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76ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2019

di Luigi Nepi*
  76ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2019
Data di pubblicazione su web 23/08/2019  

La 76a Mostra Internazionale d’Arte cinematografica di Venezia prenderà il via mercoledì 28 agosto e sarà l’undicesima diretta da Alberto Barbera, che sicuramente la ricorderà tra quelle più complesse da organizzare, visto il bulimico rilancio in grande stile del Festival di Cannes e, soprattutto, la rinuncia, per i ritardi di produzione, di uno dei film più attesi in assoluto: The Irishman di Martin Scorsese. Nonostante queste evidenti difficoltà il programma non delude certo le aspettative e ribadisce quella centralità che la Mostra di Venezia ha sempre rappresentato verso il cinema del presente e soprattutto di quello a venire, come conferma la riproposizione, ormai strutturale, della sezione dedicata alla Virtual Reality, che da quest’anno sarà filologicamente suddivisa nelle sessioni “Lineare” (per le opere a sviluppo narrativo “classico”) e “Interattivo” (per le opere che invece richiedono l’intervento dello spettatore nella scelta tra i possibili sviluppi della storia); mentre a capo dei giurati ci sarà un’esperta di sperimentazioni e nuove tecnologie come Laurie Anderson.

Per quanto riguarda invece la Giuria internazionale che assegnerà il Leone d’oro, sarà formata “solo” da sette membri (contro i nove dello scorso anno), presieduta dalla regista argentina Lucrecia Martel e composta dallo storico e critico canadese Piers Handling, dalla giovane attrice britannica Stacy Martin, dal cinematographer (ovvero direttore della fotografia) messicano Rodrigo Prieto, dalla cineasta canadese Mary Harron, dal maestro giapponese Tsukamoto Shinya; mentre, per la doverosa “quota” italiana, ci sarà il regista Paolo Virzì.

Barbera conferma la scelta di ventuno opere in concorso per il Leone d’oro, con la “novità” di un film d’apertura lontano dai blockbuster statunitensi degli ultimi anni, ovvero l’autoriale La verité di Kore-eda Hirokazu (vincitore a Cannes lo scorso anno con Affari di famiglia), che per la prima volta si confronta con una produzione europea (francese) dirigendo attori come Catherine Deneuve, Juliette Binoche ed Ethan Hawke. Giovedì 29 agosto sarà la volta di The Perfect Candidate, storia di tentata emancipazione femminile nell’Arabia di oggi che segna il ritorno di Haifaa al Mansour (ovvero la prima regista saudita della storia); di Marriage Story, produzione Netflix, dagli echi bergmaniani, firmata Noel Baumbach, con Scarlett Johansson e Adam Diver; e infine di Ad Astra, fantascientifico viaggio conradiano di uno dei registi più attesi, James Gray (assente dal 1994, quando vinse il Leone d’argento con il suo Little Odessa), e interpretato da Brad Pitt.

Seguirà, il giorno successivo, la versione cinematografica della pièce di Eduardo De Filippo Il sindaco del rione Sanità messa in scena da Mario Martone, che torna dopo appena un anno da Capri-Revolution, primo dei film italiani in programma. L’Italia sarà presente con altri due titoli: il ritorno di Ciccio Mira nell’inevitabilmente satirico La mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco (programmato per venerdì 6 settembre) e Martin Eden (2 settembre), un’originale rilettura del classico di Jack London fatta da Pietro Marcello e interpretata da Luca Marinelli. Nello stesso giorno del film di Martone è previsto anche J’accuse, con Louis Garrel, in una versione in chiave (forse) autobiografica del caso Dreyfuss fatta da uno dei più grandi maestri del cinema contemporaneo: Roman Polanski.

Sabato 31 agosto sarà la giornata di Joaquin Phoenix e del “suo” Joker, per la regia di Todd Phillips (alla sua prima prova “d’autore” dopo una serie di commedie “leggere” come la trilogia di Una notte da leoni); ma anche della drammatica storia di Ema di Pablo Larraín, altro autore molto amato dal pubblico e dalla critica festivaliera. Due storie tratte dalla cronaca caratterizzeranno quella che potremo definire “la domenica delle attrici”: The Laundromat di Steven Soderbergh con Meryl Streep, dove si parla dei “Panama Papers”, e Wasp Network di Olivier Assayas con Penelope Cruz sul confronto tra castristi e anticastristi nella Florida degli anni ’90.

La seconda settimana di proiezioni inizierà con il cartone animato cinese Ji Yuan Tai Qi Hao del regista di origine taiwanese trapiantato a Hong Kong Yonfan, insieme al già citato Martin Eden di Marcello. Tre sono i film in concorso martedì 3 settembre: la storia vagamente antigoniana di un errore giudiziario in Guest of Honour di Atom Egoyan; il bianco e nero all’ombra dell’olocausto di The Painted Bird dell’attore-regista ceco Václav Morhoul e il ritorno di Roy Andersson (inaspettato vincitore del Leone d’oro nel 2014 con Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza) con un altro film sul (non)senso della vita: Om det oändliga. Per mercoledì è previsto Babyteeth, esordio della regista australiana Shannon Murphy, e la spy story cinese Lan Xin Da Ju Yuan di Lou Ye, con la “divina” Gong Li. Le due giornate finali prevedono la saga familiare portoghese di A herdade con la regia di Tiago Guedes; (Sic Transit) Gloria Mundi, una nuova (drammatica) storia marsigliese di Robert Guediguian; il film di Maresco e infine un cattivo Johnny Depp in Waiting for the Barbarians del colombiano Ciro Guerra, tratto dall’omonimo romanzo del premio Nobel John M. Coetzee.

Una selezione con grandi autori, ma soprattutto con grandi attori, e questo ci dice molto su come le nuove tecnologie, le nuove produzioni e le nuove vie distributive stiano cambiando il cinema.

Altra storia e altre storie sono invece quelle che compongono la sezione Orizzonti, la cui giuria sarà presieduta da Susanna Nicchiarelli (che questa sezione l’ha vinta due anni fa con Nico 1988): diciannove lungometraggi e tredici corti che confermano la vocazione dei selezionatori a dirigere il loro sguardo verso realtà e filmografie poco frequentate se non addirittura misconosciute. Oltre agli “inevitabili” due titoli italiani (Sole di Carlo Sironi e Nevia di Nunzia De Stefano) e altri provenienti da Regno Unito, Francia e Spagna, gli “orizzonti” spaziano dall’Afghanistan (Hava, Maryam, Ayesha di Sahraa Karimi) alle Filippine (Verdict di Raymund Ribay Gutierrez), all’India (verrebbe da dire finalmente, con Chola di Sana Kumar Sasisdharan), alla Georgia (Borotmokmedi di Dmitry Mamuliya), al Libano (Bik eneich - Un fils di Mehdi M. Barsaoui), per arrivare all’Ucraina (Atlantis di Valentyn Vasyanovych), passando per il Cile (Blanco en blanco di Theo Court, con il grande Alfredo Castro), la Bulgaria (Pelikanblut di Katrin Gebbe) e l’Iran (Metri shesho nim di Saeed Roustaee).

Tra le sezioni ufficiali c’è la riconferma di Sconfini, tra tutte sicuramente la più “libera” e sperimentale: infatti qui si spazia dalla fiction (di cui Les épouvantails del regista tunisino Nouri Bouzid è sicuramente il titolo più forte) al documentario (con “il caso” Chiara Ferragni - Unposted di Elisa Amoruso) fino a opere che superano questa vecchia dicotomia, proponendo una riflessione sulle potenzialità narrative ed evocative dell’immagine, come succede ne Il varco di due giovani cineasti italiani, Federico Ferrone e Michele Manzolini, al loro esordio sul Lido.

I restauri di Venezia Classics avranno quest’anno un occhio particolare per Bernardo Bertolucci, con due titoli degli esordi: La commare secca e La strategia del ragno, ma ci saranno anche Buñuel (Estasi di un delitto), Cronenberg (Crash), Fellini (Lo sceicco bianco), Cottafavi (Maria Zef), Scorsese (New York, New York), Montaldo (Tiro al piccione), Hopper (Out of the Blue), De Oliveira (Francisca), Arnold (Radiazioni BX: distruzione uomo), Macatư (che con Estasi aprirà di fatto la Mostra).

Tanti anche i film Fuori Concorso dove sorprende trovare autori come Francesca Archibugi (Vivere) e Gabriele Salvatores (Tutto il mio folle amore), mentre sorprende meno la presenza di film-evento come il biopic Seberg di Benedict Andrews (con Kristen Steward) o King di David Michôd oppure ancora Mosul di Matthew Michael Carnahan o infine The Burnt Orange Hersey di Giuseppe Capotondi con Mick Jagger nel cast. Tra le Proiezioni Speciali vanno assolutamente ricordate il restauro dell’ultimo Kubrick (Eyes Wide Shut) a venti anni dalla sua prima veneziana; due episodi dell’atteso The New Pope di Paolo Sorrentino; l’evento legato al restauro di Bu san di Tsai Ming-liang, le cui proiezioni prevedono un finale a sorpresa con una performance live dello stesso regista.

Sicuramente uno dei film più “potenti” dello scorso anno è stato Still Recording dei siriani Saaed Al Batal e Ghiath Ayoub, uscito dalla sezione indipendente della Settimana Internazionale della Critica, la cui rinnovata commissione (comunque sempre guidata da Giona A. Nazzaro) cerca di ripetersi quest’anno proponendo film come Psykosia di Marie Grahtø, Jeedar El Sot di Ahmad Ghossein e una coproduzione italo-messicana: Tony Driver di Ascanio Petrini, che offre uno sguardo originale e non scontato sul problema globale dell’immigrazione.

L’altra sezione indipendente, ovvero le Giornate degli Autori, offre i suoi dodici lungometraggi tra cui incuriosisce molto lo strano noir italo-franco-belga 5 è il numero perfetto di Igort, raro caso di autotrasposizione cinematografica di una graphic novel da parte del suo autore, con Toni Servillo, Valeria Golino, Carlo Buccirosso e Iaia Forte; così come la commedia tunisina Un divan à Tunis della giovane esordiente Manele Labidi

L’ultima nota non può che riguardare i Leoni d’oro alla carriera che quest’anno andranno a Pedro Almodóvar e all’immensa Julie Andrews, che rappresentano la degnissima conclusione di questa veloce panoramica della 76ª Mostra d’arte Cinematografica ancora tutta da venire e tutta da vedere.




IN CONCORSO

La vérité di Kore-eda Hirokazu (Francia, Gran Bretagna)

(28 agosto - Sala Grande, PalaBiennale)


The perfect candidate di Haifaa Al Mansour (Arabia Saudita, Germania)

(29 agosto - Sala Grande, 30 agosto - PalaBiennale)


Marriage Story di Noah Baumbach (Usa)

(29 agosto - Sala Grande, PalaBiennale)

 

Ad Astra di James Gray (Usa)

(29 agosto - Sala Grande, PalaBiennale)

 

Il Sindaco di Rione Sanità di Mario Martone (Italia)

(30 agosto - Sala Grande, PalaBiennale)

 

J’Accuse di Roman Polanski (Francia, Italia)

(30 agosto - Sala Grande, PalaBiennale)

 

Ema di Pablo Larraín (Cile)

(31 agosto - Sala Grande, PalaBiennale)

 

Joker di Todd Phillips (Usa)

(31 agosto - Sala Grande, PalaBiennale)

 

Wasp Network di Olivier Assayas (Brasile, Francia, Spagna, Belgio)

(1° settembre - Sala Grande, PalaBiennale)

 

The Laundromat di Steven Soderbergh (Usa)

(1° settembre - Sala Grande, PalaBiennale)

 

Ji Yuan Tai Qi Hao (No 7 Cherry Lane) di Yonfan (Hong Kong SAR, Cina)

(2 settembre - Sala Grande, PalaBiennale)

 

Martin Eden di Pietro Marcello (Italia, Francia)

(2 settembre - Sala Grande, PalaBiennale)

 

Guest of Honour di Atom Egoyan (Canada)

(3 settembre - Sala Grande, PalaBiennale)

 

Om det oandliga (About Endlessness) di Roy Andersson (Svezia, Germania, Norvegia)

(3 settembre - Sala Grande, PalaBiennale)

 

The Painted Bird di Vaclav Marhoul (Repubblica Ceca, Ucraina, Slovacchia)

(3 settembre - Sala Grande, 4 settembre – PalaBiennale)

 

Babyteeth di Shannon Murphy (Australia)

(4 settembre - Sala Grande, PalaBiennale)

 

Lan Xin Da Ju Yuan (Saturday Fiction) di Lou Ye (Cina)

(4 settembre - Sala Grande, PalaBiennale)

 

Gloria Mundi di Robert Guédiguian (Francia, Italia)

(5 settembre - Sala Grande, PalaBiennale)

 

A Herdade di Tiago Guedes (Portogallo, Francia)

(5 settembre - Sala Grande, PalaBiennale)

 

Waiting for the Barbarians di Ciro Guerra (Italia)

(6 settembre - Sala Grande, PalaBiennale)

 

La mafia non è più quella di una volta di Franco Maresco (Italia)

(6 settembre - Sala Grande, PalaBiennale)



ORIZZONTI

Pelikanblut di Katrin Gebbe (Germania, Bulgaria)

(28 agosto - Sala Darsena, PalaBiennale)

 

Sole di Carlo Sironi (Italia, Polonia)

(29 agosto - Sala Darsena, 30 agosto - PalaBiennale)

 

Verdict di Raymund Ribay Gutierrez (Filippine, Francia)

(29 agosto - Sala Darsena, 30 agosto - PalaBiennale)

 

Madre di Rodrigo Sorogoyen (Spagna, Francia)

(30 agosto - Sala Darsena, 31 agosto - PalaBiennale)

 

Qiqiu (Il palloncino) di Pema Tseden (Cina)

(30 agosto - Sala Darsena, 31 agosto - PalaBiennale)

 

Bik eneich - Un fils di Mehdi M. Barsaoui (Tunisia, Francia, Libano, Qatar)

(31 agosto - Sala Darsena, 1° settembre - PalaBiennale)

 

Mes jours de gloire di Antoine de Bary (Francia)

(31 agosto - Sala Darsena, 1° settembre - PalaBiennale)

 

Giants Being Lonely di Grear Patterson (Usa)

(1° settembre - Sala Darsena, 2 settembre - PalaBiennale)

 

Revenir di Jessica Palud (Francia)

(1° settembre - Sala Darsena, 2 settembre - PalaBiennale)

 

Chola (Corrente) di Sanal Kumar Sasidhara (India)

(2 settembre - Sala Darsena, 3 settembre - PalaBiennale)

 

Rialto di Peter Mackie Burns (Irlanda, Regno Unito)

(2 settembre - Sala Darsena, 3 settembre - PalaBiennale)

 

Blanco en Blanco di Theo Court (Spagna, Cile, Francia, Germania)

(3 settembre - Sala Darsena, 4 settembre - PalaBiennale)

 

Metri Shesho Nim (Sei milioni e mezzo) di Saeed Roustaee (Iran)

(3 settembre - Sala Darsena, 4 settembre - PalaBiennale)

 

Atlantis di Valentyn Vasyanovych (Ucraina)

(4 settembre - Sala Darsena, 5 settembre - PalaBiennale)

 

Moffie di Oliver Hermanus (Sud Africa, Regno Unito)

(4 settembre - Sala Darsena, 5 settembre - PalaBiennale)

 

Borotmokmedi (Il criminale) di Dmitry Mamuliya (Georgia, Russia)

(5 settembre - Sala Darsena, 6 settembre - PalaBiennale)

 

Nevia di Nunzia De Stefano (Italia)

(5 settembre - Sala Darsena, 6 settembre - PalaBiennale)

 

Hava, Maryam, Ayesha di Sahraa Karimi (Afghanistan)

(6 settembre - Sala Darsena, 7 settembre - PalaBiennale)

 

Zumiriki di Oskar Alegria (Spagna)

(6 settembre - Sala Darsena, 7 settembre - PalaBiennale)




* Docente a contratto di Laboratorio di critica cinematografica presso l’Università di Firenze.
Impaginazione di Matteo Citrini, dottorando in Storia dello spettacolo presso l’Università di Firenze.




Per la lista completa dei film, visitare il 
della Biennale di Venezia




Lucrecia Martel
presidente di giuria alla
Mostra del Cinema di
Venezia


 
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