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Theaterheute


2004, n. 4, euro 12,80
ISSN 0040 - 5507
La sezione ''Aufführungen'' della rivista, che presenta le novità emerse sulla scena tedesca, si apre con un articolo dedicato al confronto tra due diversi allestimenti dello stesso testo teatrale, Don Carlos di Friedrich Schiller. Il problema centrale è la verifica dell'attualità di questo dramma, in cui la figura del re Filippo II si presenta come quella di un autentico eroe tragico, sullo sfondo della lotta di liberazione sostenuta dai Paesi Bassi contro il dominio spagnolo.

L'allestimento proposto al Deutsches Schauspielhaus di Amburgo da Laurent Chétouane, giovane regista francese, si basa sulla priorità della parola, con gli attori che recitano quasi immobili su un palco vuoto e illuminato da luci molto tenui. Ne è emerso uno spettacolo oscillante tra coinvolgimento e monotonia, che ha rivelato le doti espressive dei suoi protagonisti, August Diehl (Don Carlos), Hans Diehl (Filippo II), Devid Striesow (Marquis Posa), Ursula Doll (regina Elisabetta). Il Don Carlos proposto ai Kammerspiele di Monaco dal regista Sebastian Nübling approfondisce, invece, la sostanza drammatica e la dimensione politica del capolavoro schilleriano. Lo spettacolo è caratterizzato da un linguaggio spigoloso e carico di tensioni, che anima scontri di romantica memoria. Tra i protagonisti si distinguono Hans Kremer (Filippo II), Anna Böger (regina Elisabetta) e Paul Herwig (Don Carlos).

Il ritorno al repertorio classico per spiegare il nostro presente, caratterizzato da fanatismi religiosi e da drammatici conflitti tra coscienze e culture diverse, può spiegare il clamoroso successo ottenuto nei paesi di lingua tedesca dal dramma Die Jungfrau von Orleans, sempre di Schiller. Di questa ''tragedia romantica'' si contano, infatti, tre diverse edizioni pressoché contemporanee, due delle quali nella stessa città, Hannover. Sul palcoscenico della Landesbühne, Karl Georg Kaiser ha proposto una regia rigorosa e di ambientazione contemporanea, filtrata da suggestioni giapponesi, per dare una connotazione 'internazionale' all'acceso sentimento nazionalistico e religioso dell'eroina francese, interpretata da Simone Arntz.

La versione realizzata da Peter Kastenmüller presso lo Staatstheater si caratterizza per la traduzione in prosa dei versi schilleriani. L'operazione facilita la fruizione del testo e riduce la distanza tra il mondo contemporaneo ed il periodo storico in cui si ambienta la vicenda. Katharina Schüttler, nel ruolo di Giovanna, vive il dramma come un conflitto adolescenziale e generazionale, conflitto reso più esplicito dal frequente ricorso a citazioni di musica pop. Il fanatismo e l'isteria mistica della protagonista mancano e il racconto della parabola storica che porta alla condanna a morte assume una dimensione più quotidiana.

La rappresentazione di Die Jungfrau von Orleans firmata da Patrick Schlösser per lo Schauspielhaus di Düsseldorf - con Lisa Hagmeister nel ruolo della protagonista - è uno spettacolo pseudo barocco, ricco di effetti visivi che spesso stridono con il senso profondo del linguaggio teatrale dello scrittore.

Un'impresa di notevole spessore artistico, caratterizzata dallo sviluppo scenico di nuovi linguaggi soprattutto scenografici, è l'allestimento della trilogia dell'Orestea di Eschilo, secondo l'interpretazione data da Stefan Pucher allo Schiffhaus di Zurigo. Ad ogni singolo testo il regista fa corrispondere una configurazione autonoma dello spazio scenografico, realizzato da Barbara Ehnes. Agamennone è ambientato in uno studio televisivo di forma ovale con bianchi fogli laminati. Il paesaggio per Coefore diventa un giardino in stile Walt Disney con lo spazio per il golf e il barbecue. Le vicende narrate in Eumenidi sono calate in uno spazio vuoto. Lo spettacolo è caratterizzato da un'impostazione registica molto cinematografica che favorisce una lettura scenica dell'Orestea in chiave contemporanea, anche grazie al contributo degli attori, tra i quali si distinguono Olivia Grigolli, Nicolas Rosat, Rebecca Klingenberg, Wolfram Koch.

Ancora da Zurigo si segnalano due importanti produzioni. La prima, presso lo Schauspielhaus, è l'allestimento di O. T. eine Ersatzpassion di Christoph Marthaler, che ne è anche regista (interpreti: Robert Hunger-Bühler e Martin Zeller). La seconda è lo spettacolo di Anna Viebrock che realizza una riduzione teatrale di Geschwister Tanner, primo romanzo di Robert Walser pubblicato a Berlino nel 1906. Protagonista è Bettina Stucky, impegnata ad interpretare una donna mondana e tenebrosa, alla quale si affiancano Urs Bumbacher e Victor Müller.

L'integrazione del video nella drammaturgia dello spettacolo costituisce una tendenza ormai consolidata nel teatro tedesco contemporaneo, tanto che l'uso dello strumento tecnologico può essere definito un vero e proprio 'filone di ricerca e di esperimenti' che ha prodotto una serie di allestimenti di grande impegno e successo. Due articoli di approfondimento analizzano le diverse sfaccettature dell'immagine trasmessa dal video in rapporto alle dinamiche del palcoscenico. Oggetto di analisi sono, in particolare, le strategie di due registi di scuola 'tecnologica', quali Matthias Hartmann e Frank Castorf.

Il ritratto del mese (''Portrait'') è dedicato ad Anna–Maria Kuricovà, giovane attrice moscovita che ha recentemente raggiunto la consacrazione a Norimberga in seguito alla convincente prova offerta in Präsidentinnen, di Werner Schwab, in cui interpreta i tre ruoli femminili. La sua carriera prende avvio al Thalia Theater di Amburgo con registi prestigiosi come Jürgen Flimm e Stefan Nolte.

Port, dell'inglese Simon Stephen, è il testo pubblicato dalla rivista nella versione tradotta da Susanne Maier–Staufeb in occasione della recente messinscena curata da Matthias Fontheim allo Schauspielhaus di Graz. Il dramma affronta le problematiche esistenziali di una generazione di giovani di Manchester alla ricerca di una nuova vita, tra sogni e desolanti fallimenti; problematiche che diventano poi metafora di un condizione più generale.

Massimo Bertoldi


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