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Il sogno poetico del cinematografo

di Gianni Poli
  M come Mélies
Data di pubblicazione su web 21/02/2018  

Lo spettatore di cinema forse molto ignora del regista e attore francese Georges Méliès (1861-1938), un precursore assoluto di quell’arte, per la quale perfezionò la macchina da presa, costruì impianti di produzione e girò centinaia di film, inaugurando i generi più svariati. La sua inclinazione per lo spettacolo, le doti di fantasia e le spiccate abilità manuali lo videro giovane frequentatore dei teatri parigini, dove maturò un precoce apprendistato nell’intrattenimento popolare.

Nell’allargata coproduzione presentata al Teatro Stabile di Genova, appare protagonista Georges, già da bambino intelligente e ingegnoso costruttore di giocattoli, scientificamente progettati e artigianalmente costruiti. Poi si assiste alle sue prove di mago e illusionista presso i locali qualificati, dove superò i maestri e si appassionò, esaltato dalle prime esperienze dei Lumière, alla riproduzione dell’immagine in movimento.


un momento dello spettacolo
© Tristan Jeanne-Valès

Lo spettacolo si propone di teatralizzare le meraviglie incontrate e reinventate da questa singolare personalità, dall’immaginazione sfrenata e poetica. Vengono così ricreate su una scena povera, semplice e ingenua, dal gusto tardo ottocentesco, intuizioni ed emozioni tipiche del periodo. Tornano, in immagini da film e in azioni attoriche, le condizioni materiali di ciò che Méliès intendeva creare come nuova Arte Totale. Ne risulta un’avventura, mezzo narrata, mezzo dialogata (in francese con sopratitoli in italiano), in una successione non cronologica d’episodi riguardanti un personaggio sospeso fra Storia e Utopia, sognatore di mondi nuovi.

Sul canovaccio di un testo ora delicato, ora elementare (rivolto soprattutto al jeune public), recitano cinque giovani attori dall’agilità circense e dai ruoli intercambiabili, più una marionetta azionata dagli stessi, a rappresentare il piccolo, versatile Georges. Prendendo spunto dal film “rudimentale”, Le voyage dans la lune (1902), si ripercorre la vita fantasiosa e bizzarra dell’artista del Théâtre Houdin, fra sparizioni, levitazioni, balletti di bayadere in calzamaglia color carne, su sfondi orientaleggianti. Impressionato dall’irruzione della locomotiva dei Lumière, Méliès realizza le prime animazioni visive. Mette in scena la meticolosa descrizione, disegnata e mimata, del dinamismo di ripresa del suo proto-cinematografo. Segue il trionfo del progresso tecnico, con le meraviglie della Fata Elettricità, che attraversa la platea inondandola dei suoi raggi. Si assiste all’avvento delle imprese Pathé e Gaumont, a confronto con l’industria di Hollywood.


un momento dello spettacolo
© Tristan Jeanne-Valès

Lungo tante scene, o scenette, si delinea la poetica improntitudine d’un artista un po’ smarrito, in un mondo terribile e violento sconvolto dalla Grande Guerra. Accanto ai molti motivi di stupore ed emozione, altre occasioni storiche, che non vengono approfondite, avrebbero potuto documentare quel periodo decisivo per i destini del mondo. Se il protagonista non saprà trarre dal suo lavoro i vantaggi sperati e meritati, di fama e di finanze, sarà soprattutto a causa della rivoluzione industriale. In effetti, dopo avere rappresentato nel suo studio di posa pièces teatrali, l’ex-impresario finirà con la moglie a gestire un negozio di dolciumi.

L’impianto scenico, complesso e funzionale, è un insieme di schermi, velari e accessori, ospitati in un teatrino, di volta in volta spazio per i numeri d’illusionismo o per le evoluzioni dal vivo degli attori, in concomitanza o in sovrapposizione con i filmati. Una sequenza, dedicata alla colorazione manuale della pellicola, diffonde cromatiche apparizioni di farfalle, quasi ad annunciare la fine precoce di un’illusione. Il sogno dell’impresa pionieristica di Méliès sembra confluire (o perdersi) nell’evoluzione del cinema americano.

Infine il nostro eroe immaginario, ricaduto dalla Luna (raggiunta con un proiettile, come suggerito da Jules Verne) sulla Terra, si ritrova a danzare una coreografia in stile Broadway con musica di George Gershwin, in omaggio alla nuova civiltà imperatrice.



M come Mélies
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