Trame disattese
A raccontarne la trama potremmo parlare del film
di Nadav Lapid come di un bellissimo
soggetto pieno di rabbia e di intelligenza. Un giovane israeliano (facilmente
descrivibile come alter ego dell'autore: nato a Tel Aviv dove si è laureato in
filosofia, poi militare, poi studente parigino, poi nuovamente in patria
studente alla scuola di cinema) lascia il suo paese. Ne ha tutti i motivi,
nulla di quello che sta succedendo in patria gli piace e così cerca di trovare
il suo ubi consistam in Francia patria elettiva dei diritti dell'uomo.

Una scena di Synonymes
© Guy
Ferrandis / SBS
Potremmo dire che l'inizio è accattivante. Il protagonista entra in un elegante appartamento parigino grazie ad una chiave nascosta dinanzi alla porta, fa una doccia e all'improvviso, nudo e infreddolito, scopre che gli hanno rubato vestiti e zainetto. Nudo. Solo. In una città sconosciuta. Ottimo inizio quel giovane corpo che corre affannato lungo le ampie scale elicoidali.

Una scena di Synonymes
© Guy
Ferrandis / SBS
Peccato
che il film non finisca lì. E ci imponga per circa centotredici minuti una
serie indigesta di velleità sociologiche e\o cinefile che hanno certamente
grande risonanza nel vissuto dell'autore ma nessuna novità per l'occhio dello
spettatore.
Cast & credits
| Titolo
Synonymes |
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| Origine
Francia, Israele, Germania |
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| Anno
2019 |
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| Durata
123 min. |
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| Evento
Berlinale2019 |
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| Regia
Nadav Lapid |
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| Interpreti
Tom Mercier (Yoav) Quentin Dolmaire (Emilie) Louise Chevillotte (Caroline) |
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| Produttori
Osnat Handelsman Keren; Talia Kleinhendler; Janine Jackowski; Jonas Dornbach; Maren Ade; Olivier Père; Rémi Burah |
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| Produzione
SBS Films |
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| Distribuzione
SBS International |
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| Scenografia
Pascale Consigny |
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| Costumi
Khadija Zeggaï |
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| Sceneggiatura
Nadav Lapid; Haïm Lapid |
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| Montaggio
Era Lapid; François Gédigier; Neta Braun |
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| Fotografia
Shaï Goldman |
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| Suono
Sandy Notarianni; Christophe Vingtrinier; Marina Kertesz |
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| Note
Trucco: Noa Yehonatan; Assistente alla regia: Justinien Schricke; Casting: Stéphane Batut; Orit Zulay |
