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Winston Churchill, l’uomo e il personaggio

di Benedetta Colasanti
  Winston VS Churchill
Data di pubblicazione su web 05/02/2020  

«Volevamo raccontare che, in un’altra epoca, c’è stato qualcuno che ha veramente saputo plasmare il futuro e non si è accontentato di gestire il presente scaricando le responsabilità sul primo che passa». Così Giuseppe Battiston protagonista di Winston VS Churchill, in scena al Teatro della Pergola di Firenze con la regia di Paola Rota. Una prestazione impeccabile e credibile, quella di Battiston, in grado di misurarsi con le numerose traduzioni artistico spettacolari del personaggio Churchill.

Se Darkest Hour (2017) con il premio Oscar Gary Oldman nei panni del Primo Ministro britannico rappresenta il prima (il film racconta gli inizi della Seconda guerra mondiale), Winston VS Churchill è il dopo: entrare in scena e uscire di scena. Ma Churchill non ha mai davvero abbandonato il palcoscenico e ha fatto in modo che si continuasse a parlare di lui: discusso e amato è soggetto appetibile per cinema, teatro e letteratura. Lo spettacolo di Rota, tratto dal dramma Churchill, il vizio della democrazia di Carlo Giuseppe Gabardini, analizza lo scarto tra uomo e personaggio: un carattere complesso, eclettico, cólto (lo dimostrano le citazioni: Welles, Pavese, Gandhi), propenso a farsi travolgere da passioni e vizi senza mai perdere veramente il controllo della situazione. E la forza di Churchill sta proprio nell’incapacità di far dialogare il suo lato umano con quello più lucido e distaccato. Si potrebbe dire: uomo versus personaggio. Su una scena che sembra un paesaggio lunare è in atto un conflitto interiore (e universale) difficile da risolvere: ce lo insegnano la psicanalisi, la storia, i classici letterari. Eppure la Storia si ripete inesorabile e il dubbio amletico è schiacciato dalla fame di potere. La politica e la guerra sembrano essere irrimediabilmente i migliori passatempi dell’uomo che giustifica orrori, crimini e distruzioni in virtù della salvaguardia del bene comune.

© Noemi Ardesi
Un momento dello spettacolo
© Noemi Ardesi

Con il vecchio Churchill vediamo da una parte la freddezza dello stratega e del vincente, dall’altra i fantasmi (o i sensi di colpa) che appartengono alla sfera della sensibilità e dell’empatia. Accanto a lui solo Margaret, la giovane infermiera di turno. Schiacciata e intimorita da cinismo, disincanto, realismo e ironia del padrone, la ragazza è l’incarnazione vivente di valori edificanti e democratici che non hanno ragione di esistere (e di nuovo ce lo insegna la Storia, quando si tratta di questioni internazionali). La recitazione di Lucienne Perreca è manieristica, caricata e a tratti caricaturale: Margaret è il prototipo della donna giovane, inesperta, giuliva, ricca di ideali ma avulsa dalla realtà. Limitato è invece il ruolo della moglie, assente e appena citata per mettere ancora una volta in evidenza quanto il sentimento sia sopraffatto dal dovere: venendo a sapere dei problemi di cuore del marito, la consorte ha preferito tacere al fine di permettergli di intraprendere importanti viaggi lavorativi.

La scenografia è forse l’elemento vincente dello spettacolo: una porzione sferica di un generico cosmo mai celata agli occhi del pubblico, funzionale alla fruizione e fortemente simbolica. Sullo sfondo un tendone blu, unico sipario dietro al quale non c’è altro che un’oscurità freudiana sulla quale il vecchio Winston, ricordando la guerra e quel che è stato, si affaccia circondato da significative nuvole di fumo. Pochi oggetti evocativi, un mappamondo, una radio, una poltrona. Un bastone, segno di signorilità, in cui sono nascosti sigari e whisky: sono gli emblemi della trasgressione e del masochismo e, se nocivi alle ormai precarie condizioni di salute del primo ministro, rappresentano l’unica possibilità di evasione, di piacere e di salvezza. Tutt’intorno piccole luci: sembra di essere in un luogo sacro o in un cimitero nel quale le tombe di quei fantasmi che infestano la mente di Churchill segnano il confine fra il microcosmo della sua camera (dimora dell’uomo) e il macrocosmo (il campo d’azione del potente). Anche il paesaggio sonoro si pone al servizio della narrazione alternando note dolci e appena percepibili a ritmi hard rock, metafora dei combattimenti aerei, del conflitto, di una guerra moderna e tecnologica che per la prima volta contempla le mute ed efficaci armi nucleari. Un allestimento di gusto cinematografico, specie nel montaggio audio proposto all’inizio, a metà e alla fine della messinscena. Tali voci sovrapposte scandiscono il tempo della vicenda e fanno riecheggiare nella mente dell’uomo, del personaggio e dello spettatore tutto ciò che è stato detto su Winston Churchill o solo su Churchill.



Winston VS Churchill
cast cast & credits
 




Un momento dello spettacolo visto al Teatro della Pergola di Firenze il 30 gennaio 2020
© Noemi Ardesi
 
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