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La danza degli oggetti

di Raffaele Pavoni
  Beautiful Things
Data di pubblicazione su web 05/09/2017  

Tra i film presentati quest’anno al Lido, tre provengono dal Biennale College, workshops che si sono svolti a Venezia dal 7 al 16 ottobre 2016 allo scopo di selezionare e finanziare nuovi talenti. Tra questi sono emersi Giorgio Ferrero e Federico Biasin, rispettivamente regista e direttore della fotografia di questa curiosa opera prima. Un’altra pellicola sperimentale ben riuscita dopo Spira Mirabilis (2016) di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti presentato in concorso lo scorso anno, fatta di libere suggestioni, giustapposizioni istintive, analogie formali. Beautiful Things appare in una sezione marginale, spesso ingiustamente snobbata dalla stampa, che tende a considerare il Biennale College una piccola “vetrina” interna dove inserire, da contratto, i film vincitori del workshop.


Secondo gli stessi autori, Beatiful Things è un «viaggio all’interno della nostra bulimia consumistica», nel quale ci si sofferma sul ciclo di vita (e di morte) dei nostri oggetti quotidiani. Protagonisti sono Van, operaio di una piattaforma petrolifera texana; Danilo, capo-ingegnere di una nave per trasporti transoceanici; Vito, responsabile di un grande inceneritore; e Andrea, ingegnere del suono che gestisce un laboratorio preposto allo studio del suono degli oggetti senza il riverbero dell’eco (camera anecoica).

Una scena del film
Una scena del film

Questi episodi sono tenuti insieme dall’idea di cercare la bellezza laddove sembra non esserci che produzione, distribuzione e distruzione di merci. Il mezzo usato è soprattutto la fotografia, che acquista connotati fortemente espressivi. Si pensi alla funzione “manipolatoria” della luce, capace di rendere la camera anecoica una scenografia espressionista, la trivellazione del petrolio uno splendido ballet mécanique, la discarica un mattatoio splatter, il centro commerciale una coloratissima discoteca vuota (bella l’idea del surreale balletto finale, liberamente ispirato al videoclip Weapon of Choice di Spike Jonze e Fatboy Slim, 2000).


Una scena del film
Una scena del film

Ferrero e Biasin non si fanno scrupoli a “lanciare” la camera, talvolta letteralmente, nei modi più complessi e arditi; e tuttavia le loro scelte estetiche non sono mai fini a se stesse, ma sempre subordinate a una ricerca pura, quasi di un sublime artificiale o, come la definiscono gli stessi autori, di una «liturgia meccanica», al contempo perturbante e affascinante. «Van, Danilo, Andrea e Vito sono come monaci che ripetono la stessa liturgia ogni giorno», e come tali vengono trattati, secondo una personalissima e feconda lettura.

Complesso è anche il lavoro sul montaggio, sia visivo che – soprattutto – sonoro (bella la colonna sonora di Rodolfo Mongitore, in bilico tra ripetizione meccanica e ricerca melodica). A fare da collante sono i leitmotive legati agli oggetti (il pelouche, la bambola, il robot) in una “sinfonia visiva” ottenuta attraverso una cesellatura continua del dettaglio, secondo una poetica purovisibilista. È evidente il debito sia con l’ambiente videomusicale sia con gli immaginari industrial e techno, ma lo stile è personale, capace di dare un’unità formale all’eterogeneità del materiale trattato.


Una scena del film
Una scena del film 

Beautiful Things vince la sua scommessa, spingendosi senza remore nel campo – spesso snobbato – della videoarte e usando la videocamera per dare forma al mondo, per “estetizzarlo” e trascenderlo. Un film poco accomodante, anti-narrativo, quindi di nicchia: la prospettiva di un’uscita cinematografica è alquanto lontana (così è stato per il citato Spira Mirabilis, malgrado fosse prodotto e distribuito da Rai Cinema). A maggior ragione, quindi, lo segnaliamo volentieri.




Beautiful Things
cast cast & credits
 

Il regista, Giorgio Ferrero
Il regista Giorgio Ferrero




 
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