autonomistiche della nobiltà napoletana e le contromisure del vicerè e dei suoi funzionari furono fattori che si rifletterono non solo sui motivi iconici dell'apparato, ma anche sulla scelta del tempo per la visita e su quella delle tappe che il corteo imperiale doveva toccare.

La sequenza definitiva delle "meraviglie" e dei "divertimenti" proposte all'augusto ospite è un coacervo di tradizione medievale e nuovi motivi classicisti: all'entrata monumentale di Porta Capuana costruita da Alfonso d'Aragona si affiancano due archi trionfali effimeri all'antica (uno attiguo alla porta, l'altro alla chiesa di Sant'Agostino) ricoperti di quadri celebranti le vittorie africane di Carlo e di cartigli in latino a lui dedicati dagli umanisti napoletani; sul percorso, a segnalare i punti di interesse principale, ricorrono coppie di statue colossali perlopiù ispirate alla mitologia classica, ma tra le quali si inseriscono, ad evitare accuse di neopaganesimo, anche i santi patroni Agnello e Gennaro.

In Piazza Sellaria un grande ingegno pirotecnico, modalità spettacolare già sfruttata nel Quattrocento per onorare i regnanti aragonesi, celebra allegoricamente la vittoria dell'Aquila di Carlo sui giganti nemici. A conclusione della giornata, dopo il ballo a Castelnuovo, una spettacolare naumachia, che vede contrapposte in un fragoroso confronto d'artiglieria (a salve) due flottiglie di navi da guerra della flotta imperiale, diletta gli ospiti offrendo agli ambasciatori una ulteriore indicazione sulle poco pacifiche intenzioni dell'Asburgo. Nei giorni successivi ai divertimenti mondani e agli intrattenimenti colti si affiancano i Ludi militari fatti di giostre, finte battaglie, cacce al toro, graditi all'aristocrazia militare, che di lì a poco avrebbe "giocato" con Carlo su altri campi, ancora una volta contro la Francia.
di Paolo Albonetti


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