drammaturgia.it
Home | Cinema | Teatro | Opera e concerti | Danza | Arte | Racconti e... | Televisione | Libri | Riviste
Punto sul vivo | Segnal@zioni | Saggi | Profili-interviste | Link | Contatti
cerca in vai

Se Amleto non muore, viva l’attore!

di Gianni Poli
  Amletto
Data di pubblicazione su web 23/11/2017  

Le parole di Shakespeare per alimentare la ricerca dell’identità personale di un attore che l’abbia perduta, assieme alla propria memoria, per stress o malattia. Quanto è davvero accaduto all’attore Enrico Campanati del Teatro della Tosse diventa spunto per il drammaturgo e regista Emanuele Conte per uno spettacolo un po’ confuso ma volenteroso, a tratti attraente per il modo di riutilizzare i brani del testo ispiratore.

Le perplessità sorgono fin dalla prima scena, nella quale un attore vestito di nero, seduto accanto a un letto, comincia la confessione del suo insolito malessere. Non giace dunque morente a fare un bilancio della propria vita nel finale del dramma: «Lo spettacolo si apre con Amleto sul letto di morte. Ma è veramente il principe di Danimarca? Oppure si tratta di un vecchio attore che nella sua lunga carriera ha interpretato tutti i ruoli della famosa tragedia? [...] Il protagonista Enrico Campanati che recita sul letto con il solo aiuto delle lenzuola e coperte per entrare dentro i vari personaggi cercherà di ricucire questi brandelli, mescolando le parole dell’Amleto con i suoi personali ricordi di palcoscenico» (dalle Note di regia).


Un momento dello spettacolo
© Donato Aquaro

Amletto allude (si veda il manifesto-locandina) alla valenza simbolica di un letto incombente sull’attore e sul pubblico, oggetto che però resta vuoto e funzionalmente immotivato. Quasi nel corso delle prove si sia modificata la drammaturgia (che infatti risulta discontinua nei registri linguistici e nel progresso dell’azione). 

L’espediente del teatro-nel-teatro soltanto in parte funziona e grazie all’empatia persuasiva dell’interprete non diventa ridondante. Una recitazione “bassa”, ma tutt’altro che dimessa, guida Campanati a rivelarsi al pubblico, mentre attinge da un altrove coscienziale le minime certezze sufficienti a riconoscersi. Così gli riesce la ricomposizione del tempo perduto; anche se non si comprende l’uso del registratore per fissare battute sfuggenti o perdute. Il richiamo è all’Ultimo nastro di Krapp: le memorie vengono recuperate dal passato ma riascoltate immediatamente in modo che il controllo di quelle garantisca l’affidabilità del presente. Il fatto che non giaccia infermo e sia vigile nell’attraversare le regioni di sé disperse consente al personaggio di ricondurre il suo passato al suo presente in atto: vivendo così una faticosa resurrezione.


Un momento dello spettacolo
© Donato Aquaro

Malgrado le contraddizioni d’intenti e di risultati, in quel senso di rinascita mi pare trovarsi l’aspetto positivo dello spettacolo, confermato dalla recitazione convincente che, in poco meno di un’ora, ha permesso agli spettatori di apprezzare molte sfumature d’una visione complessa, ma essenziale, dell’arte dell’attore. Una sensibilità contemporanea regge l’affabulazione metodicamente razionalizzata, oltre l’improvvisazione, del protagonista. La tecnica ottiene una dizione che perviene chiara fino alla soglia del sussurro. L’enfasi implicita in tante parole prese a prestito dal dramma è contestata dal sapore ironico con le quali sono pronunciate. Così paiono superflui gli espedienti introdotti dal regista per sottolineare il gioco teatrale, come indossare orecchie da coniglio posticce o citare generi passati di moda quali il punk o il teatro-danza.


Un momento dello spettacolo
© Donato Aquaro
      
Il tessuto più denso e coerente del discorso nasce dal modo d’appropriazione delle “parti” dell’Amleto shakespeariano: quando Campanati interpreta Claudio o il Fantasma del padre in decisa, sobria introspezione; o quando nella figura di Ofelia, la più drammaticamente pura, risuonano parole di rassegnazione e dono assoluti. Quando il monologo del dubbio proverbiale, scelto per il finale, coincide con la condizione di un attore che, liberato dalle sue imbarazzanti contingenze, giunge, da una specie di schizofrenia, alla consapevolezza artistica. Allora la conversazione già fidente con il pubblico diventa dialogo sicuro con le ritrovate presenze della scena. 



Amletto
cast cast & credits
 




Un momento dello spettacolo visto al Teatro della Tosse di Genova il 14 novembre 2017
© Donato Aquaro
 
Firenze University Press
+39 0552743051 - fax +39 0552743058
Borgo Albizi, 28 - 50122 Firenze

web:  http://www.fupress.com
email:info@fupress.com
© Firenze University Press 2013