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Theaterheute


2004, n. 6, euro 12,80
ISSN 0040 5507
Tra le novità di rilievo segnalate nella sezione "Aufführungen" della rivista spicca Gier nach Gold, spettacolo che il regista Frank Castorf ricava intrecciando la riduzione drammaturgica dell'omonimo romanzo di Frank Norris pubblicato nel 1899 con il titolo di Mc Teague. A Story of San Francisco, con citazioni da Greed, film muto realizzato da Erich von Stroheim nel 1923. È l'improvvisa e ricca vincita ad una lotteria da parte di una famiglia di modeste condizioni economiche che fa scattare incredibili meccanismi tra le persone; metafora paradigmatica del valore del denaro nella nostra società. Sul palcoscenico della Volksbühne di Berlino si respirano atmosfere di libertà stile Woodstock, talvolta in contrasto con i toni aspri e aggressivi dei personaggi, che competono alle interpretazioni di attori di spessore quali Hendrik Arnst, Ernhard Schütz, Milan Peschel, Birgit Minichmayr e Silvia Rieger.

Lo scenografo Martin Zehetgruber propone per l'ambientazione del Don Carlos, Infant von Spanien di Schiller lo spaccato di un grande ufficio, dove gli arredi e gli oggetti creano una situazione da labirinto. La scena si integra con la lettura del regista Andrea Breth, che intende sottolineare la dittatura della burocrazia e il panico di una vita senza intimità. L'interpretazione della tragedia romantica in chiave contemporanea porta anche a pregevoli esiti sul piano artistico, riconoscibili soprattutto nelle figure della regina Elisabetta, donna fragile e indecisa affidata a Johanna Wokalek, e della principessa di Eboli, che Cristiane von Poelnitz presenta carica di sensualità e fermezza. Gli altri attori, applauditi al Burgtheater di Vienna, sono Johanna Wokalek (Elisabetta di Valois), Sven Eric Bechtolf (Filippo II), Philipp Haus (Don Carlos).

Allo Schauspielhaus di Zurigo Werner Düggelin firma la regia di Zio Vanja di Anton Cechov, che si caratterizza per la delicatezza e la sensibilità poetica dei personaggi. Gli attori si muovono in una scena metallica, chiusa da alte scaffalature e colonne, per simulare l'immagine della gabbia di uno zoo in cui vivono imprigionati nei loro desideri repressi gli uomini-belva. Nei ruoli principali si sono esibiti André Jung (zio Vanja), Rebecca Lklingenberg (Sonja), Silvana Krappatsch (Elena), Joachim Bissmeier (Serebrjakov), Elisabeth Schwarz (Marja).

Si tinge di contemporaneità anche l'allestimento della Phèdre di Racine, secondo la versione data da Barbara Frey e realizzata allo Staatschauspiel di Monaco. La tragedia si cala nel foyer di un hotel, e i versi del testo risultano liberamente tradotti dal drammaturgo Simon Werle in un linguaggio prosaico e contemporaneo. Così i personaggi raciniani perdono la sostanza storica e si trasformano in persone comuni inserite nelle pieghe della società contemporanea. La regia ne mantiene vivo lo spessore spirituale, a partire dalla delicata e convincente protagonista, Sibille Canonica, per continuare con Juliane Köhler (Enone), e tra gli altri, Christian Nickel (Ippolito) e Lambert Hamel nei panni di Teseo.

Un lungo servizio, inserito nella rubrica "Report", si occupa dell'allestimento integrale del Faust di Goethe ad opera del regista Wilfried Hammecher. La messinscena vista a Dornach, in Svizzera, costituisce un'impresa colossale tanto per il pubblico quanto per gli attori, impegnati in ventuno ore distribuite in tre giorni, tanta è la durata complessiva dello spettacolo. Il regista spiega i motivi della scelta, i criteri dell'allestimento e l'impatto con gli spettatori. Inoltre, non mancano considerazioni relative all'importanza del capolavoro goethiano per la storia del teatro tedesco ed europeo, e attente riflessioni sull'attualità del Faust.

Reiner Lewandowski è l'intendente del teatro di Bamberg, al quale la rivista dedica un lungo ed esauriente articolo, in cui si ripercorrono le tappe fondamentali della gestione dell'istituzione che hanno portato prima ad un annullamento del deficit finanziario, poi ad un suo rilancio culturale fino ad occupare una posizione di primo piano in una città candidata a diventare capitale della cultura europea nel 2010. Lewandowski ha raccolto consensi di pubblico e di critica anche in qualità di regista, realizzando importanti spettacoli come la riduzione teatrale di Die letzten Tage der Menschheit di Karl Kraus con venti attori per la durata di sei ore, e Clavigo di Goethe con Florian Walter nel ruolo del titolo.

È di notevole interesse, per le notizie riportate e l'organizzazione espositiva, il contributo che si occupa della situazione degli edifici teatrali di Berlino all'indomani della fine della seconda guerra mondiale. In un paesaggio di morte, devastazioni e macerie fu proprio la ricostruzione dei teatri, alcuni dei quali come il Deutsches Theater e il Berliner Theater attivati già nell'estate 1945, il primo e vitale impulso che trascinò la popolazione al faticoso recupero della normalità. Decisiva risultò l'azione culturale di uomini di spettacolo spinti dalla passione, quali l'attore Heinrich Greif o il drammaturgo Friedrich Wolf, e dei tanti rientrati a Berlino dopo i lunghi anni dell'esilio politico, come Brecht.

Quanto la drammaturgia nichilista e la cupa visione del mondo di Heiner Müller occupino una posizione di rilievo nella scena tedesca, lo dimostrano gli spettacoli allestiti nei teatri di Dresda, Radebeul, Zittau e Lipsia.

Il testo del mese ("Das Stück") è Schienen di Milena Markovic, giovane autrice di Belgrado. L'opera, in cui si parla dei sentimenti e dei drammi di giovani punk imbevuti di Mtv, ha debuttato al Teatro Nazionale di Belgrado per la regia di Slobodan Unikovski, per poi essere ospite della Biennale di Wiesbaden. Nell'intervista la Markovic presenta il suo percorso artistico e le caratteristiche della sua scrittura, analizza la situazione del teatro europeo soffermandosi con particolare attenzione sui problemi, le aspettative ma anche le frustrazioni dei giovani autori come lei. 

 
Massimo Bertoldi


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