Diario di un prete di periferia

di Raffaele Pavoni

Data di pubblicazione su web 07/09/2017

L'equilibrio

Arriva, fuori concorso, un importante film sulla camorra. A firmarlo è il quarantacinquenne napoletano Vincenzo Marra già premiato a Venezia nella Settimana Internazionale della Critica per Tornando a casa (2001).

Il film narra la storia di Don Giuseppe (Mimmo Borrelli), ex-missionario campano e parroco di una piccola diocesi di Roma. Dopo una crisi spirituale, egli chiede e ottiene di essere trasferito in un paesino del napoletano. Qui sostituirà Don Antonio (Roberto Del Gaudio), personalità apprezzata distintasi soprattutto per la lotta contro le discariche abusive e i roghi dei rifiuti. Quest'ultimo istruisce il suo successore sui compiti che un simile incarico richiede, e sui rapporti da mantenere con certi parrocchiani. Ben presto Don Giuseppe imparerà che ciò vuol dire venire a patti con i soprusi della criminalità organizzata, cui egli si opporrà nel modo più risoluto. I risultati, però, non saranno quelli sperati e l'eroismo del prete non sortirà altro effetto che l'assassinio di un giovane spacciatore.


Una scena del film
Una scena del film

In questa edizione del Festival Napoli è stata rappresentata secondo diversi punti di vista. Da quello spettacolarizzato secondo lo stile della serie Gomorra, presentata al Lido con uno spin-off di quindici minuti in realtà virtuale, alla Napoli neomelodica de Il Cratere di Silvia Luzi e Luca Bellino, a quella dark e futuristica del film d'animazione Gatta Cenerentola di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone, o ancora al musical dei Manetti Bros, divertente Tano Da Morire in versione partenopea. 

Il film di Marra, modesto sia per ambizioni che per budget, è significativo per l'approccio adottato dal regista. Un lavoro imperfetto, certo, a tratti persino sciatto nella recitazione, ma narrativamente convincente scaturito da un intento politico di rara sincerità e consapevolezza. In questa Napoli (a differenza degli esempi sopracitati) è assente qualsiasi velleità cinefila, a tutto beneficio del risultato finale: la camorra non è un immaginario cinematografico cui attingere per creare un gangster movie, ma un fenomeno sociale per la creazione di un film di denuncia; o meglio, un film di riflessione, “da cineforum” si sarebbe detto un tempo.


Una scena del film
Una scena del film

Poca forma, tanto contenuto: Marra sembra indirizzare la nostra attenzione sull'oggetto della rappresentazione più che sulle modalità della stessa, e non possiamo che raccogliere il suo invito.

Nelle vicende di Don Giuseppe, prete “straniero” incorruttibile e di sani principi, c'è tutto il dramma delle società ad alta infiltrazione di criminalità organizzata. Una collettività che si organizza autonomamente, secondo proprie regole, integrando le componenti più deviate al suo interno, senza tuttavia ridursi esclusivamente a esse. In questo contesto, chiunque provi a fare pressione per cercare di risolvere un determinato problema, come Don Giuseppe, deve confrontarsi con tale ordine, calibrando su di esso il proprio raggio d'azione. Chiunque ambisca a una emancipazione è destinato, nel migliore dei casi, a essere espulso dal contesto di appartenenza. Una figura come quella di Don Antonio, seppur collusa con la camorra, a livello pragmatico si rivela quindi più efficace rispetto alla controparte “pura” (Don Giuseppe), sul filo di quell'eterno dualismo tra idealismo e pragmatismo che percorre da sempre il dibattito sull'antimafia. 


Una scena del film
Una scena del film

Dunque, si può trattare con le organizzazioni criminali? Se sì, in che misura? Dove finisce il dialogo e dove inizia la complicità? Dovremmo forse rinunciare a un'azione radicale che, rifiutando tout court la logica dei clan, cerchi l'appoggio della parte “buona” della comunità interessata? La chiesa vuota in cui si svolge l'omelia di Don Giuseppe sembra suggerire una risposta pessimistica. Il consenso di cui godeva Don Antonio era legato anzitutto al rifiuto del cambiamento, al mantenimento di uno status quo (l'equilibrio del titolo). Come viene detto nel film, un prete-eroe «porta solo giornalisti e poliziotti», avendo come unico effetto quello di dirottare il business altrove. 

Il film di Marra non dà risposte: si limita a fotografare la realtà offrendo gli strumenti per comprenderla. Non sarà formalmente ineccepibile, ma di fronte a una tale sincerità di intenti si tratta di un peccato minore.



L'equilibrio

Cast & Credits


La locandina
La locandina



Cast & credits

Titolo 
L'equilibrio
Origine 
Italia
Anno 
2017
Durata 
90 min.
Data rappresentazione 
5 settembre 2017
Città rappresentazione 
Venezia
Luogo rappresentazione 
Sala Perla
Prima rappresentazione 
5 settembre 2017
Evento 
74ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2017
Colore 
Soggetto 
Vincenzo Marra
Regia 
Vincenzo Marra
Interpreti 
Mimmo Borrelli (Don Giuseppe)
Lucio Giannetti (Gaetano)
Francesca Zazzera (Assunta)
Paolo Sassanelli (Vescovo)
Francesco Pio Romano (Daniele)
Roberto Del Gaudio (Don Antonio)
Giuseppe D'Ambrosio (Saverio)
Autilia Ranieri (Antonietta)
Astrid Meloni (Veronica)
Produttori 
Luigi Musini, Olivia Musini, Cesare Apolito, Renato Ragosta
Produzione 
Cinemaundici, Lama Film, Rai Cinema, con il contributo del MiBACT, Ela Film
Distribuzione 
Warner Bros
Scenografia 
Flaviano Barbarisi
Costumi 
Annalisa Ciaramella
Sceneggiatura 
Vincenzo Marra
Montaggio 
Luca Benedetti
Fotografia 
Gianluca Laudadio