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Un capolavoro di equilibrio

di Gabriella Gori
  La Dame aux camélias
Data di pubblicazione su web 21/01/2018  

Poco più di dieci anni fa, il 20 marzo 2007, La Dame aux camélias di John Neumeier faceva il suo ingresso trionfale al Teatro alla Scala di Milano. Poi la pièce veniva riproposta il 3 ottobre 2008 riscuotendo un identico favore di pubblico e critica. Oggi La Dame aux camélias ritorna per inaugurare la nuova stagione di balletto ideata dal direttore del Corpo di ballo scaligero Frédéric Olivieri, ricordando il decennale della prima e della seconda messinscena, avvenute rispettivamente nelle stagioni 2006-2007 e 2007-2008. Una doppia celebrazione che nella acclamatissima replica dello scorso 31 dicembre ha visto nei ruoli dei protagonisti Anne Laudere e Edvin Revazov, primi ballerini del Balletto di Amburgo affiancati dall’ottimo Corpo di ballo milanese.

Creato quaranta anni fa da Neumeier per Marcia Haydée e il Balletto di Stoccarda, da allora questo dance drama è entrato nel repertorio dei più grandi organici tersicorei del mondo fra cui l’American Ballet Theatre e l’Opéra di Parigi; si rilegga quanto scrivemmo a proposito della messinscena parigina del 14 luglio 2006 al Palais Garnier. A distanza di undici anni da quella première è stata forte la spinta che ci ha portato a rivedere in Italia questo splendido ballet drama che ha segnato la storia del balletto narrativo del secondo Novecento. I capolavori, quando si riassaporano, hanno sempre qualcosa di nuovo da dire, invitano a ulteriori riflessioni, rafforzano fugaci intuizioni e confermano la grandezza autoriale dell’artefice e del suo artefatto – dal latino arte factum: fatto con arte, fatto a regola d’arte – e quella “danzattoriale” degli interpreti.

La Dame aux camélias di Neumeier è un vero e proprio classico. Un’opera paradigmatica per la razionale chiarezza dell’impostazione, l’armonico equilibrio delle parti, la felice congruenza tra argomento scelto e registro linguistico-espressivo adottato. E la classicità è nella fonte a cui si ispira Neumeier, e cioè l’omonimo libro che Alexandre Dumas figlio pubblicò nel 1848, e non la riduzione teatrale fatta dallo stesso rappresentata al Théâtre du Vaudeville di Parigi nel 1852. Versione, quest’ultima, cui si sono ispirate le successive riprese teatrali, cinematografiche e coreografiche, a cominciare da quella operistica di Verdi con La Traviata del 1853. Il libro è il punto di partenza di questa trasposizione coreutica: un romanzo “metaletterario” nel richiamo alla Manon Lescaut dell’Abbé Prévost del 1731. Romanzo che Armand regala a Marguerite e che cercherà di recuperare dopo la vendita all’asta dei beni della donna deceduta. Un’esigenza affettiva che a Neumeier offre il destro per trasformare la sovrapposizione “metaletteraria” di Dumas in una mise en abyme coreografica con la storia di Manon e di Des Grieux che diventa speculare a quella di Marguerite e Armand, riassumendola e incorniciandola.



Un momento dello spettacolo
© Marco Brescia e Rudy Amisano

Ma la classicità si coglie anche nella restituzione di uno dei capisaldi dell’immaginario romantico: la “scissione io-mondo”. Quel contrasto storico tra valori e società che si traduce nel tentativo di immettere l’“ideale” nel “reale” e di fare dell’amore lo strumento con cui superare tale dicotomia. Per Armand la conquista di Marguerite travolge e stravolge il suo destino di uomo. Non per caso Neumeier parla di Hingabe – termine tedesco che significa donarsi con tutto sé stesso – per spiegare la totale devozione e dedizione del giovane nei confronti della cortigiana, che diventa il simbolo di una vita piena, non più scissa. Il dissidio ideale-reale assume così l’aspetto di una contraddizione irrisolta tra il furor amoris romantico, una passione generosa vissuta nel suo carattere anticonformistico, e le leggi sociali che legittimano l’utile economico e l’ipocrisia delle convenzioni. Uno scontro che porterà al sacrificio della donna e alla morte di tisi, emblematica malattia dell’epoca.

Ma se indubbia è la classicità letteraria di questa Dame aux camélias, altrettanto classica è mise en scène, ascrivibile al teatro di regia del Novecento per quel “senso ricreatore demiurgico” posseduto da Neumeier che, regista e coreografo, è garante dell’“organicità” dello spettacolo. Un’armonia evidente nella strutturata impostazione della rappresentazione e nel perfetto funzionamento di ogni sua parte (drammaturgia, danza, scenografia, musica, costumi), l’una in sintonia con l’altra.

Pièce in tre atti e un prologo, La Dame aux camélias punta alla drammatizzazione psicologica fin dallo spessore drammaturgico sotteso alla narrazione di questo “romanzo in danza”. Una danza neoclassica influenzata dalla libertà di movimento della modern dance, organica rispetto alla scenografia e ai costumi, firmati da Jürgen Rose, consoni alla scelta registica. Un essenziale e raffinato allestimento dai toni pastello e dalle luci soffuse per riferirsi all’atemporalità dell’“ideale” e, di contro, un’accurata e realistica ricercatezza dei costumi per rafforzare il “reale”.

Il conflitto tra “ideale” e “reale” è accentuato dalla musica di Chopin con il Largo della Terza Sonata del Prologo e ricorrente leitmotiv; con il Secondo Concerto per pianoforte e orchestra del primo atto; i Valzer e i Preludi del secondo atto; le Polonaises per piano e orchestra, le Ballate e il Secondo Movimento del Primo Concerto per pianoforte e orchestra del terzo atto. Tutti brani eseguiti magistralmente dall’Orchestra del Teatro alla Scala diretta da Theodor Guschlbauer, dal pianoforte solista di Roberto Cominati e da quello di Marcelo Spaccarotella.



Un momento dello spettacolo
© Marco Brescia e Rudy Amisano

Anne Laudere ed Edvin Revazov, alla loro prima apparizione alla Scala, sono straordinari e interpretano con grande “danzattorialità” i quattro pas de deux che segnano i momenti clou della vicenda. Notevole è il pathos espressivo e la sopraffina tecnica che mostrano ballando insieme nei virtuosistici lifts, negli esasperati portés neoclassici, negli estremizzati allongés, nei fisici corpo a corpo, e da soli nei pas seuls: Revazov attraversando l’enorme palcoscenico con strabilianti manèges, Laudere esibendo una loquace gestica e un fine preziosismo di piccoli passi sulle scarpe da punta. Uniti o disuniti, esprimono un amore profondo, reso ancora più struggente dai tenui cromatismi delle luci e dalla sontuosità degli abiti: lui in abito scuro e camicia bianca; lei in vestito da sera violaceo nel primo incontro, poi in rosso fuoco, il colore della passione. Poi entrambi in colori chiari nella dimora di campagna e da ultimo ancora lei in nero e velata nella scena dell’addio. Laudere, esile e minuta, fa di Marguerite un personaggio dalla forte tempra nell’impossibilità di concretizzare l’ideale. Sa che a vincere saranno le convenzioni e inutile sarà stato il suo sacrificio, ma non il suo riscatto. Revazov, ballerino dalla bellezza statuaria e dai lunghi capelli biondi, incarna perfettamente l’Armand di Dumas nella foga di esternare l’incontenibile desiderio di amare Marguerite, nel dramma dell’abbandono e del tradimento, nel caparbio tentativo di perseguire l’“ideale”.

Speculari ai pas de deux dei protagonisti sono quelli della coppia Manon e Des Grieux, i bravi Nicoletta Manni e Marco Agostino. In particolare il gioco del doppio si rivela nella presenza dello specchio nella camera della protagonista nel quale costei vede riflessa Manon e, implicitamente, il suo destino. Cruciale a questo proposito è il suo passo a tre con Manon e Des Grieux, con la Gautier che si china amorevolmente sulla Lescaut come se, ormai prossima alla morte, accarezzando lo spirito di Manon cullasse sé stessa in un ultimo gesto di pietà. Teatralmente efficace è il colloquio tra Marguerite e Monsieur Duval, un credibilissimo Mick Zeni. Discreta è la presenza della Nanine di Monica Vaglietti, frizzante la leziosità dell’Olympia di Caterina Bianchi, solare l’amicizia di Gaston Gioacchino Starace, sicuro il piglio del Duca Riccardo Massimi, sfrontata la supponenza del Conte di N., Antonino Sutera. E se i duetti caratterizzano i legami tra protagonisti e coprotagonisti, le scene corali con il corpo di ballo inscenano il demi-monde parigino tra giri di valzer, balli, farandole, pieni di grazia ed eleganza.

Questa Dame aux camélias è uno spettacolo indimenticabile che conferma la grandezza di un “coreografo-regista” di nome John Neumeier.




La Dame aux camélias
cast cast & credits
 




Un momento dello spettacolo visto al Teatro alla Scala di Milano il 31 dicembre scorso
© Marco Brescia e Rudy Amisano

 
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