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Anfitrione presidente del Consiglio

di Diana Perego
  Anfitrione
Data di pubblicazione su web 19/11/2019  

Nel cartellone del teatro Manzoni di Milano, in mezzo a tanti protagonisti del piccolo schermo, trova spazio anche Anfitrione da Plauto del regista Filippo Dini. Lo spettacolo si pone a metà tra intrattenimento televisivo e teatrale, tra comicità alla Zelig e quella plautina. La commistione dei linguaggi, di per sé lecita tanto più in una palliata, non sempre è convincente. Il difficile equilibrio tra trama originaria e ambientazione moderna è ottenuto solo a tratti, spesso si perde.

La vicenda si svolge davanti e dentro una villa a due piani nella campagna di Fasolara, paese immaginario della pianura padana. La scenografia di Laura Benzi è funzionale a delineare lo spazio scenico antistante la casa dove i personaggi interagiscono in modo dinamico, lo spazio retroscenico degli incontri amorosi tra Giove e Alcmena e nel finale il theologheion dal quale si palesano le divinità. Anche le luci di Pasquale Magri sono un valido supporto alla trama, soprattutto nella scena iniziale in cui lo stesso Giove prolunga la notte d’amore con la sua innamorata e in modo metateatrale dà indicazioni di illuminotecnica. 



Un momento dello spettacolo
@ Teatro Manzoni

Lo spettacolo inizia con l’irruzione dalla platea del rumoroso Sosia. L’uomo è al cellulare con la madre e parla con un forte accento napoletano. Nella scena, forse troppo lunga, Giovanni Esposito esaspera i caratteri del servus callidus plautino qui autista tuttofare dell’onorevole Anfitrione. La vis comica di Sosia, sebbene “manierista”, convince il pubblico che applaude a scena aperta.

Si delinea progressivamente il contesto: Anfitrione sorprendentemente è appena stato eletto presidente del Consiglio e insieme a Sosia torna a casa per festeggiare con la moglie. Alcmena nel frattempo ha trascorso una indimenticabile notte di passione con Giove che aveva assunto le sembianze di suo marito. L’archetipo della matrona romana è trasposto nello stereotipo a volte fastidioso della quarantenne frustrata, infelice per le numerose assenze del marito egoriferito e per la mancanza di un figlio. Barbora Bobulova ne interpreta in modo convincente le nevrosi. 



Un momento dello spettacolo
@ Teatro Manzoni

Nella più famosa scena plautina in cui Sosia e il sosia Mercurio si fronteggiano emerge la crux drammaturgica. I due Sosia sono infatti molto diversi non solo fisicamente ma anche caratterialmente. Il primo è esile e pusillanime, il secondo (Valerio Santoro) atletico e arrogante. Analogamente, Anfitrione (Antonio Catania) è basso, vanitoso ed egoista, mentre Giove-Anfitrione (Gigio Alberti) è alto, sensibile e premuroso con la moglie.

Pertanto gli equivoci di identità risultano poco credibili nello svolgersi della vicenda. Debolezza registica che nel finale è “smontata” dai protagonisti stessi. La rottura della quarta parete è un escamotage apprezzabile. Sosia: «Io tutta quella somiglianza non la vedo». Anfitrione: «Giove non mi assomigliava per niente». E alla domanda di Alcmena: «perché non l’avete detto? Abbiamo mentito tutti?», il marito liquida così la questione: «sono un uomo del fare». In questo modo è legittimata la superficialità dello spettacolo che non solleva gli interrogativi sull’identità di Plauto.



Un momento dello spettacolo
@ Teatro Manzoni

Nell’ultima scena Anfitrione in piedi al tavolo urla al microfono slogan da campagna elettorale e la giustificazione che in qualità di neopresidente del Consiglio utilizzerà in rapporto ai problemi irrisolti del Paese: «gli dèi esistono! Possiamo dire che qualsiasi cosa è colpa degli dèi. La colpa è degli dèi. È questa la visione!»

Silenzio amaro. Applausi calorosi.



Anfitrione
cast cast & credits
 
Spettacolo visto il 14 novembre 2019 al Teatro Manzoni di Milano


 
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