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L'arte mediorientale nell'Ottocento

di Mani Naeimi
  Immagini d’Oriente. La riscoperta dell’arte islamica nell’Ottocento
Data di pubblicazione su web 29/08/2018  

La Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze ospita, dal 22 giugno al 23 settembre 2018, una mostra dedicata all’arte islamica ottocentesca curata da Alessandro Diana e Simona Mammana. L’evento si inserisce nell’ambito delle iniziative legate all’esposizione Islam e Firenze. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento articolata nella doppia sede degli Uffizi e del Museo Nazionale del Bargello.   
 
A prima vista la mostra appare di modeste dimensioni: si ha la fuorviante percezione che basti poco tempo per goderla. L’illusione ottica è dettata dall’allestimento in cerchi concentrici nella sala Dante della biblioteca: disposizione che, nonostante la sua armoniosa scorrevolezza, crea una certa confusione iniziale nel fruitore.  

L’esposizione è suddivisa in sette sezioni. La prima, nel corridoio antecedente la sala, vede esposti preziosi volumi ricchi di bellissime incisioni raffiguranti le città, la vita, i costumi, le armi del Vicino Oriente, nonché minuziose mappe geografiche e planimetrie urbane frutto di eccellenti competenze e sapienza tecnica. Particolare attenzione è dedicata all’Egitto, prima tappa dello sviluppo di un nuovo, vigoroso interesse per quei mondi lontani a partire dalla campagna napoleonica nel 1798. Un’impresa, quella egiziana, il cui resoconto fu pubblicato da una speciale commissione per la scienza e le arti (istituita dallo stesso Napoleone e costituita da più di centosessanta membri fra ingegneri, letterati, storici, antiquari, incisori e scienziati) in un’opera monumentale composta da diciannove volumi (nove testi e dieci tavole) qui esposti (Description de l’Égypte ou Recueil des observations et des reseches qui ont été faites en Égypte pendant l’expédition de l’armée français, publié par les ordres des sa majesté l’empreur Napolen le Grand, Paris, Imprimerie Impériale, 1809-1822). Da segnalare, in questa sezione 1, anche l’opera di Dominique Vivant Denon ritenuta a lungo la principale fonte di notizie sulla cultura egiziana (Voyage dans la basse et la haute Egypte, pendant les champagnes du Général Bonaparte, Paris, Pierre Didot, 1802). Volume che troviamo qui esposto anche nella sua versione italiana curata da Francesco Fontani (Viaggio nel Basso ed Alto Egitto illustrato dietro le tracce e ai disegni del sig. Denon, Firenze, Giuseppe Tofani, 1808). 

La sezione 1 prosegue in senso orario nella sala Dante con la lastra di iscrizione cufica attestante la fondazione di una moschea ad Assuan nell’anno 476 dell’Egira (ca. 1083-1084 d.C.). Il prezioso reperto, attualmente conservato al Museo Nazionale del Bargello e descritto a suo tempo dal grande orientalista Michelangelo Lanci, faceva parte delle collezioni granducali toscane. Dello stesso Lanci troviamo qui esposto il celebre Trattato delle simboliche rappresentanze arabiche e della varia generazione de’ musulmani caratteri sopra differenti materie (Parigi, stamperia orientale di Dondey Dupré, 1845-1846).   
 

La lastra d'iscrizione cufica attestante la fondazione di una moschea ad Assuan (ca. 1083-1084 d.C.)

Nella sezione 2 troviamo molteplici riferimenti alla Spagna moresca. È noto che la Real Accademia di San Fernando di Madrid (fondata nel 1752), alla luce del suo grande interesse per lo studio dell’arte e dell’architettura di origine araba in Spagna, promosse e finanziò svariate spedizioni, la prima e più importante delle quali partì alla volta di Granada e Cordova nel 1766. Tale spedizione, mirata a documentare le caratteristiche architettoniche e decorative e le iscrizioni dei monumenti islamici di quella regione, portò alla realizzazione di più di centoquaranta disegni, planimetrie e illustrazioni raccolti nei due volumi qui esposti (Antigüedades árabes de España, Madrid, Imprenta Real, [1780?]-1804).   
 
Sempre in questa sezione troviamo il risultato di sei mesi di soggiorno e di studio di Jules Goury e Owen Jones presso il palazzo reale dell’Alhambra da cui i due architetti rimasero fortemente affascinati (Plans, Elevation, Sections and Details of the Alhambra, London, Jones, 1842). Nelle vicinanze, al centro dello spazio espositivo, è collocato non a caso il notevole modellino di motivi decorativi e architettonici tratti dall’interno del palazzo dell’Alhambra (1860 ca., collezione Stibbert). Il pezzo, attribuito all’architetto, restauratore e scrittore granadino Rafael Contreras y Munos, è in gesso e alabastro e riporta in alto, in mezzo e sui due lati l’armoniosa ripetizione di una frase coranica. Sempre in alto, nello spazio sottostante l’iscrizione, possiamo apprezzare un esempio di muqarnas, soluzioni decorative di matrice iranica acquisite nelle moschee di tutto il mondo. Le finestre, “velate” da figure geometriche e da stilizzati motivi floreali abilmente intrecciati, sembrano nascondere nella penombra del corridoio da esse protetto dagli sguardi furtivi. E le tre arcate posizionate al di sotto delle finestre paiono raccogliere la grande forza derivante dall’armoniosa mistura dei colori blu, rosso e oro per trasmetterela al “terreno”, una volta domata, tramite le quattro colonne in miniatura.   
 
La sezione 3 è dedicata alle visioni romantiche dell’Oriente. Visioni oniriche da Mille e una notte nate quasi parallelamente ai rigorosi studi enciclopedici ed eruditi del XIX secolo. Un’atmosfera qui apprezzabile nei disegni dell’inglese John Frederick Lewis (Lewis’s illustration of Constantinople, made during a residence in that city etc. In the year 1835-6. Arranged and drawn on stone from the original sketches of Coke Smyth, London, McLean-D. & P. Colnaghi-John F. Lewis-C. Hullmandel’s lithography, 1837) o in Les Orientales di Victor Hugo (Paris, Charpentier, 1845).    
La sezione 4 espone i resoconti, gli studi e le scoperte dei viaggiatori e degli intellettuali che tanto individualmente quanto in spedizioni scientifico-diplomatiche per conto dei rispettivi stati nazionali si spinsero in Arabia, Egitto, Siria, Asia Minore, Persia, Armenia, Georgia, ecc. Tali descrizioni di successo (a dimostrazione del grande interesse e della curiosità per il vicino Oriente da parte del pubblico europeo) costituiscono tutt’ora una miniera di informazioni per gli studi orientalistici circa gli usi e i costumi, l’arte, l’architettura e i siti archeologici delle terre islamiche. Fra questi possiamo menzionare Reisen in Arabien di Johann Ludwig Burckhardt (London, Murray, 1830); L’Egypte e la Syrie, ou Moeurs, usages, costumes et monuments des Éqyptiens, des Arabes et des Syriens di Breton de la Martinière (Paris, Nepveu, 1814); Travels in Georgia, Persia, Armenia, ancient Babylonia, during the years 1817, 1818, 1819, and 1820 di Robert Ker Porter (London, Longman-Hurst-Rees-Orme-Brown, 1821-1822); e Voyage en Perse de mm. Eugène Flandin, peintre, et Pascal Coste architecte (Paris, Gide et Baudry, [1843-1854]).   
 
La sezione 5, in parte esposta nel corridoio antecedente la sala Dante, approfondisce i collegamenti fra manufatti e luoghi d’origine. Si pensi alle mattonelle in ceramica, tipici rivestimenti architettonici della città di Kashan in Persia, o alla formella lignea del pulpito della moschea di Ibn-Tulun al Cairo appartenente al grande collezionista francese Louis Carrand. Non meno interessanti le raffinate mattonelle ottomane di Iznik che condizionarono profondamente Léon Parvillée nella sua successiva produzione di ceramiche. Si segnalano inoltre i dettagliati disegni del pittore Jules-Joseph-Auguste Laurens il quale, dal 1846 al 1848, accompagnò l’ingegnere e geografo francese Xavier Hommaire de Hell durante la sua missione diplomatica e scientifica: dalla minuziosa incisione di una corte interna di un palazzo a Tehran a quella di una magnifica veduta della città di Kashan con la sua sequenza di forni per la cottura della ceramica. E non di meno sorprende, fra queste poche tavole del pittore qui esposte, l’immagine di un gruppo di persone ritratte in costumi kurdi contraddistinte da espressioni molto comunicative in bilico tra la naturalezza delle attività quotidiane del bazar e una forzata postura quasi fotografica, fissa, verso “l’obiettivo”.   


Una delle incisioni di Jules-Joseph-Auguste Laurens
 
La sezione si chiude con alcune tra le più accurate descrizioni del Tempio di Gerusalemme. Si pensi all’opera dell’archeologo Melchior de Vogüé, uno dei primi occidentali ad aver ottenuto libero accesso sia al Tempio sia alla Spianata delle moschee (Le Temple de Jérusalem monographie du Haram-ech-Chèrif, suivie d’un essai sur la topographie de la Ville-sainte, Paris, Noblet & Baudry, 1864). 
   
La sezione 6, nonostante le piccole dimensioni, ci sembra fra le più importanti in quanto tocca un momento fondamentale del rapporto fra l’Occidente e l’Oriente segnato dal passaggio da una fascinazione curiosa al progressivo formarsi di una indagine più sistematica e coerente. Tra gli studi più rilevanti nell’ambito decorativo e architettonico si segnalano: The Grammar of Ornament di Owen Jones (London, Day and Son, 1856); Théorie de l’ornement di Jules Bourgoin (Paris, Levy, 1873); e La décoration arabe: décors muraux, plafonds, mosaïques, dallages, boiseries, vitrux, étoffes, tapis, reliures, faïences, ornements divers: extraits du grand ouvrage “L’art arabe” de Prisse d’Avesnes, choisis, classes et arranges par les éditeurs di Achille Prisse d’Avennes (Paris, Savoy, 1885).


Théorie de l'ornement di Jules Bourgoin
   
L’ultima sezione è dedicata sia alle esposizioni universali ottocentesche, ricche di rappresentazioni fittizie e stereotipate del Vicino Oriente, sia al nuovo approccio al mondo musulmano tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo. Un approccio che informa uno dei primi grandi sforzi di sintesi di tutta l’arte islamica fino alle più lontane regioni dell’Asia: il Manuel d’art musulman dell’architetto Henri Saladin e del conservatore d’arte medievale del Louvre Gaston Migeon (Paris, Picard, 1907).     
 
L’esposizione si conclude con il catalogo della storica mostra Die Ausstellung von Meisterwerken muhammedanischer Kunst in Munchen tenutasi nel 1910 a Monaco. Mostra che si distingue dalle precedenti tanto per la quantità impressionante delle opere esposte (più di tremilacinquecento), quanto per l’approccio filologico ed erudito, gettando le basi per un futuro superamento della “teatralità” delle esposizioni universali.   

Infine raccomandiamo, per una migliore e approfondita comprensione dell’allestimento, l’utilizzo di due strumenti intelligentemente curati: l’ottimo catalogo della mostra (Firenze, Giunti, 2018), corredato dall’eccellente ricerca iconografica di Elisabetta Marchetti; e il grande touchscreen collocato vicino all’ingresso della sala Dante sul quale i visitatori più curiosi possono “sfogliare” volumi e immagini scannerizzati ad altissima qualità. Una volta superata l’iniziale difficoltà legata al tocco non proprio agevole dello schermo, la pazienza è ben ripagata dalla visione di ricche e dettagliate incisioni, planimetrie, scene urbane, oggetti d’arte, nonché di documenti con descrizioni, resoconti e scritti vari.



Immagini d’Oriente. La riscoperta dell’arte islamica nell’Ottocento.
Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, Sala Dante
21 giugno-23 settembre 

Si rimanda qui al sito ufficiale della mostra














La monumentale opera pubblicata dalla commissione per la scienza e le arti contenente un dettagliato resoconto della campagna napoleonica in Egitto (1798)





























































Il modellino di motivi decorativi e architettonici tratti dall'interno del palazzo dell'Alhambra (1860 ca. Collezione Stibbert)






















































































































































La rassegna dell'esposizione universale di Parigi (1889)

 
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