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Meglio senza sorprese

di Sara Mamone
  I premi della giuria
Data di pubblicazione su web 10/09/2019  

È stato un verdetto senza sorprese, per lo meno senza grandi sorprese. Almeno per noi, che temevamo molto di essere sorpresi. Soprattutto a partire dall’improvvida dichiarazione di apertura della “presidenta” della giuria Lucrecia Martel, che riportava indietro di qualche secolo il dibattito sui rapporti tra arte e morale, dibattito che già Aristotele aveva risolto con l’assioma della moralità del bello. Per chi si mettesse ora in ascolto la “presidenta”, in un’interpretazione talebana del me too (particolarmente caro alle artiste in età sinodale), dichiarava la sua indisponibilità a vedere l’opera, in concorso, di Roman Polanski dedicata all’affaire Dreyfus a causa dei ben noti problemi giudiziari che il regista si trascina dagli anni Settanta. Rimessa a posto dal direttore Alberto Barbera, che questa distinzione ben conosce, garbatamente retrocedeva con la consueta àncora di salvataggio del “sono stata fraintesa”.

A suo onore, non vogliamo pensare debolezza, il verdetto della giuria riflette in pieno questo ravvedimento con il Gran Premio della giuria (il Leone d’argento) assegnato proprio all’opera di Polanski. Il film è dedicato alla vittima di uno dei più angosciosi e celebri casi giudiziari della storia, e cioè la condanna per alto tradimento dell’ebreo ufficiale Dreyfus attraverso una articolata macchinazione delle alte sfere militari della Terza Repubblica, nella Francia di fine Ottocento umiliata dalla sconfitta contro la Germania e dalla perdita dell’Alsazia e della Lorena. Protagonista del vigoroso affresco storico non è però l’imputato, bensì l’ufficiale Georges Picquart che, a capo dei servizi segreti, non si arrenderà nella ricerca della verità, pagando di persona offese e degradazioni ma riuscendo a coinvolgere gran parte dell’opinione pubblica del tempo e anche l’ala progressista a cui Emile Zola darà, con il suo J’accuse gridato sulle pagine del giornale «l’Aurore», uno dei più grandi esempi del potere della stampa libera. Il leader di Action française dichiarò «Falsi sì, ma patriottici» i documenti di accusa. Film storico di grande forza e chiarezza che non esibisce ma nemmeno occulta una precisa sofferenza autobiografica.

Il Leone d’oro, in qualche misura atteso anche per oculate ragioni di diplomazia festivaliera, è andato senza scosse al brillante Joker di Todd Phillips che, forse con qualche eccesso manieristico, inventa per l’avversario di Batman un vissuto psicanalitico che lo sottrae allo stereotipo del male assoluto. Joaquin Phoenix mette una seria ipoteca (quanto meno una serissima candidatura) ai prossimi Oscar (di cui Venezia si è fatta negli ultimi anni battistrada) per indagare le frustrazioni e le delusioni alla base della sua perversa personalità. Premio condiviso sul palco tra il regista e l’interprete.

Il binomio si è dimostrato indissolubile anche nella Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile, assegnata con pieno merito a Luca Marinelli inscindibile dal consenso ottenuto dal film Martin Eden, dalla fortissima impronta autoriale del regista Pietro Marcello maturo e coraggioso. La Coppa Volpi per la miglior interprete femminile è andata poi a un esempio ventennale di simbiosi creativa: Ariane Ascaride, musa, ispiratrice, praticamente coregista dei lavori del marito, Robert Guédiguian. Con Gloria Mundi i due artisti continuano instancabilmente a fare di Marsiglia e del suo proletariato la fonte di ispirazione della loro ostinata attenzione alle vite drammatiche degli “ultimi” (a volte facendo prevalere l’ottimismo della volontà, a volte il pessimismo della ragione), tenaci non meno di Ken Loach.

L’Italia riemerge alla ribalta con il divertente e insieme impegnato titolo di Franco Maresco, La mafia non è più quella di una volta, che si prende il premio speciale della Giuria con la panoramica grottesca di una società nei cui confronti prosegue l’indagine avviata qualche anno fa con l’altrettanto vitale e allarmante Belluscone. Niente da eccepire sul premio Mastroianni destinato all’interprete emergente vinto da Toby Wallace, protagonista di Babyteeth di Shannon Murphy, che esordisce nel lungometraggio con uno stile narrativo originale ed eclettico.

Lasciamo per ultime le “sorprese”, cioè le decisioni da cui dissentiamo: premio alla Miglior sceneggiatura al raffinatissimo Ji yuan tai qi hao (No7 Cherry Lane) in cui il regista Yonfan prende di petto la storia di Hong Kong degli anni Sessanta del secolo scorso e, infarcendola di infiniti rimandi letterari e filmici, pare rimpiangere i tempi distesi di una vita non frenetica che lasci spazio alla riflessione, al gioco delle ambiguità erotiche, insomma all’uomo più che al prodotto. Di splendida animazione, opera colossale di un’équipe di disegnatori, ci è parso però che l’affastellamento dei temi e delle immagini non fosse il risultato di una sceneggiatura esemplare.

Segue l’incomprensibile Premio alla regia a Roy Andersson che nel suo Om det oändliga - Sull’infinito arricchisce stancamente il catalogo di situazioni spiazzanti di un humour che sembra la residuale ripetizione delle felici intuizioni del precedente vincitore a Venezia Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza (2014).

La delusione (cioè il rapporto tra le attese e la realtà): primo in classifica assoluta Pablo Larraín con Ema.

Segnaliamo con piacere il Premio Orizzonti al durissimo e coraggioso lungometraggio sulla guerra nel Donbass Atlantis dell’ucraino Valentyn Vasyanovych.

Coup de coeur: Madre, di Rodrigo Soroguyen, sempre nella sezione “Orizzonti”, che ha visto il premio all’incantevole protagonista Marta Nieto: storia di una madre che perde, letteralmente perde, nel senso che non lo trova più, il figlio bambino e che dieci anni dopo, in un adolescente che sa perfettamente non essere il figlio perduto, ritrova le dolcezze e le emozioni per una meritata pacificazione. Film femminile nel senso migliore di un giovane artista intelligente e sensibile che ben ha compreso come le ideologie crollino di fronte all’umana comprensione.

“Non sorprendente” può anche significare non coraggioso. Ma se per coraggio si intende il premio alle provocazioni gratuite molto meglio un verdetto piano, forse un po’ compromissorio ma largamente condivisibile anche da un pubblico meno professionale. Quel pubblico meno professionale che quest’anno ha fatto vivere il Lido, con una presenza vitale ed esplosiva in tutte le sezioni, con un affollamento delle sale senza precedenti.

Da segnalare anche, nell’ottima direzione di Barbera, la “prenotazione” di due settimane sfavillanti, con un clima fulgido. Meglio un generale bravo o un generale fortunato?


Questo l’elenco dei premi assegnati:


Leone d’Oro per il Miglior Film

Joker 

di Todd Phillips


Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria

J’Accuse 

di Roman Polanski


Leone d’Argento per la Migliore Regia

Roy Andersson per Om det oändliga (About Endlessness)


Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Maschile

Luca Marinelli per Martin Eden di Pietro Marcello


Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Femminile 

Ariane Ascaride per Gloria Mundi di Robert Guédiguian


Miglior Sceneggiatura

Yonfan per Ji yuan tai qi hao (No.7 Cherry Lane)


Premio Marcello Mastroianni a un giovane attore

Toby Wallace per Babyteeth di Shannon Murphy


Premio Speciale della Giuria

La Mafia Non È Più Quella Di Una Volta di Franco Maresco


Premio Orizzonti per il Miglior Film

Atlantis di Valentyn Vasyanovych


Premio Orizzonti per la Miglior Regia

Théo Court per Blanco En Blanco


Premio Orizzonti per la Miglior Sceneggiatura

Jessica Palud, Philippe Lioret, Diastème per Revenir di Jessica Palud


Premio Speciale della Giuria di Orizzonti

Verdict di Raymund Ribay Gutierrez


Premio Orizzonti per il Miglior Cortometraggio

Darling di Saim Sadiq


Premio Orizzonti per la Miglior Interpretazione Maschile

Sami Bouajila per Bik Eneich (Un Fils) di Mehdi M. Barsaoui


Premio Orizzonti per la Miglior Interpretazione Femminile

Marta Nieto per Madre di Rodrigo Sorogoyen


Leone del Futuro – Premio Venezia Opera Prima Luigi De Laurentiis

You Will Die at 20 di Amjad Abu Alala (Giornate degli Autori)


Miglior Film VR

The Key di Céline Tricart


Migliore Esperienza VR (per contenuto interattivo)

A Linha di Ricardo Laganaro


Migliore Storia VR (per contenuto lineare)

Daughters of Chibok di Joel Kachi Benson


Premio Venezia Classici per il Miglior Film Restaurato

Extase di Gustav Machatý


Premio Venezia Classici per il Miglior Documentario Sul Cinema

Babenco – Alguém Tem Que Ouvir o Coração e Dizer: Parou di Bárbara Paz





Vedi qui tutte le nostre recensioni





Todd Phillips e Joaquin Phoenix con il Leone d'oro per il Miglior Film











Emmanuelle Seigner con il Leone d'argento - Gran Premio della Giuria vinto dal marito Roman Polanski










Luca Marinelli con la Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Maschile











Ariane Ascaride con la Coppa Volpi per la Migliore Interpretazione Femminile










Yonfan premiato per la Migliore Sceneggiatura











Valentyn Vasyanovych con il Premio Orizzonti per il Miglior Film











Théo Court con il Premio Orizzonti per la Miglior Regia












Jessica Palud con il Premio Orizzonti per la Miglior Sceneggiatura











Raymund Ribay Gutierrez con il Premio Speciale della Giuria di Orizzonti











Sami Bouajila con il Premio Orizzonti per la Miglior Interpretazione Maschile











Marta Nieto con il Premio Orizzonti per la Miglior Interpretazione Femminile




 
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