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Lettera da Brema, Festival jazzahead! 2019

di Michele Manzotti
  Jazzahead!
Data di pubblicazione su web 21/05/2019  

È stata una vera e propria invasione da nord. Culturale e, ovviamente, pacifica. Palcoscenici pieni di persone, di strumenti etnici accanto a quelli tradizionali. Centosettantasette i musicisti norvegesi, per ventisette formazioni, presenti all’edizione 2019 di jazzahead!, la manifestazione (fiera e festival) che ogni anno raccoglie a Brema il meglio del jazz internazionale. La Norvegia si è presentata quindi in pompa magna anche perché non solo partner di questa iniziativa, ma lo sarà anche delle prossime edizioni della Berlinale e della Buchmesse di Francoforte, in un legame stretto con la cultura tedesca in questo 2019.

«In generale il jazz norvegese e la scuola, il pensiero che sta all’interno della didattica e del fare musica» spiega Roberto Bonati, direttore artistico di Parma Frontiere, che ha anche realizzato album con musicisti provenienti dal paese scandinavo «è animato da una forte tensione verso il nuovo. C’è una grande disponibilità verso la sperimentazione e l’atteggiamento dei musicisti verso i colleghi (e del pubblico verso i musicisti), che non è a priori critico come succede in altri posti. Coloro che suonano sembrano avere un grande rispetto gli uni verso gli altri, e questo fa sì che la possibilità di una sperimentazione e di una ricerca non venga frenata sul nascere da un ambiente che manifesta diffidenza».


Gard Nillsen
© M3B GmbH / Jens Schlenker 

Come ogni anno al paese partner sono affidati gli otto showcase inaugurali. Ne abbiamo scelti tre, in una serata che ha visto un afflusso molto alto di pubblico. Sottolineiamo innanzitutto la proposta Acoustic Unity del trio del batterista Gard Nilssen. Un bop contemporaneo e irriverente dove i tre musicisti scompongono e ricompongono linee melodico-ritmiche con maestria tecnica e idee di grande efficacia. Il sassofonista André Roligheten si diverte a suonare insieme sax soprano e tenore alla Roland Kirk, mentre il contrabbassista Ole Morten Vågan è un funambolo che piega le quattro corde al suo volere con soluzioni geniali. Tutto questo con tamburi e piatti di Nilssen in un apparente caos, dove nulla è però lasciato al caso. Una proposta sorprendentemente efficace da seguire e riascoltare.

Le altre due proposte hanno una caratteristica comune: quella del recupero di una tradizione popolare che si innesta sul linguaggio jazzistico. Un folk che nelle sue caratteristiche (melodie struggenti, danze in tempo ternario) lo apparenta alle non distanti isole britanniche. Il gruppo di Frode Haltli Avant Folk, composto da dieci elementi, ne è un esempio. Ma al tempo stesso l’ensemble del virtuoso fisarmonicista presenta cellule ritmiche e melodiche che rompono equilibri legati alla cantabilità e all’armonia. Una prassi differente a quella della formazione del sassofonista Karl Seglem: sette musicisti, il cui linguaggio folk serve come base per improvvisazioni, schemi melodici che si ripetono, elettronica che si accompagna a strumenti come il violino Hardanger, dal manico di madreperla, e il corno vichingo.

Anche il concerto di gala alla sala Die Glocke è tradizionalmente dedicato al paese partner. Doppio set, con il primo affidato alla tromba di Mathias Eick e al suo quintetto in cui ha spiccato per tecnica e qualità interpretative il violinista Håkon Aase. Eick ha dimostrato l’eccellenza della sua proposta fatta nel segno del recupero del folk norvegese, dell’innesto dell’elettronica, del trattamento dei temi. Il tutto con grande equilibrio e un suono che risulta di grande fascino. L’esperimento Trail of Souls è invece ancora da mettere a punto: la collaborazione tra la cantante jazz d’avanguardia Solveig Slettahjell, il chitarrista blues Knut Reiersud e il trio In the Country è nata con l’intenzione di viaggiare attraverso i generi, ma non pare giunta a una sintesi, dando l’impressione di navigare a vista. Va riconosciuta al gruppo molta onestà nell’affrontare questo repertorio, per cui non possiamo che augurar loro buon lavoro in attesa di un risultato più convincente. Infine la Clubnight, che ha invaso Brema la sera conclusiva di sabato, ha toccato anche la Sendesaal, lo spazio da concerto con l’acustica perfetta usato da Manfred Eicher per i suoi album Ecm. Proprio all’etichetta di Monaco di Baviera è dedicata la serata con il progetto norvegese Sangam formato da dieci musicisti attorno alle composizioni del sassofonista Trygve Seim. Un concerto (il primo dell’ensemble eseguito fuori dalla Norvegia) legato alla prassi della musica da camera, con brani fortemente condizionati dalla tradizione popolare norvegese per cercare nuove strade oltre il jazz.


Botticelli Baby
© M3B GmbH / Frank Thomas Koch

Il terzo giorno festivaliero è tradizionalmente legato alla valorizzazione del jazz tedesco, con la possibilità per formazioni giovani di trovare a Brema una ribalta internazionale. Con queste premesse il German Jazz Expo è strutturato in otto showcase consecutivi della durata di mezz’ora in cui ogni musicista ha l’opportunità di mostrare il meglio di sé. L’ordine in cui presentiamo gli showcase è quello del programma.

Il quintetto che fa riferimento al batterista Peter Gall ha mostrato una creatività interessante e un buon trattamento dei temi grazie agli eccellenti solisti della formazione a partire dal chitarrista Reiner Baas. I brani contenuti nel disco Paradox Dreambox hanno un linguaggio prevalentemente melodico con qualche soluzione sonora di rottura. Il quintetto Der Weise Panda è focalizzato sulla voce di Maika Küster. La cantante ha una bella musicalità; ci ha convinto meno quando ha affrontato brani senza testo in cui si imitavano suoni della natura. Un progetto che ha buone basi con una scrittura da perfezionare. Voce e violoncello sono gli strumenti usati rispettivamente da Simin Tander & Jörg Brinkmann per un excursus su chansons e standard. A noi sono particolarmente piaciuti i primi brani, tratti dai secoli XV e XVII che ben si adattano al registro e alla sensibilità di Tander e alle soluzioni sonore di Brinkmann. L’Olga Amelchenko Quartet è di base a Berlino, anche se nessuno dei suoi componenti è tedesco (il contrabbassista è l’italiano Igor Spallati). La leader, al sax alto, propone brani con melodie e atmosfere legate alla sua Russia. Una formazione di buon livello che ha possibilità di crescita e di amalgama. Il pianista Johannes Bigge si presenta nella struttura classica del trio: bop moderno e voglia di superare la melodia convivono in modo equilibrato grazie a ottime tecniche individuali.

Tutt’altre sonorità con Botticelli Baby, un combo venuto fuori dall’Accademia del Jazz di Essen. Uno stile gipsy-rockabilly di grande ritmo ed energia che ha come frontman il contrabbassista e cantante Marlon Böscherz il quale non manca di forza teatrale. In questo vaudeville moderno c’è spazio anche per una solida sezione ritmica con risultati eccellenti per il divertimento del pubblico. Il trio Edi Nulz a nostro parere ha rappresentato la proposta migliore: i suoi componenti hanno un’attitudine punk ma, a differenza di uno strumentista di quel genere, sanno suonare e anche molto bene. Poi la line up è singolare: chitarra elettrica, percussioni e clarinetto basso. Quindi la sonorità fatta di un caos apparente dove ogni nota o battito di percussione ha il suo posto ben preciso, un po’ alla Frank Zappa, scomodando un nome importante. Il sestetto del trombonista Janning Trumann, che ha concluso la sessione, va alla ricerca di atmosfere legate alle big band con buoni risultati.


Quintetto Giovanni Guidi
© Ufficio stampa Ecm

Ricordiamo l’unica presenza italiana, esibitasi nell’ambito dell’European Jazz Meeting, che si svolge nel secondo giorno della rassegna: Giovanni Guidi e il suo quintetto. Avec le Temps è il nome del progetto che ha trovato il suo sbocco discografico per Ecm. Un lavoro ispirato alla figura del cantautore e poeta Léo Ferré dove la ricerca melodica dei brani originali di Guidi è prassi  essenziale per un risultato di grande fascino, grazie alla riconosciuta classe del pianista. Insieme a lui Francesco Bearzatti al sax tenore e al clarinetto, Roberto Cecchetto alla chitarra, Thomas Morgan al contrabbasso e Joao Lobo alla batteria. Mezz’ora per presentare il disco con il finale dedicato a Sergio Endrigo, un ulteriore omaggio alla grande creazione melodica.

Infine i dati: jazzahead! vede un costante aumento di visitatori e di partecipanti. In tutto sono stati tremilaquattrocentootto tra professionisti e aziende espositrici provenienti da sessantaquattro paesi. Un totale di diciottomila visitatori ha partecipato alla fiera e ai cento concerti del fine settimana con gli showcase, la Clubnight e altre esibizioni. Il prossimo appuntamento è fissato dal 23 al 26 aprile 2020 con il Canada come partner, primo paese extraeuropeo nella storia di jazzahead!.



Festival jazzahead! 2019



cast cast & credits
 
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La locandina dell'evento

Qui il sito ufficiale del jazzahead!, che si è svolto dal 25 al 28 aprile 2019 a Brema

 
Firenze University Press
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