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Via Crucis

di Sara Mamone*
  Waiting for the barbarians
Data di pubblicazione su web 12/09/2019  

Tratto dall’omonimo romanzo di J.M. Coetzee pubblicato nel 1980, il film del giovane colombiano Ciro Guerra è sceneggiato dallo stesso autore e gode del montaggio di Jacopo Quadri. Ambientato in una indefinita terra di confine, ai margini di un deserto che molto somiglia a quello buzzatiano dei tartari, in un tempo coloniale non troppo precisato, ospita una declinazione della vicenda eterna del contrasto tra chi vuol capire e chi vuole imporre.


Una scena del film
 Biennale Cinema 2019

In un avamposto sperduto ai confini di un impero senza nome, un magistrato mite e comprensivo amministra la giustizia con mano blanda, cercando di comprendere i valori e i comportamenti dei “barbari” sottoposti alle leggi del violento conquistatore, convinto di essere apportatore di civiltà e quindi implacabile. L’uomo si è costruito una rete di relazioni professionali ed umane che gli consente di vivere dignitosamente facendo scorrere il tempo in attesa della pensione. È un mite, non certo un eroe. E un devoto suddito del potere da cui dipende. L’equilibrio da lui creato viene però messo in crisi dall’arrivo di un ispettore dell’esercito, inviato col preciso compito di debellare presunte trame indipendentiste che l’occhio non troppo vigile del funzionario sembrerebbe non percepire. Materializzazione dell’ottusa violenza repressiva del potere centrale è il colonnello Joll, uomo “tutto d’un pezzo” fanaticamente appassionato al suo incarico repressivo. Il piacere sadico del colonnello si esercita con forza crescente sia sulla popolazione inerme che sul magistrato che proporzionalmente vedrà crescere la sua forza di reazione. La sua mitezza si trasformerà in opposizione, l’opposizione in eroismo. Deriso e vilipeso dai suoi aguzzini percorrerà il cammino di una personale via crucis, di una sofferenza non mitigata dalla convinzione di essere nel giusto né dalla conclusione della vicenda che gli darà ragione.


Una scena del film
 Biennale Cinema 2019

Racconto di atmosfere, ma più di atmosfere morali che di panorami esteriori, il romanzo appare presto limitato dalla perentorietà delle immagini che esasperano i caratteri, dando al colonnello Joll una grottesca immobilità fisica che dovrebbe essere la materializzazione di quella personale e al magistrato una morbidezza che non restituisce la solidità della struttura interiore. La ben dimostrata forza del regista (premiatissimo nelle prove precedenti con le quali è sempre stato candidato all’Oscar per il miglior film straniero) qui si ingessa in un risultato freddo e un po’ inutile. Forse anche colpa di un cast ambiziosissimo (allestito per questa prima prova in inglese) che vede Jonny Depp Robert Pattinson come cattivi quasi da fumetto.

Esitiamo a dare le maggiori colpe al protagonista assoluto: sir David Mark Rylance Waters, attore, drammaturgo, direttore di teatri, onusto di premi tra cui il meritatissimo Oscar come attore non protagonista de Il ponte delle spie di Spielberg (2015) dove combatteva almeno ad armi pari con Tom Hanks. Esitiamo ma dobbiamo confessare il nostro disagio nell’averlo visto transitare per tutto il film con una costante espressione cristologica, vagamente sperso, senza barlumi che facessero brillare i chiaroscuri del personaggio.

* Professore Onorario di Storia dello spettacolo presso l'Università di Firenze.
Impaginazione di Ludovico Peroni, dottorando in Storia dello spettacolo presso l’Università di Firenze. 

     


Waiting for the barbarians
cast cast & credits
 



La locandina del film

 
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