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Maske und Kothurn
Burgtheater: Mythos – Eros – Imago

A cura di Beate Hochholdinger–Reiterer e Birgit Peter

Wien, Böhlau Verlag, 2004, pp. 142, euro 23,80
ISSN 0025-4606
Beate Hochholdinger–Reiterer e Birgit Peter, curatori dell'ultimo numero della rivista "Maske und Kothurn", titolano il loro intervento introduttivo con una domanda significativa, velata di un sottile e provocatorio umorismo: ancora una pubblicazione sul Burgtheater di Vienna? La bibliografia sull'argomento si presenta di per sé ricchissima e fa di questo monumento dello spettacolo, assunto a Teatro di Stato con l'imperatore Giuseppe II, uno dei teatri più studiati d'Europa. Il Burgtheater è il modello istituzionale per la cultura austriaca, con un proprio codice stilistico e un protocollo di riti e comportamenti condivisi tanto dagli attori sul palcoscenico quanto dalla raffinata mondanità degli spettatori accomodati in platea.

Le peculiarità di questo codice linguistico, il suo percorso storico e le implicazioni intellettuali, costituiscono il campo di indagine dei contributi raccolti nel volume, il cui sottotitolo, Mithos – Eros – Imago, oltre a definire le traiettorie della ricerca, stabilisce i tre blocchi tematici in cui si raggruppano i vari saggi. Un mito indelebile immortala il Burgtheater come tempio della lingua nazionale austriaca, e, di conseguenza, proietta l'attore nella sfera della leggenda. Il contributo di Birgit Peter ne ripercorre le tappe storiche e gli sviluppi artistici lungo un percorso che dal Settecento attraversa l'Ottocento, si sofferma sugli anni dell'annessione dell'Austria alla Germania nazista, per approdare al Novecento.

Negli anni 1786-1787 il Kaiser Giuseppe II commissionò al pittore di corte Joseph Nickel i ritratti degli attori attivi nel Burgtheater. Le opere furono sistemate nella galleria che diventò il luogo della memoria dell'arte drammatica. Si inaugurava la tendenza ad immortalare l'attore anche attraverso un complesso rituale che ne 'sacralizzava' l'immagine secondo uno schema celebrativo che si articolava a partire dalle cerimonie funebri nel duomo di Santo Stefano. Appoggiandosi ad una serie di esempi significativi, Monika Meister studia lo sviluppo di questo fenomeno fino al suo declino avvenuto negli anni Cinquanta del Novecento. La sezione della rivista dedicata al Mito si conclude con un'approfondita analisi di Beate Hochholdinger–Reiterer dedicata a Burgtheater. Posse mit Gesang, un testo dell'austriaca Elfriede Jelinek che distrugge con estrema violenza e provocazione l'immagine aulica dell'attore secondo il modello viennese. L'opera provocò scandalo e polemiche.

I saggi incentrati sull'Eros si aprono con una meticolosa biografia di Stella Hohenfels, bella e brava attrice del Burgtheater, che fece molto parlare di sé anche per il matrimonio con il direttore dello stesso teatro, Alfred Freiherr von Berger, un intellettuale tra l'altro molto più vecchio di lei. Il contributo di Hilde Haider–Pregler intreccia alla carriera artistica della donna la corrispondenza epistolare tra i due amanti. Una storia di amore e fedeltà è anche il rapporto di Felix Braun (1885– 1973) con il Burgtheater, che Julia Danielczyk e Hermann Böhm ripercorrono nei suoi momenti più significativi attraverso l'analisi di materiali inediti e di opere di successo, quali Tantalos, Kaiser Karl der Fünfte e Rudolf der Stifter.

Lo scambio epistolare tra Rauol Aslan, direttore del Burgtheater, e l'attore Tonio Riedl sta alla base del contributo di Gerald Maria Bauer. La studiosa si appoggia ad una ricca documentazione archivistica per analizzare la situazione artistica e le problematiche gestionali dell'istituzione viennese durante il periodo nazista. Interessanti sono anche le notizie relative ai rapporti professionali tra i due personaggi, anche perché condizionati da un amore omosessuale.

La terza e conclusiva parte della rivista, Imago, affronta gli scambi e i contatti del Burgtheater con il cinema. Günter Krenn propone uno studio in cui analizza i film realizzati nel periodo 1910-1920 che presentano nel cast anche attori del prestigioso teatro viennese, anche se generalmente impegnati in parti secondarie ma importanti ai fini della promozione pubblicitaria. Infine Elisabeth Büttner approfondisce i contenuti e le caratteristiche dei personaggi del film Burgtheater realizzato da Willi Forst nel 1936.

Massimo Bertoldi


copertina di Maske und Kothurn

cast indice del volume


 


 




 
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