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Culture teatrali
Studi, interventi e scritture sullo spettacolo

primavera 2001, n. 4
L'ampio dossier dedicato al teatro francese del Novecento mira a una "rilettura storiografica" che abbatta pregiudizi e facili etichette e analizzi con una maggiore oggettività (magari non compromessa dall'ideologia) autori e uomini di teatro. Questa impostazione spiega la scelta di pubblicare ben due saggi teorici di Paul Claudel, la cui opera drammatica è stata a lungo negletta a causa dell'immarcescibile definizione di "scrittore cattolico" che gli fu presto attribuita. Alla "riscoperta" di Claudel si affianca una ricca e inedita monografia dedicata a Sylvain Itkine, attore, regista e teorico vicino all'ambiente dei surrealisti e comunque capace di elaborare una propria originale idea di teatro, il cui sviluppo fu purtroppo violentemente interrotto dalla ferocia nazista. Di un teatro più dichiaratamente "ideologico" o, meglio, engagé, trattano il saggio dedicato alla rivista «Théâtre Populaire», fondata nel 1953 da Jean Vilar e dichiaratamente ispirata all'esperienza brechtiana, e l'intervista a Bernard Dort, che ricostruisce il complesso rapporto di Barthes con la scena.

Nello stesso periodo Beckett dava inizio al proprio personale tentativo di rivoluzionare il teatro accordandolo alla mutata realtà politica, sociale e soprattutto esistenziale: ne parla Mucci nel suo scritto che analizza la prima pièce del drammaturgo irlandese, composta nel 1947 in francese ma rimasta inedita fino al 1995. Dell'ultimo decennio del Novecento si occupa invece Pavis che basa la propria riflessione sulla lettura critica di alcuni testi drammatici recenti. Chiude la rassegna un breve ma appassionato intervento di Enzo Moscato sulla controversa figura di Artaud che ancora oggi rimane un outsider della storia e della pratica teatrale. Ancora l'attore-regista napoletano tenta un azzardato parallelo fra Viviani e Joyce, mentre Di Bernardi ci accompagna nella lettura dei Diari di Nižinskij. Turrini, infine, recupera un approccio di stampo semiologico all'arte dell'attore, negli ultimi anni divenuto territorio privilegiato di studio dell'antropologia o, più precisamente, di quel suo recente ramo che è l'antropologia teatrale.

di Laura Bevione


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