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Maske und Kothurn


A cura di Isolde Schmid-Reiter

Wien, Böhlau Verlag, 2003, 49 , pp. 232, euro 47,60
Il rinnovato interesse dimostrato dagli studiosi di area tedesca verso il verismo ha prodotto negli ultimi dieci anni una serie di contributi importanti sotto il profilo metodologico e contenutistico, ultimo dei quali questo volume curato da Isolde Schmid-Reiter per la collana della rivista ''Maske und Kothurn'', che ha per titolo Stichwort: Verismo. Si tratta di una raccolta di saggi principalmente dedicati allo sviluppo storico e alle caratteristiche drammaturgiche ed estetiche dell‚opera lirica. La definizione culturale del termine verismo è la prima grande questione affrontata dei saggi. In campo musicale l'incertezza e la confusione, evidenti soprattutto nell'ambito delle prime recensioni degli spettacoli, hanno compromesso per diversi anni lo sviluppo di una definizione coerente al concetto e alimentato posizioni talvolta ambigue in sede di dibattito.

L'iniziativa editoriale promossa da Edoardo Sonzogno a partire dal 1892 con la pubblicazione, vicino alla Cavalleria rusticana, di nuove opere come La Tilda di Cilea, Mala vita di Tasca, Pagliacci di Leoncavallo e Biricchino di Mugnone, risulta un passo decisivo per l‚estensione coerente del verismo al campo musicale, tanto da poter attribuire all'intraprendente editore gli attributi del fondatore, e per imprimere maggiore chiarezza teorica alla corrente culturale stessa.

Di conseguenza, la famosa affermazione di Emile Zola: ''Le vérisme italien, oui, oui, je comprends: c'est mon naturalisme'' viene verificata nel campo dello spettacolo lirico attraverso la ricostruzione del percorso creativo maturato dalla scuola italiana e da quella francese, con particolare attenzione al Théatre-Libre di André Antoine e alla riflessione sull'attore che tale esperienza aprì nello spettacolo europeo.

Questo percorso tematico porta al confronto tra lo sviluppo del verismo dell‚opera musicale italiana e francese a cavallo tra i due secoli, seguendo la dinamica dei contatti e delle influenze letterarie emergenti dai testi dei libretti.

Non solo a livello drammaturgico, ma anche nel linguaggio strettamente musicale la ''giovane'' scuola italiana, recepisce la lezione dei compositori transalpini quali Bizet, Gounod e Massenet. La dinamica degli scambi si intensifica intorno alla fine dell‚Ottocento nell'ambito del teatro musicale. In drammi lirici come la Navarraise di Jules Massenet, Messidor di Alfred Bruneau e Louise di Gustave Charpentier, non mancano elementi riconducibili alla maniera del verismo italiano.

Altro importante argomento trattato da un gruppo di saggi è la ricezione del verismo nei paesi di lingua tedesca. A Berlino, per esempio, riscontra un notevole successo il filone del ''melodramma plebeo'', come dimostrano le numerose ed applaudite rappresentazioni della Mala vita di Tasca e I gioielli della Madonna di Wolf-Ferraris. Al pubblico tedesco l'opera di scuola napoletana piace molto perchè evoca l'immagine solare della città partenopea, così come veniva dipinta dalla letteratura e dal turismo in un certo senso ''esotico'', e per il pessimismo sociale trasmesso dai personaggi.

Anche le traduzioni di libretti italiani in lingua tedesca producono effetti non trascurabili sia per quanto riguarda l'interpretazione dei contenuti che per il trasferimento di questi sul palcoscenico. Cavalleria rusticana trasforma il titolo in Laendliche Ritterlichkeit, dove l'aggettivo significa campestre, associando in questo modo al testo un segno connotativo quasi ''idilliaco'' e volutamente distante per le problematiche suscitate dalla tragica vicenda dal contesto urbano del pubblico borghese.

La ricezione del verismo in Austria, particolarmente a Vienna, assume veri e propri toni trionfali. Dopo l'allestimento della Cavalleria rusticana nel 1891 alla Hofoper, esplose la cosiddetta ''frenesia mascagnana'', come dimostra il calendario fitto di allestimenti di opere italiane, tra le quali spiccano Amico Fritz, Pagliacci, La Bohème, Tosca, Madama Butterfly. Mentre il tentativo sostenuto dai compositori tedeschi di assumere come modello la drammaturgia dell'opera verista italiana, segnatamente la Cavalleria rusticana, produce opere di valore incerto (gli atti unici di von Fielitz, Meyer-Helmund, Forster, Hummel, Tannenhofer, Heydrich), che sono alla base della crisi creativa sul cadere dell'Ottocento.

Di diverso spessore si presenta il contatto di Richard Wagner con l‚opera di Puccini e Leoncavallo. Il gioco delle influenze si articola attraverso segmenti veristi che si innestano nel corpo della composizione. Nell'allestimento di Das Liebesverbot, prima opera comica wagneriana, si notano situazioni dedotte dai Pagliacci; analogamente gli elementi comici presenti nell‚opera rimandano ad una matrice verista sempre di ispirazione italiana.

L'esperienza di Wagner, fondamentale per il rinnovamento della scena tedesca ed europea, apre l'analisi del verismo da una prospettiva europea, definendo cioè i confini della sua espansione geografica tra il 1890 e il 1925, fino a comprendere anche la Finlandia, l'Ungheria e la ex Cecoslovacchia, e individuando gli esiti drammaturgici della convergenza del progetto verista nelle correnti contemporanee del teatro musicale.

Significativa, in merito, è L'amore dei tre re di Italo Montemezzi. L'opera, che debuttò alla Scala di Milano nel 1913, presenta nel tessuto drammaturgico di impianto verista un calibrato intreccio di elementi ricavati dal decadentismo dannunziano della Francesca da Rimini e dalla Cena delle beffe di Sem Benelli.

Per la cura dell‚elemento visivo attraverso complessi impianti scenografici e costumi che dalla realtà rimbalzano sul palcoscenico, al melodramma verista attingono il cinema e teatro dell'epoca, condividendo teorie estetiche, concezioni drammaturgiche e tecniche di allestimento.
Massimo Bertoldi


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