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Alla riscoperta di Giulio Romano

di Lorena Vallieri
  Alla riscoperta di Giulio Romano
Data di pubblicazione su web 09/03/2020  

Se il 2019 sarà ricordato per le celebrazioni del cinquecentenario della morte di Leonardo da Vinci, altre importanti ricorrenze hanno scandito l’anno da poco concluso. Tra queste l’avvio del progetto Mantova: città di Giulio Romano (1 settembre 2019-30 giugno 2020), pensato a distanza di trent’anni dalla grande monografica curata da Ernst H. Gombrich e dal convegno Giulio Romano e l’espansione europea del Rinascimento, i cui atti furono editi nel 1991. Al 1989 è legato anche il restauro di Palazzo Te, nonché l’istituzione dell’omonimo Centro internazionale. Il trentennale ha dunque rappresentato un’ottima occasione sia per ripensare gli studi su un artista versatile come Giulio Pippi de’ Jannuzzi detto Giulio Romano, sia per promuovere una più diretta conoscenza delle sue opere, a cominciare proprio da quel capolavoro che è Palazzo Te, costruito e affrescato tra il 1525 e il 1535 come luogo destinato all’“onesto ozio” del committente Federico II Gonzaga.



Palazzo Te, Facciata sulle Peschiere
foto Gianmaria Pontiroli 
@ Fondazione Palazzo Te

Il ricco programma di iniziative e proposte culturali ha trovato un punto di partenza nell’auspicata ristampa del catalogo del 1989 (Electa), da tempo esaurito. Un volume ancora oggi insuperato, nonostante i successivi contributi. Penso in particolare alla pubblicazione del Repertorio di fonti documentarie curato nel 1992 da Daniela Ferrari, che ha messo a disposizione dei ricercatori 1446 documenti fino a quel momento inediti o poco conosciuti. Il Repertorio, oggi liberamente consultabile on line grazie a una banca dati in progress costantemente implementata, ha avuto importanti ricadute storiografiche e rappresenta un insostituibile strumento di lavoro. Tanto più se lo si fa dialogare con gli Inventari dei beni dei Gonzaga e con i loro carteggi editi in più volumi dalla Silvana editoriale tra il 2001 e il 2006 e con l’archivio informatico Herla ideato nel 1999 per raccogliere e catalogare le notizie relative alla scena dei Gonzaga nell’epoca del loro massimo splendore (1480-1630). Ne sono un buon esempio sia gli atti della giornata di studio dedicata a Federico II Gonzaga e le arti, sia gli approfondimenti su Maestranze, artisti e apparatori per la scena dei Gonzaga (1480-1630).

Per quanto riguarda la grafica, non si può non segnalare la straordinaria mostra “Con nuova e stravagante maniera”. Giulio Romano a Mantova, ospitata nelle sale di Palazzo Ducale (6 ottobre 2019-6 gennaio 2020). Nata dalla collaborazione con il Département des Arts Graphiques del Musée du Louvre, che per la prima volta ha concesso in prestito un nucleo di settantadue disegni del suo ricco fondo di autografi, ha permesso di ripensare in maniera organica la carriera di Giulio Romano, dagli esordi a Roma, a fianco di Raffaello, alla lunga e intensa attività mantovana, evidenziando la varietà dei suoi interessi: architettura, pittura, teatro, disegno, oreficeria  (catalogo Skira). Aspetti indagati non solo attraverso l’eccezionale prestito francese, ma anche con un’ulteriore, ricca selezione di disegni provenienti dall’Albertina di Vienna, dal Victoria & Albert Museum di Londra, dalla Royal Collection di Windsor Castle e da importanti collezioni italiane. Un percorso arricchito inoltre dal diretto confronto con le scenografiche sale affrescate di Palazzo Ducale e con le collezioni gonzaghesche qui conservate, dando ai fogli esposti un più ampio respiro storico-culturale. 



(a sinistra) Giulio Romano, Diomede combatte contro i fratelli Ideo e Fegeo, Musée du Louvre, Département des Arts graphiques, inv. 5529r.; (a destra) Giulio Romano e bottega, Diomede combatte contro i fratelli Ideo e Fegeo, Complesso Museale Palazzo Ducale, Sala di Troia 

Basti pensare alla sezione Al modo di Giulio, ospitata nella Corte Nuova e nell’Appartamento di Troia. Qua lo sguardo ha potuto scorrere indisturbato dai disegni agli affreschi, per indugiare poi su quei sarcofaghi e statue antiche che tanto hanno influenzato l’arte di Romano. Fino alla Sala dei Cavalli, dove il bozzetto La caduta di Icaro, progettato per il soffitto di quell’ambiente, dialogava con il relativo affresco, permettendo di cogliere tutte le sfumature di passaggio dall’idea alla realizzazione.

La forza creatrice di Romano emerge anche dagli schizzi per piccoli e grandi oggetti, di cui si trovavano alcuni esempi nella sezione Il segno di Giulio allestita al piano terreno del Castello di San Giorgio e dedicata all’apporto di Pippi all’elaborazione del linguaggio manierista. Numerosi gli schizzi per decori e oggetti d’uso all’antica. Le commissioni per i recipienti di lusso che l’artista creò durante il periodo mantovano gli offrirono una ricca sfera d’attività in cui dare libero sfogo alla sua fervida immaginazione. Si tratta di disegni per le stoviglie più disparate bottiglie, bricchi, vasi, coppe, posate, brocche, piatti, cesti, catini, saliere, lampadari , ma anche progetti per cinture, bastoni, cassettine, astucci e molto altro. Argenteria purtroppo non giunta fino a noi, ma di cui in mostra sono state proposte alcune ipotesi di ricostruzione, anche grazie alla nuova tecnologia virtuale.

Spiccano due frammenti di un progetto per un arco trionfale, tra le poche tracce conservate della copiosa attività di Romano come scenografo e progettista di apparati effimeri. Ritenuto inizialmente un progetto ideato in occasione dell’arrivo a Mantova di Margherita Paleologo o di Carlo V, è stato in seguito associato alla facciata esterna dell’arco costruito fuori Porta Romana per l’ingresso trionfale dell’imperatore a Milano nel 1541. Alla spettacolarità di corte dei Gonzaga sono invece riferibili alcuni disegni di costumi e mascherate di Giovan Battista Bertani, allievo e collaboratore di Romano, che nel 1546 gli successe alla direzione di varie committenze. Tra questi il Cavaliere vestito all’antica e il Cavallo riccamente bardato attaccato a un albero. Descritti con dovizia di particolari, sono arricchiti da una serie di note che forniscono puntuali indicazioni in merito al colore, ai materiali e alla foggia dei singoli dettagli. Si tratta di annotazioni di carattere pratico, destinate alle maestranze che avrebbero realizzato il progetto.

La rassegna si chiudeva nell’Appartamento della Rustica con una sezione, Alla maniera di Giulio Romano, in cui erano approfonditi da un lato il tema di Giulio Romano architetto, dall’altro quello della sua eredità, con la proposta di opere di allievi e discepoli come Fermo Ghisoni e Lorenzo Costa. Alla fine del percorso inevitabile la visita a Palazzo Te, dove è stato possibile confrontare con gli occhi della mente molti dei disegni visti a Palazzo Ducale, pensati proprio per la decorazione pittorica della residenza estiva. A cominciare dalla Camera di Amore e Psiche e da quella dei Giganti. Qua, se avrete la fortuna di entrare sulla scia di un gruppo organizzato, potrete ammirare gli affreschi da una prospettiva inedita. Solo in quel caso, infatti, le luci verranno spente per lasciare spazio a una più soffusa illuminazione dal basso, vicina a quella pensata da Romano.    



Giulio Romano, Due amanti, c. 1524, olio su tavola trasferito su tela, mm 1630x3370, San Pietroburgo, Te State Hermitage Museum

Nelle sale Napoleoniche del Palazzo era possibile visitare anche la mostra Giulio Romano: arte e desiderio (6 ottobre 2019-6 gennaio 2020), che approfondiva la relazione tra immagini erotiche del mondo classico e invenzioni figurative prodotte nella prima metà del Cinquecento in Italia (catalogo Electa). Pur concentrandosi sulla produzione di Pippi, il percorso espositivo evidenziava la capillare diffusione di un vasto repertorio amoroso e sensuale nella cultura artistica del tempo, sottolineando le inevitabili influenze tra cultura alta e bassa in tali raffigurazioni. Nonostante tra le proposte vi fossero significativi dipinti, disegni e oggetti preziosi provenienti da istituzioni quali il Metropolitan Museum of Art di New York e l’Ermitage di San Pietroburgo, essa è apparsa meno interessante rispetto a quella di Palazzo Ducale. Tra le sale, in parte vietate ai minori di diciotto anni, è stato comunque possibile accostarsi ai disegni di Romano per I modi di Pietro Aretino, tradotti in incisione da Marcantonio Raimondi; o al monumentale quadro I due amanti, oggi conservato in Russia. L’ambiguo soggetto, che influenzò anche l’arte di Perin del Vaga, è stato accostato, forse un po’ forzatamente, al registro comico della commedia.

Tra le altre iniziative preme segnalare i convegni internazionali L’impero di Carlo V e la geopolitica degli Stati italiani nel quinto centenario dell’elezione imperiale (1519-2019), organizzato dall’Accademia Virgiliana il 10 e 11 ottobre 2019; quello Giulio Romano pittore, architetto e maestro. Studi e ricerche, che tra il 14 e il 18 ottobre 2019 ha favorito una discussione tra studiosi di varie discipline su alcune questioni centrali dell’attività dell’artista, aprendo nuovi orizzonti interpretativi; e quello Giulio Romano e gli esordi della Commedia dell’Arte, voluto dalla Fondazione Mantova Capitale Europea dello Spettacolo (20-21 febbraio 2020). Per tutti si auspica una rapida pubblicazione degli atti.





Per maggiori informazioni si vedano il sito ufficiale delle iniziative dedicate a Giulio Romano e il sito delle mostre svolte a Palazzo Ducale e Palazzo Te.















Palazzo Te, Sala dei giganti




















Bottega di Raffaello, Giovane figura di profilo (verso) ca. 1517 (?) sanguigna, 362x256 mm, 
Parigi, Musée du Louvre, Cabinet des dessins




























Giulio Romano e bottega, Leto mette al mondo Apollo e Diana, The Royal Collection Trust, 
@ Her Majesty Queen Elizabeth II 2016






























Giulio Romano, Venere e Adone, 1516, disegno a sanguigna, mm 224x181, Vienna, Albertina











 
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