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Ridotto


a. LII, 2004, n. 6, euro 7
Il numero di giugno di «Ridotto» è in gran parte occupato dalla [tragi]commedia in due atti di Gianfelice Imparato Casa di frontiera andata in scena per la prima volta nel gennaio del 1994 sotto la direzione di Gigi Proietti e riproposta nel 2003. La storia, ambientata - come recita l'ironica didascalia iniziale – nel «futuro indefinito» di una Italia «divisa in due dalla secessione», si svolge in un ipotetico ''centro di raccolta e identità culturale'' dove Imparato si immagina siano costretti a vivere quei meridionali che, per un motivo o l'altro, non sono ritornati a tempo debito nel paese d'origine. Gennaro Strummolo e la sorella Addolorata vivono in una casa che, sul limitare di questa ''riserva'', è posta dirimpetto ad un appartamento abitato da una famiglia ''del nord''. La loro vita si intreccia a quella di Ciro Cacace, fidanzato di Addolorata, e di Olga, assistente sociale della ''repubblica padana''. Al debole e ridicolo Gennaro che vuole con disperata ostinazione essere accettato nel nord, si contrappone un florido e (ambiguamente) solare Ciro munito di ''saciccie, friarielle e chitarra'' che, dispensando discrete dosi di qualunquismo e furbizia, concentra in sé tutti i più triti luoghi comuni della napoletanità. Per quanto riguarda il versante femminile, la sincera e spontanea Addolorata cerca invano di convincere il fratello, innamorato della pseudo-glaciale «dutturessa» Olga, a tornare nel sud.

E' molto interessante l'impasto linguistico proposto dall'autore che mette in bocca a Gennaro «una goffa caricatura della parlata meneghina», fa talora sfociare l’«irrimediabilmente napoletano» Ciro nel gramelot, lega Addolorata alla sua lingua in modo «dolce e accomodante» e infine conferisce a Olga «un italiano composto con punte di severità». Tutti i personaggi desiderano fingere di essere quello che non sono e tale susseguirsi di equivoci genera un umorismo surreale dal retrogusto sempre piuttosto amaro: Gennaro e Addolorata si fingono di origine bavarese, Olga finge di essere una inflessibile paladina del nord mentre di nascosto traduce in lombardo Torna a Surriento, Ciro arriva al punto di volersi fingere albanese per tornare a Napoli come immigrato clandestino e, alla fine, tradisce la fiducia di Addolorata seducendo Olga. La conclusione, che omaggia Eduardo De Filippo, archivia inaspettatamente ogni speranza di lieto fine.

Nelle prime pagine della rivista, invece, Maricla Boggio descrive la cerimonia, avvenuta al Burcardo, durante la quale Sara Cardinale, con l'elaborato Roberto Mazzucco, vita d'autore tra teatro, televisione e radio, ha ricevuto il premio, la cui commissione di lettura è costituita dai membri del Consiglio Direttivo della SIAD, per una tesi di laurea su di un autore italiano contemporaneo. La Boggio ripercorre efficacemente le tappe fondamentali dell'attività sindacale di Mazzucco volta a valorizzare il teatro d'impegno sociale e a rivendicare i diritti degli autori.

All'interno della rubrica Libri si trova la recensione di Carlo Vallauri al testo drammaturgico di Tullio Pinelli Le notti di Cabiria introdotto da una intervista all'autore di Maricla Boggio. Nonostante nei titoli di testa del film del 1957, appaia come sceneggiatore insieme a Fellini e a Flaiano, l'ipersensibile inventore della fragile e speranzosa Cabiria fu proprio Pinelli che adesso, insieme al visionario collega Bernardino Zapponi, ha curato l'adattamento teatrale dell'indimenticabile capolavoro felliniano. Pinelli ripropone nella commedia un personaggio, ispirato ad un individuo realmente esistito, che la censura clericale a suo tempo aveva imposto di eliminare dalla pellicola: l'uomo del sacco. Un surreale filantropo che passava le notti a soccorrere i barboni nella periferia della Roma anni Cinquanta. Grazie alla sua conoscenza, l'elegante Pinelli ebbe la possibilità di esplorare il mondo «sotterraneo» in cui si aggirava goffamente la sua delicata Cabiria Ceccarelli. La rubrica dedicata alle recenti pubblicazioni è completata dall'articolo di Maricla Boggio sul libro Teatro contemporaneo in Sardegna scritto da Mario Faticoni che, essendone sempre stato uno dei maggiori promotori, si presenta nell'inedito ruolo di distaccato storico dello sviluppo del teatro in Sardegna a partire dal secondo dopoguerra fino ad oggi e quindi a partire dalla nascita del teatro universitario di Cagliari (CUT) fino all'importante convegno culturale tenutosi a Santu Lussurgiu nel 1978.

Nella sezione Testi italiani in scena, curata da Claudia Rossini, vengono segnalati gli spettacoli La signorina Papillon di Stefano Benni con l'attrice Angela Sturniolo e la regia di Angela Baviera, Chanson Colette diretto e interpretato da Lucia Poli, Nero Cardinale (premio Riccione-Ater 1987) scritto e diretto da Ugo Chiti per Massimo Salvianti (qui nelle vesti di Cosimo Terzo Medici) e Alessandro Benvenuti che interpreta in modo beffardamente gigionesco il ''falstaffiano'' personaggio «sontuoso e becero nello stesso tempo» di Francesco Maria Medici e, infine, Delitto imperfetto di Federico Cristiani con la regia di Nino Campisi e l'interpretazione di Enrico Apicella. A chiudere questo numero di «Ridotto» è la presentazione, all'interno del Notiziario della SIAE, del primo numero del nuovo bimestrale, da inviare a tutti gli iscritti alla Società, Vivaverdi, il giornale degli Autori e degli Editori

Giulia Tellini


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