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La buona tradizione non muore mai

di Antonia Liberto
  Romeo e Giulietta
Data di pubblicazione su web 03/12/2019  

In un momento in cui le produzioni teatrali si moltiplicano e il pubblico si contrae, l’annosa questione del conciliare tradizione e innovazione assume una doppia valenza: non solo di salvaguardia della tradizione medesima, ma anche di riflessione sul contemporaneo, sulla sua necessità e sui suoi elementi costitutivi, nonché sulle basi stesse del fare teatro. 

In questo processo la cosiddetta “Commedia dell’Arte” si può configurare ancora oggi, a distanza di secoli, come grande momento di sperimentazione destinato a incontrare il gradimento del pubblico. L’importanza di questo fenomeno storico quale punto di partenza per ri-fondare il teatro contemporaneo è stata ampiamente dimostrata da molteplici maestri della regia novecentesca: da Mejerchol’d a Copeau, solo per citarne alcuni. Stivalaccio Teatro si confronta con la tragedia shakespeariana attraverso la lente dell’“improvvisa”, con una messa in scena basata su elementi creativi mai banali e, insieme, attenta alla tradizione, facendo esplodere le maglie della struttura fissa e giocando sui “tipi” per creare maschere nuove dal calco di quelle antiche. 


Un momento dello spettacolo
@ Anna Pierobon

La storia si basa sulle vicende di due comici illustri ora in rovina. In scena, i saltimbanchi Giulio Pasquati (Marco Zoppello) e Girolamo Salimbeni (Michele Mori) esercitano la loro professione di ciarlatani vendendo al pubblico unguenti e oggetti miracolosi, quando si vedono recapitare una missiva nella quale il Doge in persona li ingaggia per una recita del capolavoro shakespeariano Romeo e Giulietta in occasione della visita di Enrico III di Valois nella Serenissima. Potrebbe essere l’occasione della loro vita. La trama ruota attorno alle prove per la messa in scena del dramma. L’escamotage metateatrale potenzia gli effetti comici e l’efficacia della pièce. La coppia di attori deve affrontare anzitutto la mancanza di una Giulietta: per il ruolo viene ingaggiata l’“honorata cortigiana” Veronica Franco (Anna De Franceschi) che Salimbeni fa credere a Pasquati un’ottima comica. La donna, più attenta agli affari dei due, riuscirà a portar via tutti i guadagni della rappresentazione. 

Un momento dello spettacolo
@ Anna Pierobon

Salimbeni e Pasquati sono i protagonisti di altri due spettacoli prodotti da Stivalaccio Teatro: Don Chisciotte e il Malato immaginario, con i quali la compagnia veneta ha composto la “Trilogia dei Commedianti”, una riflessione sui testi capitali della letteratura teatrale europea. In Romeo e Giulietta la coppia di attori prende spunto da personaggi realmente esistiti: il veneto Pantalone Giulio Pasquati e il toscano Girolamo Salimbeni detto Piombino, entrambi comici della Compagnia dei Gelosi ricordati da Francesco Andreini nelle sue Bravure del Capitan Spavento (Venezia, 1607). Veronica Franco fu invece una cortigiana legata all’aristocrazia intellettuale veneziana che strinse lunghe corrispondenze con intellettuali del tempo, artisti e letterati, frequentando il famoso circolo letterario “Ca’ Venier”, che ruotava intorno al poeta e animatore culturale Domenico Venier. Una donna colta (scrittrice, musicista, curatrice di raccolte poetiche e saggista) dimenticata dalla storiografia ottocentesca e poi rivalutata dagli studi di Benedetto Croce, che curò l’edizione del suo epistolario (Lettere dall’unica edizione del MDLXXX, con proemio e nota iconografica, Napoli 1949). Altre connessioni con la storia non mancano: nel 1574, quando Enrico III di Valois fece tappa a Venezia (dal 18 al 28 luglio) durante il viaggio che lo portava dalla Polonia alla Francia, scelse proprio Veronica per trascorrere una notte.

Così come i personaggi sul palcoscenico perdono il loro spessore storico, allo stesso modo quelli della tragedia shakespeariana guadagnando in verve comica e teatralità, divenendo maschere di sé stessi. In scena appaiono fortemente caratterizzati grazie alla manipolazione di costumi e accessori (Veronica diventa Tebaldo intrecciando i capelli davanti al mento e creando così una barba), corporea e vocale (con un sapiente uso dei dialetti). Si percepisce la accurata preparazione tecnica degli attori, consapevoli dei propri mezzi e delle proprie capacità, soprattutto nei momenti di “improvvisazione”, come quando, dopo aver chiesto al pubblico di suggerire alcune parole, essi riescono a inserirle nella drammaturgia nei momenti più inaspettati.


Un momento dello spettacolo
@ Anna Pierobon

Una serie di pregiati artigiani segue la compagnia veneta senza particolari azzardi: la scenografia di Alberto Nonnato è semplice e minimale, così come i costumi di Antonia Munaretti, sfruttati in tutte le loro potenzialità e coadiuvati dalle maschere di Roberto Maria Macchi.

I tre attori ripercorrono i momenti salienti di una tragedia un po’ sgangherata pretesto per una comicità che mescola alto e basso, riferimenti a opere di Shakespeare (Amleto e Macbeth tra le altre) e rimandi alla cultura contemporanea, brani del passato (tra cui citazioni dalle lettere della stessa Franco), telenovelas e film cult. Il ritmo incalzante delle battute, i canti e i continui riferimenti alla cultura pop giustificano anche la licenza poetica che vede rappresentato Romeo e Giulietta nel 1574, quando il dramma non era ancora stato composto. 

Uno spettacolo rodato (produzione 2015) che ha visto il pubblico partecipe e soddisfatto, come hanno testimoniato i numerosi applausi, e che ci fa ben sperare nelle successive produzioni della compagnia.




Romeo e Giulietta. Lamore è saltimbanco
cast cast & credits
 


Un momento dello spettacolo visto il 21 novembre 2019 al Teatro Puccini di Firenze

 
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