Rivedere la storia

Uno spaccato della nostra recente storia filtrato dallo sguardo del pentito per antonomasia, ma che “pentito” di per sé non è. Per lui infatti i “traditori” sarebbero altri: quei Totò Riina e Pippo Calò che avrebbero infangato e deturpato l'“onore” di Cosa nostra e che per questo meriterebbero la prigione. È solo per questo, afferma Buscetta, che avrebbe deciso di collaborare con Falcone. Una dichiarazione che lo spettatore impara presto a prendere con le pinze, come molte altre successive, in quanto immancabilmente si crea una scissione tra ciò che Buscetta è e ciò che afferma di essere. La camera di Bellocchio riesce proprio in questo intento: nel mandare in cortocircuito l'immagine che il protagonista ha di sé e quella che percepisce lo spettatore, senza per questo scendere mai in inutili psicologismi.
Stando a Buscetta, quindi, egli stesso sarebbe “uomo d'onore”. A suoi occhi lo Stato non è che un mero strumento risolutore di una faida tra clan: la vecchia guardia, sconfitta, si rifugia tra le braccia della giustizia e da lì indica e smaschera il nuovo potere. Poco importa se i magistrati capiscono o meno le testimonianze dei pentiti. Tra le scene di maggiore fascino c'è la confessione in siciliano stretto di Totuccio Contorno (Luigi Lo Cascio) al maxiprocesso: a fronte dell'incomprensibilità degli atti e della perplessità dei giudici, prevalgono le grida, gli strepiti e le maledizioni scagliate tra pentiti e incarcerati, in uno spettacolo grottesco che lascia attoniti e fa sorridere amaro. La scena è orchestrata come se fosse una pantomima, ma non travalica mai i limiti del surreale e riesce così a restituire in tutta la sua deformazione quella che è la loro realtà.

Salvo qualche rara eccezione, come la scena dell'attentato a Falcone, Bellocchio mantiene un registro stilistico molto classico, con una regia precisa e discreta sostenuta dal ricorso a materiale documentaristico (titoli di giornale, servizi del tg, ecc.), come da tradizione per il genere. Una scelta volta a sottolineare quello che è il cuore del film: la necessità per il cinema di confrontarsi senza fronzoli né abbellimenti con la recente storia italiana e di diramarne le contraddizioni concedendo allo spettatore fatti, tempi e spazi sufficienti. La lunghezza della pellicola (due ore e quindici minuti) e la prolissità di alcune scene non sono dunque difetti ma tratti essenziali di un film che scende nel profondo dell'identità di un uomo e di un Paese tra luci e ombre.
Oscillando tra politica, cronaca e biografia, Bellocchio si affida a canoni stilistici convenzionali per confezionare un film che si rivolge schiettamente alla coscienza storica italiana e interroga la forma cinema come strumento di memoria collettiva.Il traditore

Cast & credits
| Titolo
Il traditore |
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| Origine
Italia, Francia, Brasile, Germania |
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| Anno
2019 |
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| Durata
135 min. |
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| Formato
1.85 : 1 |
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| Regia
Marco Bellocchio |
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| Interpreti
Pierfrancesco Favino (Tommaso Buscetta) Maria Fernanda Candido (Maria Guimaraes) Fabrizio Ferracane (Pippo Calò) Fausto Russo Alesi (Giovanni Falcone) Luigi Lo Cascio (Salvatore Contorno) Nicola Calì (Toto Riina) Giovanni Calcagno (Gaetano Badalamenti) Bebo Storti (avv. Franco Coppi) Gabriele Cicirello (Benedetto Buscetta) Parideq Cicirello (Antonio Buscetta) |
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| Produttori
Beppe Caschetto, Sebastian Fröhlich, Viola Fügen, Simone Gattoni, Caio Gullane, Fabiano Gullane, Alexandra Henochsberg, Michael Weber |
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| Produzione
IBC Movie, Kavac Film, Rai Cinema |
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| Distribuzione
01 Distribution |
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| Scenografia
Andrea Castorina |
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| Costumi
Daria Calvelli |
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| Sceneggiatura
Marco Bellocchio , Valia Santella, Ludovica Rampoldi, Francesco Piccolo, Francesco La Licata |
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| Montaggio
Francesca Calvelli |
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| Fotografia
Vladan Radovic |
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| Musiche
Nicola Piovani |