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Un tragico monologo

di Chiara Schepis
  Se questo è un uomo
Data di pubblicazione su web 15/11/2019  

Il boccascena come il desktop espanso del nostro computer. Un effetto neve illumina di fiocchi argentati lo schermo gigantesco del palcoscenico del Teatro Argentina. Nel buio le mani della nostra storia più recente e atroce imprimono, lentamente, le parole di Primo Levi; intanto un canto lontano accompagna lo spettatore verso il lungo monologo tragico di Valter Malosti. Se questo è un uomo fa parte del progetto Me, mi conoscete. Primo Levi a teatro, ideato dall’attore-regista per Teatro Piemonte Europa con la collaborazione del Centro Internazionale di Studi Primo Levi, il Comitato Nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Primo Levi e il Polo del ’900.

Se questo è un uomo (1947), diario, confessione, grido dell’autore reduce di Auschwitz, è la più oggettiva e cruda testimonianza italiana dell’Olocausto. In quel celebre libro il lager si materializza certamente attraverso gli orrori in esso perpetrati, ma soprattutto per mezzo dell’esposizione in prima persona della propria intimità, del dolore del deportato, della descrizione di una quotidianità allucinata fatta di incontri e piccole azioni; piccoli gesti come ultimi baluardi di un’umanità umiliata ma sopravvissuta.


Un momento dello spettacolo 
© Tommaso Le Pera

Luci, suono e attore sono gli elementi principali attraverso cui si esprime la regia di Malosti per questo difficile one man show, drammatico fin nella sua essenza. Il compito del regista è qui delicatissimo proprio per la materia prima che maneggia; non vi è pressoché distanza tra il testo e l’autore, e pochissima ne troviamo tra la vita e l’arte. Il contenitore libro, come il contenitore teatro, possono farsi solo occasione per un nuovo atto di denuncia, tanto più attuale oggi, in uno scenario sociale preoccupante che incita ai nazionalismi e oltraggia Liliana Segre, testimone vivente della stessa tragedia tramandata da Levi.  

La scena costruita rinvia, attraverso la parapettata iniziale, a un interno: una stanza grigia e spoglia che espone un termosifone. «Voi che vivete tranquilli nelle vostre tiepide case» – così Levi richiama l’attenzione del lettore in Se questo è un uomo. Presto però lo scenario cambia e si trasforma in un binario morto avvolto dalle tenebre. Le assi del palcoscenico sono coperte da un materiale che si intuisce ghiacciato – un misto tra acciaio e cemento armato –, banchina-binario di una stazione che è inferno ma che, purtroppo, non è ancora morte. Questo binario svetta in alto sul lato destro della scena creando un muro, inclinato e scivoloso, su cui spesso l’attore si accascia. L’effetto che lo spazio scenico produce – il freddo, il senso di pericolo – è soprattutto dato dalle luci, dai rumori e dalle proiezioni di cui la regia fa uso e abuso.

Un momento dello spettacolo 
© Tommaso Le Pera
Un momento dello spettacolo 
 © Tommaso Le Pera

L’elemento tecnico è qui fortemente sfruttato, forse in supporto allo sforzo dell’attore che è impegnato in un monologo lungo quanto l’intero spettacolo, spezzato solo dalla musica-canto e dagli effetti sonori e visivi. I suoni, evocativi e abbondanti, si sovrappongono alla recitazione di Malosti-Levi creando lo spazio dello sfruttamento e del sopruso, un luogo in cui si è sempre esposti. Un riflettore segue e denuncia continuamente il corpo in scena, lo spia, mentre una lampadina che cala dall’alto sembra offrirgli un ultimo conforto. Le proiezioni si susseguono sul fondale-desktop proprio come sfondi (lande desolate, cespugli rinsecchiti, il tumulto del mare, un maestoso cavallo bianco), ora descrittivi, ora simbolici, forse superflui nel voler suggerire una lettura che già Levi, per il tramite dell’attore, ci fa percepire.

L’attore-regista rimane il vero punto di forza di questo spettacolo. Malosti in abito scuro anni Cinquanta, cappotto e valigia, crea una figura pulita, elegante e ben nutrita che subito entra in cortocircuito con il racconto di un corpo emaciato, intirizzito dal freddo, torturato da piaghe e sudiciume. Nel suo ininterrotto monologo è solo. Due figure sporadicamente gli camminano intorno come fantasmi – una donna e ciò che resta di un uomo –, ma nulla aggiungono alla narrazione. La recitazione dell’interprete è umida, difficile, insegue e trattiene le parole che gli rotolano giù come un conato liberatorio. Sentiamo il palato impastato di saliva e lo sforzo nel trattenere una erre francese, percepiamo con lui l’esigenza di bere. 

Un momento dello spettacolo 
© Tommaso Le Pera
Un momento dello spettacolo 
 © Tommaso Le Pera

In questo viaggio fatto di parole, le lingue – quelle dei prigionieri e il tedesco duro del comando – si mescolano nella babele del lager fino ad arrivare a Dante: La Divina Commedia, Il canto di Ulisse, ultimo rifugio contro la brutalità. «Fatti non foste per viver come bruti» (Inferno, XX), ci ricorda Levi, e l’attore ne approfitta per un meraviglioso pezzo di teatro.



Se questo è un uomo
cast cast & credits
 

Spettacolo visto 
il 9 novembre 2019 
al Teatro Argentina di Roma

 
Firenze University Press
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