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Una figura unica e un magistero imperituro

di Gabriella Gori
  Alberto Testa
Data di pubblicazione su web 15/11/2019  

Ricordo del maestro Alberto Testa, danzatore, coreografo, storico e critico di danza, professore, conferenziere e organizzatore di eventi coreutici, spentosi il 4 ottobre 2019 a Torino.


Pulvis et umbra sumus (“Siamo polvere e ombra”) dice il grande poeta latino Orazio e nessuna affermazione appare più vera di fronte all’ineluttabile destino dell’uomo. Eppure, sempre Orazio, ha il coraggio di dichiarare la propria immortalità: non omnis moriar (“non tutto morirò”), perché l’ineludibile scorrere del tempo può essere vinto dall’opera dell’uomo.

Il maestro Alberto Testa ci ha lasciati il 4 ottobre scorso alla veneranda età di novantasette anni – li avrebbe compiuti il prossimo 23 dicembre – ma quello che lui ha fatto e rappresentato per la danza e il balletto resteranno imperituri e saranno, per citare ancora Orazio, un monumentum aere perennius (“un monumento più duraturo del bronzo”). Pressoché unica è infatti la figura di Testa nel panorama dell’arte tersicorea italiana e internazionale e questa peculiarità nasce dalla sua formazione teorica e pratica iniziata dalla laurea in Lettere nel 1942 presso l’Università di Torino con una “dissertazione sulla danza”, e proseguita con gli studi di danza classica nel capoluogo piemontese sotto la guida di Grazioso Cecchetti, figlio di Enrico – nome storico della danza – e il perfezionamento con Susanna Egri. Un rigoroso apprendistato seguito subito da una carriera professionale nei più importanti teatri italiani e stranieri e la partecipazione a numerosi e prestigiosi festival al seguito di coreografi del calibro di Léonide Massine, Margarete Wallmann e Aurel Millos. Un imprinting che porta Testa ad avere uno sguardo a trecentosessanta gradi cominciando proprio dall’essere in primis danzatore, poi coreografo, studioso, critico, professore, conferenziere, organizzatore e promotore di manifestazioni ed eventi. Tutte “declinazioni” di un complesso, articolato approccio metodologico che guarda all’arte apollinea sotto vari aspetti senza perdere di vista il fenomeno nella sua globalità.

La danza e il balletto grazie a Testa hanno beneficiato del magistero di un artista completo che, oltre a essere un’importantissima testimonianza del secondo Novecento e nei primi vent’anni del nuovo millennio, incarna un modus operandi che supera le settorizzazioni delle competenze specifiche e guarda all’arte coreutica nella sua interezza e complessità. La sua esperienza di ballerino infatti si trasferisce in quella di coreografo e lo porta a realizzare balletti per rappresentazioni operistiche, fra cui Turandot e Traviata nel 1984 e Tannhäuser nel 1985, e per il teatro di prosa con la messa in scena di La città che ha per principe un ragazzo al Festival di Todi (1993) e l’Omaggio a Thornton Wilder a Roma (1998). Senza dimenticare il suo coinvolgimento nel cinema con la creazione delle danze per Il Gattopardo di Visconti del 1963 e per Romeo e Giulietta, Gesù di Nazareth, La Traviata, Otello, Il giovane Toscanini di Zeffirelli dal 1967 al 1988.

Il suo essere danzatore e coreografo si riversano poi nella docenza trentennale di Storia della danza presso l’Accademia Nazionale di Danza di Roma, iniziata nel 1963, cui seguono la fondazione e la direzione artistica nel 1969 del famoso “Premio Positano per l’Arte della Danza – intitolato nel 1979 a Massine – e la nascita del Centro Documentazione e Ricerca per la Danza di Torino. Tutte iniziative che afferiscono a un’impostazione olistica e che si completano con l’organizzazione di mostre fra cui quella su Djagilev e i Balletti Russi alla Scala e al Teatro la Fenice (1972), sui coniugi Sakharoff a La Versiliana (1984) e sul documento e il libro di danza (1581-1975) al Teatro Regio di Torino (1975). Accanto alle mostre vanno di pari passo i convegni di cui è stato promotore, relatore e ideatore, fra i quali resta impresso nella memoria quello sulla figura di Aurel Millos al Teatro Comunale di Firenze nel 2006; mentre sul versante della danza dal vivo è decisivo il suo apporto come organizzatore di Concerti di danza e diverse edizioni della Maratona di Danza nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto.

Un bagaglio sterminato di conoscenze sul repertorio e sulla letteratura ballettistici che influenzano la sua attività di critico di balletto del quotidiano «la Repubblica» fin dalla fondazione nel 1976 portano alla collaborazione con le più importanti enciclopedie e dizionari italiani (Enciclopedia dello Spettacolo, Treccani, Larousse) per le voci riguardanti la danza e il balletto; e contribuiscono alla pubblicazione di articoli e saggi su programmi di sala e riviste specializzate come «Balletto oggi», «Danze & Danza», «Il giornale della danza», e di libri per la casa editrice Di Giacomo fra cui le Lezioni di Storia della danza del 2003. E proprio questa profonda cultura coreutica e coreografica è decisiva anche per ricoprire il ruolo di presidente di giuria e direttore artistico di concorsi internazionali di Danza, per entrare a far parte della Commissione dello Spettacolo presso il Ministero dei beni e le attività culturali per la sezione Danza, e per diventare presidente onorario dal 1969 del Premio Porselli “Una vita per la Danza” dal 2011 del «Giornale della Danza».

Ma non basta: fra i premi e i riconoscimenti ottenuti dal “Prof. della Danza” non passano inosservati il “Premio Gino Tani” per la critica nel 1991, la Targa d’Argento del Presidente della Repubblica nel 2002 e il “Premio Gino Lauri” alla carriera nel 2011. Un palmares invidiabile che mette in luce l’originalità della figura e dell’insegnamento di un maestro dotto nell’approccio teorico e al tempo stesso esperto nella resa pratica di un’arte di cui teneva ben salde le redini e che ha segnato la sua vita. Una rara competenza, non disgiunta da un’affabile signorilità tutta piemontese, che hanno sempre contraddistinto e accompagnato il suo smisurato amore per la danza e il balletto. Un amore e un’urbanitas che chi scrive ha avuto l’onore di apprezzare e non potrà mai dimenticare.

Infine in questo doveroso ricordo corre l’obbligo di segnalare l’uscita ad agosto 2019 della biografia di Testa intitolata La Pavana della memoria, realizzata dal maestro assieme al suo biografo Mauro De Rosa.




 



 
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