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Il lettore di provincia
Rivista quadrimestrale

Anno XXXII, fascicolo 112, settembre/dicembre 2001, euro 10,50
ISSN 0024-1350
L'enorme rilevanza di Shakespeare, che fa della sua opera una presenza intramontabile nel repertorio dei teatri mondiali, determina allo stesso tempo una fluviale produzione di edizioni più o meno critiche dei suoi testi e di saggi e interventi di vario livello sull'autore; come sempre avviene in questi casi, il moltiplicarsi di materiale banale e superficiale (che accompagna magari l'uscita dell'ennesima trasposizione hollywoodiana di qualcuno dei drammi più conosciuti) provoca una certa esaperazione nei confronti del tema, e genera diffidenza nei riguardi del suddetto materiale. È perciò utile incontrare contributi come i due presenti su questa rivista, stimolanti sia per lo studioso di teatro o di letteratura che stia conducendo una ricerca o un seminario che affronta in qualche misura la drammaturgia di Shakespeare, sia per l'operatore teatrale che stia progettando l'allestimento di un dramma o affronti l'interpretazione di un personaggio dell'autore.

Affinità e suggestioni, l'articolo di Elena Meazza (pp.9.-23) propone una chiave di lettura del Sogno quale testo inquietante, carico di suggestioni notturne, oniriche e pesantemente erotiche, lontano dalla resa fiabesca e giocosa delle messinscene più tradizionali e imparentato invece col teatro e la letteratura di un periodo di crisi quale il passaggio tra Otto e Novecento; articolo interessante anche in questa comparazione fra l'opera dell'inglese e il teatro di D'Annunzio, scarsamente frequentato (e difficilmente frequentabile) dalla scena odierna, ma che resta un momento di notevole importanza nella storia del teatro quantomeno europeo.

Janet Frame, l'articolo di Antonella Sarti Evans (pp.57-66) offre invece, tramite i significati attribuiti a La tempesta dalla scrittrice a cui è intitolato, stimoli sull'importanza della letteratura come chiave per riconciliarsi con gli altri (Prospero) e sul problema del colonialismo culturale e dell'eliminazione del diverso (Calibano).

Interventi che danno stimoli, ho detto, non chiavi di lettura obbligate (che d'altronde, di fronte a testi di tale spessore e suscettibili di miriadi di interpretazioni, apparirebbero pretenziose e ridicole).

di Paolo Albonetti


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