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Lanthimos nel paese delle meraviglie

di Luigi Nepi*
  The Favourite
Data di pubblicazione su web 25/09/2018  

Il fatto che, a distanza di sette anni da Alpis, un autore come Yorgos Lanthimos abbandoni Cannes per tornare a Venezia la dice lunga sulle nuove gerarchie che si stanno consolidando da alcuni anni a questa parte tra i due lidi europei. Anche perché il regista greco si trova in buona compagnia: AssayasNemesAudiard In questa Mostra piglia-tutto, Lanthimos (da anni radicato in grosse produzioni anglo-americane) rinuncia all’impassibilità di Colin Farrell per un film tutto al femminile.

La storia più o meno vera narra della rischiosa quanto irresistibile ascesa della giovane Abigail Hill nelle grazie della fragile regina Anna (prima donna sul trono d’Inghilterra e ultimo regnante della casata degli Stuart) a scapito della potentissima duchessa Sarah di Marborough, sua cugina. Dopo che il padre l’ha persa al gioco ed è bruciato nel suo castello con i suoi debiti, Abigail (Emma Stone) arriva a corte al colmo della disperazione chiedendo aiuto a Sarah (Rachel Weisz). Quest’ultima la manda tra la servitù, ma la giovane riesce (con coraggio e grazie a qualche conoscenza officinale) ad avvicinare la regina che decide di tenerla con sé. Inizia così tra le cugine una partita a due che si rivela meno impari del previsto.


Una scena del film
 Biennale Cinema 2018

“Risciacquare i suoi panni” nella corte inglese del Settecento e soprattutto confrontarsi con una sceneggiatura scritta da altri (Deborah Davis Tony McNamara, che a loro volta hanno tratto ispirazione da un radiodramma della BBC) fa decisamente bene a Lanthimos. Costretto a girare in unalocationbarocca così lontana dai freddi e geometrici ambienti di The Lobster e del Sacrificio del cervo sacro, il regista deve necessariamente depurare il suo cinema da quelle preordinate, fastidiose esagerazioni di surreale per aprirsi a un più divertito e divertente rapporto con gli spettatori e, soprattutto, con i suoi attori. Anzi, in questo caso, con le attrici cui finisce per permettere fin troppo.

Le tre protagoniste guidano la scena attraverso tre registri recitativi diversi. Un’istrionica e un po’ eccessiva Olivia Colman crea una regina debole, confusa, provata dalla perdita di diciassette figli (nati morti o vissuti pochissimo e sostituiti da altrettanti conigli che girano per la sua camera), inadatta al potere, condizionata dalle sofferenze fisiche e dalle nevrosi. Un’algida Rachel Weisz  vita a una determinata, supponente e a tratti androgina plenipotenziaria di corte, che sottovaluta le capacità della cugina. Emma Stone conferma le sue doti di forte ecletticità in contesti e generi diversi, giocando spesso con il voluto effetto straniante di alcuni furbi atteggiamenti più da giovane americana che da cortigiana del XVIII secolo.


Una scena del film
 Biennale Cinema 2018

Certo Lanthimos non rinuncia alla sua passione per quei personaggi che destabilizzano situazioni e relazioni all’apparenza consolidate (anche se poi nessuna lo è davvero); né si esime dal mostrare la crudeltà e la stupidità della natura umana, ben rappresentata da quella corte di nobili debosciati che, mentre dichiarano guerre affamando il popolo, non trovano di meglio che scommettere appassionatamente sulle corse di anatre organizzate nelle stanze reali.

The Favourite, consapevole delle sue potenzialità (tanto che la prima uscita del film nelle sale è prevista per gennaio, nella migliore tradizione dei film da Oscar), ci consegna un Lanthimos finalmente “scongelato” che, svincolato dalla tetra geometria delle sue usuali inquadrature, abusa di ottiche grandangolari o fortemente deformanti (il fisheye), tanto che alla fine si smarrisce il senso del loro irrompere sullo schermo. Resta l’impressione che il regista sia partito per girare il suo Barry Lyndon e abbia poi optato per una variante cattiva e perversa di Alice nel paese delle meraviglie: perché, in fondo, fa bene a tutti non prendersi troppo sul serio.


* Docente a contratto di Laboratorio di critica cinematografica presso l’Università di Firenze.

Impaginazione di Daniele Palma, dottorando in Storia dello Spettacolo presso l'Università di Firenze



The Favourite
cast cast & credits
 



La Locandina

 
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