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L’insostenibile leggerezza dei
palloncini


di Matteo Citrini*
  QiqiuIl
Data di pubblicazione su web 30/08/2019  

Tra gli sconfinati altipiani tibetani una donna si trova stretta tra la morsa della ferrea legge cinese e il peso delle tradizioni religiose. Già madre di tre figli, si scopre nuovamente incinta: se non abortisse la sua famiglia di poveri pecorai incorrerebbe nelle pesanti sanzioni che regolano la natività in Cina. Quel bimbo in grembo rappresenta però la reincarnazione del genero appena morto; e il marito Drolkar (Jinpa) teme per la sua anima di fronte alla possibilità di non farlo nascere. 

La scelta di Darje (Sonam Wangmo) rappresenta il cuore drammatico di Qi qiu (Balloon), un’opera ricca di lirismo, che si prende i suoi tempi per raccontare con la consueta delicatezza orientale un mondo distante, aspro e solitario. Il regista Pema Tseden è anche l’autore di un ciclo di romanzi sul Tibet di questi ultimi vent’anni: una terra ancorata alla tradizione ma attraversata dalle continue trasformazioni che la modernità pretende e che nel film diventano motivo sia di riso sia di pianto. 

Tseden struttura la storia su due coppie di poli opposti. Da un lato la citata dicotomia tra la tradizione buddhista e le leggi civili cinesi: due grandi pilastri attorno cui si muovono, sempre più scomodamente, i personaggi i quali però non ne mettono mai in discussione l’importanza e la verità intrinseca (come dimostra la scelta finale di Darje). Dall’altro lato c’è la contrapposizione tra l’universo maschile, di tipo patriarcale, reso metaforicamente dalla figura dello splendido montone noleggiato per ingravidare le pecore, e l’universo femminile, diviso tra chi, come la triste e bella zia Ani (Yangshik Tso), si è dovuta fare monaca per espiare un antico errore d’amore e chi, come Darje, si trova appunto a dover compiere una tragica scelta per il bene suo e della famiglia.



Una scena del film

Anche se il film vuole essere uno spaccato del Tibet contemporaneo, indubbiamente l’aspetto lirico prevale su quello della “denuncia”: spiccano i bellissimi notturni realizzati dal maestro della fotografia Lu Songye e le interpretazioni del cast, da cui emerge il carattere discreto, pacato eppure pieno di vita dei tibetani. Il tutto con un tocco d’ironia leggera che attraversa il film a partire dalla prima scena, in cui Drolkar scopre che i bambini hanno preso i suoi preservativi per farne dei palloncini. A chiudere il film è proprio l’immagine di un palloncino rosso che si libra pigro nel cielo, simbolo, secondo le parole del regista a fine proiezione, di una vita «insostenibilmente leggera, presa tra i venti e le cui azioni si diramano in imprevedibili conseguenze». 

Affidandosi a un registro classico, Tseden ci consegna un’opera stilisticamente precisa che, pur muovendosi quasi sempre dentro gli stilemi del genere, riesce a mantenere viva una propria genuinità.


* Dottorando in Storia dello spettacolo presso l’Università di Firenze.
Impaginazione di Antonia Liberto, dottoranda in Storia dello spettacolo presso l’Università di Firenze.



Qiqiu
cast cast & credits
 


La locandina del film



 
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