drammaturgia.it
Home | Cinema | Teatro | Opera e concerti | Danza | Arte | Racconti e... | Televisione | Libri | Riviste
Punto sul vivo | Segnal@zioni | Saggi | Profili-interviste | Link | Contatti
cerca in vai

Dove tutto è apparenza

di Mani Naeimi
  La tragedia del vendicatore
Data di pubblicazione su web 16/12/2018  

È The Revenger’s Tragedy di Thomas Middleton (1606) ad aver ispirato La tragedia del vendicatore di Declan Donnellan, adattamento dell’opera giacobiana ambientato in una corte italiana non meglio specificata, nella versione firmata da Stefano Massini. Una corte marcia, corrotta da molteplici vizi e dall’imperante desiderio di possesso. Caratteristiche attribuibili a qualsiasi classe dominante di qualsiasi epoca, qui accentuate, per così dire “teatralizzate”.

Uno spettacolo coinvolgente, a fronte di quasi due ore in un unico atto, con brevi e passeggeri fasi di “blocco”. Il cast, nel complesso, è formato da attori di ottima qualità. Spiccano fra tutti il protagonista Vindice incarnato da Fausto Cabra, Raffaele Esposito interprete del fratello Ippolito e Ivan Alovisio nella parte di Lussurioso, l’erede al trono. Altrettanto bravi Massimiliano Speziani (vincitore del premio Hystrio all’interpretazione 2018), nel ruolo del Duca, e Pia Lanciotti, splendidamente sdoppiata nei ruoli della madre di Vindice, Graziana, e della lasciva Duchessa. Degni di nota anche due fra i figli del Duca, l’Ambizioso e il Supervacuo (rispettivamente portati in scena da David MedenChristian Di Filippo). Una coppia, antitetica a livello fisico, unita dal desiderio di dominio, capace di dettare ritmo all’intero spettacolo nonché di dispensare note di comicità. Un aspetto, quest’ultimo, che a dispetto del titolo è abbastanza accentuato, a sottolineare tutto quello che c’è di indispensabilmente ironico in ogni sorte tragica degna di nota.



Un momento dello spettacolo
                                   © Masiar Pasquali                                   

La scenografia è essenziale, ottimizzata da un minimale e intelligente uso di luci, da pannelli scorrevoli posti a totale copertura orizzontale del palco e da pochi elementi che compaiono all’occorrenza sulla scena. Come la cattedra del tribunale durante il processo di Junior o il letto del Duca impegnato nell’atto amoroso con un’annoiata Duchessa, sorpresi da Lussurioso che per poco non assassina il padre, scambiandolo per il fratellastro Spurio.

Significativa è la presenza in scena, nei momenti più tragici, dei cameraman, richiamando l’onnipresente occhio di un “grande fratello”. Le riprese sono simultaneamente proiettate sul maxi schermo che occupa il fondale della scena, accentuando la drammaticità e il “realismo” del momento rappresentato. Fra queste sequenze, appare eccessivamente violenta quella dell’omicidio del Duca. Una violenza che stona con tutto il resto del dramma, che pur proponendo seri momenti di riflessione non si discosta mai da uno scorrevole e a tratti piacevole susseguirsi di eventi. Una stonatura voluta ma che non trova una giustificazione drammaturgica. Tant’è vero che il momento culminante della rappresentazione è un altro. Ovvero quello in cui tutti i protagonisti piangono, o fingono il pianto, intorno al cadavere del Duca ri-assassinato, e contemporaneamente gioiscono, sempre con una buona dose di falsità, per l’ascesa al trono di Lussurioso: il re è morto, viva il re.



Un momento dello spettacolo
© Masiar Pasquali

Nonostante la buona riuscita complessiva dell’opera, ben adattata da Massini in chiave attualizzante (i costumi di Nick Ormerod strizzano l’occhio al Padrino di Coppola), essa pecca in diversi momenti di eccessiva didascalicità e citazioni ovvie (come i palesi parallelismi fra il Duca e l’ex Cavaliere Berlusconi). Troppo sbrigativamente conclusa la scena finale: una caotica, gratuita e un po’ imbarazzante ammucchiata assassina. Tutti ammazzano tutti enunciando a squarciagola le proprie ragioni omicide in un mal riuscito “rappresentare brechtiano”. Alla fine di tutto, dove il «tutto è solo e solamente apparenza», ci accorgiamo che il “vendicatore” non è solo colui che si dichiarava tale, di nome e di fatto. Tutti i protagonisti si rivelano degli effettivi o dei potenziali vendicatori, le cui ragioni di vendetta sono ben più complesse rispetto a quanto sono soliti dichiarare e soprattutto rispetto a quanto siamo soliti percepire.




La tragedia del vendicatore
cast cast & credits
 

Un momento dello spettacolo visto il 13 dicembre 2018 al Teatro della Pergola di Firenze
© Masiar Pasquali


 
Firenze University Press
+39 0552743051 - fax +39 0552743058
Borgo Albizi, 28 - 50122 Firenze

web:  http://www.fupress.com
email:info@fupress.com
© Firenze University Press 2013