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Una Cenerentola felliniana

di Gabriella Gori
  Cenerentola
Data di pubblicazione su web 08/01/2020  

È felliniana e contemporanea la Cenerentola di Jiří Bubeníček. Un balletto in un atto su musica di Prokof’ev in prima assoluta al Teatro dell’Opera di Firenze con la Compagnia Nuovo BallettO Di ToscanA e l’Orchestra del Maggio Musicale, diretta da Giuseppe La Malfa.

Uno spettacolo che assomma in sé un duplice debutto e un significativo ritorno. I debutti sono quello coreografico di Bubeníček per la giovanissima e motivata compagine guidata da Cristina Bozzolini e quello autoriale del Nuovo BallettO che si esibisce in proprio sul palcoscenico del teatro cittadino dopo le azioni danzate nel Fernando Cortez di Spontini. Il significativo ritorno riguarda invece la stessa Bozzolini che si ripresenta al Teatro del Maggio come direttrice artistica dopo essere stata Prima Ballerina di MaggioDanza, lo storico, glorioso corpo di ballo guidato da Evgheni Polyakov.

Insomma un pezzo di storia della danza italiana e fiorentina che trova in questa Cenerentola un anello di congiunzione tra passato, presente e futuro e vede in Bozzolini la “madre spirituale” di un glorioso passato, in Bubeníček il creativo presente e nei componenti del Nuovo BallettO il promettente futuro. Un’alchimia che ha dato i suoi frutti, tanto da riaprire le porte del Teatro dell’Opera alla danza e al balletto di “casa nostra” dopo la lenta ma inesorabile chiusura di MaggioDanza. Un insanabile vulnus e ora una inaspettata rinascita che fa ben sperare in un prosieguo di intenti e interessi ballettistici da parte del teatro di piazzale Vittorio Gui.  


Un momento dello spettacolo
@ Michele Monasta

Scrivi qui la recNuovo allestimento del Maggio Musicale, in coproduzione con la compagnia di danza toscana, il balletto di Bubeníček è una ripresa della favola dei fratelli Grimm, che il coreografo praghese preferisce a quella di Perrault per la dimensione dolce e tenera, cara alla sentimentalità romantica e tedesca, che avvolge la storia della povera orfana. Non c’è la fata ma ci sono gli uccellini, gli spiriti buoni che, per magia, aiuteranno la giovane a coronare il suo sogno d’amore e di felicità.

Bubeníček dà al suo balletto un taglio cinematografico, per meglio dire felliniano nel presentare Cenerentola con i capelli corti e spettinati come una novella Gelsomina, l’ingenua protagonista de La Strada e dell’omonimo balletto di Mario Pistoni. La protagonista si trova sola a lottare con un mondo ostile, rappresentato dalla matrigna e dalle sorellastre, ma al tempo stesso buono per la presenza dell’amorevole padre che le regala una piantina di nocciolo, e della carezzevole voce della madre morta che la invita con parole accorate a non abbattersi e a essere sempre gentile. Parole registrate e pronunciate da Laura Bandelloni con il sottofondo del Silence di Ryuichi Sakamoto e Carsten Nicolai. L’impostazione “alla Fellini” è possibile coglierla anche nel modo in cui Jiří usa la musica di Prokof’ev non rispettando la disposizione dei numeri della partitura e trasformandola nella colonna sonora di un corto coreografico.

Il plot è presto detto: Cenerentola ha perso l’adorata madre e nel tentativo di sentirla vicina si lascia cullare da un’enorme altalena. Il padre cerca di consolarla ma la nuova moglie e le sue due figlie schiavizzano la ragazza, costringendola ai lavori più umili e a pulire la casa dalla cenere. Per consolare la triste fanciulla il padre le dona la piantina di nocciolo, piantato da Cenerentola presso la tomba della madre, su cui nidificano gli uccellini che le saranno di aiuto nelle fatiche domestiche. Grazie a quegli animaletti, che raccolgono la cenere e le forniscono abito e scarpe, Cenerentola può andare al ballo del Principe, non riconosciuta dalla matrigna e dalle sorellastre. Il Principe si innamora subito mentre lei, turbata dal nascente sentimento, nel lasciare in fretta il palazzo a mezzanotte perde la scarpetta, questa volta diventata una scarpa da ginnastica dorata. Il giovane decide di ritrovare la ragazza nel fermo proposito di sposare colei che calzerà quella scarpa. Invano la madre e le sorellastre cercano di indossarla fino a che Cenerentola e il Principe si rincontrano e ricostituiscono il paio di scarpe. A quel punto sarà lei a prenderlo per mano e a guidarlo verso l’albero di nocciolo fiorito, simbolo di speranza, vita e amore.


Un momento dello spettacolo
@ Michele Monasta

Bubeníček, stupendo ballerino dell’Hamburg Ballet di cui si ricorda la magistrale interpretazione di Nijinskij nell’omonimo balletto di John Neumeier, ha scelto di dedicarsi alla coreografia e ha già all’attivo diverse creazioni per organici internazionali. Danzatore classico di formazione e di pensiero, non ha mai disdegnato il linguaggio contemporaneo per la capacità che esso ha di innovare dal suo interno il purismo della danse d’école. Naturale quindi è stato per lui creare per un organico come quello di Bozzolini, affermato nel panorama della danza contemporanea italiana, e affrontare per la prima volta un titolo del repertorio ottocentesco.

L’artista esalta l’insita dinamicità della compagnia nelle scene corali e nei passi a due che segnano i momenti clou della storia. Ensembles e duetti sono le nervature portanti di una scrittura coreografica mossa e di un fraseggio morbido e curvilineo che coinvolge busto, gambe, braccia, testa in un movimento fatto di prese e rilasci, cadute e rialzate, scivolate e riprese. Modalità espressive che prendono l’input da terra e/o dalla posizione eretta in un continuum che mette in luce la capacità di risposta dei danzatori alle richieste performative di Bubeníček. E la liquidità dei passi si riflette nella fluidità delle scene che scorrono, appunto, come in un film felliniano con accenti clownistici nell’altalena che appare all’inizio, nei due uccellini in lustrini e paillettes, nelle tende che celano o rivelano i personaggi, nella antropomorfizzazione dell’albero di nocciolo, nella cenere e nei palloni che Cenerentola deve raccogliere, nella festa a palazzo che culmina in un parapiglia da circo. Figlio di circensi, Bubeníček conosce molto bene quel mondo dolceamaro: questo balletto risente proprio dell’origine genitoriale e della “fascinazione” che il coreografo dice di provare per il cinema. Un’attrazione visibile, del resto, nei semplici eppure evocativi costumi di Nadina Cojocaru e nelle essenziali eppure mutevoli scenografie dello stesso Bubeníček che, oltre a firmare drammaturgia e regia, cura anche le luci chiaroscurali.


Un momento dello spettacolo
@ Michele Monasta


Bravi sono tutti i protagonisti: la Cenerentola di Veronica Galdo, una ballerina “gelsominiana”; la madre di Lisa Cadeddu e le sorellastre di Matilde Di Ciolo e Aisha Narciso, un trio convincente e agitato; il padre di Paolo Rizzo e il Principe di Roberto Doveri, due figure dai tratti più umani rispetto all’immaterialità impressa agli uccellini da Aldo Nolli e Francesco Moro. Singole “prese di ruolo” a cui si aggiunge la partecipe coralità dei due piccoli gruppi di uomini e donne che animano la festa a palazzo e contribuiscono con la puntuale resa dell’Orchestra del Maggio alla riuscita di uno spettacolo applaudito e già programmato nei teatri italiani.




Cenerentola
cast cast & credits
 




Jiří Bubeníček



Spettacolo visto il 20 dicembre 2019 al Teatro dell'Opera di Firenze
 
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