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Napul’è

di Sara Mamone
  Ammore e malavita
Data di pubblicazione su web 09/09/2017  

Finalmente approda al Lido, come una boccata d’aria fresca, lo scorretto, scorrettissimo film dei Manetti Brothers, i fratelli Marco e Antonio che incuneano il loro sberleffo musicale tra l’agguerrita falange dei soggetti migratori e quella non meno numerosa delle problematiche fine vita di un Occidente che, se il cinema è lo specchio della vita, non se la passa benissimo. Con un’esperienza ormai lunga di produzione web, di regie televisive (il cult L’ispettore Coliandro), dopo Zora la Vampira (2000) il film Song’e Napuli ha messo d’accordo critica e pubblico, aprendo la strada alla rivisitazione scanzonata e colta della cultura melodica (e non solo) della città artistica di adozione, Napule, appunto. Seconda tappa nella rivisitazione della cultura popolare partenopea Ammore e malavita resuscita e omaggia il genere principe della cultura musicale napoletana, quella sceneggiata tanto cara al pubblico e tanto sbeffeggiata dalla cultura alta.


Una scena del film
Una scena del film

Poiché i fratelli Manetti non risparmiano nessuno, l’obiettivo nel mirino potrebbe essere l’attuale dilagante gomorrismo alla cui derisione la sceneggiata si attaglia perfettamente. Don Vincenzo ’o re d’o pesce (Carlo Buccirosso) e la bella moglie più camorrista di lui (Claudia Gerini) decidono di sparire dalla città per godersi la meritata pensione ai Caraibi: la finta morte del boss placherà ogni rischio di vendetta delle bande rivali. Qualcosa però va storto e l’ingenua infermiera Fatima (Serena Rossi) si trova al posto sbagliato nel momento sbagliato. Rosario e Ciro (il fedelissimo dei Manetti Giampaolo Morelli, più noto come Coliandro), le “tigri” feroci del boss, tutti moto rombanti e caschi integrali, dovranno rimettere le cose a posto e farla fuori. Ma sarà il destino che rimetterà le cose a posto, con la prevedibile agnizione (Fatima è stata il primo mai dimenticato amore) e la messa a punto di una strategia di salvezza.

Una scena del film
Una scena del film

Che puntualmente si verificherà tra ammazzamenti, sparatorie, inseguimenti e canti. Soprattutto canti, a sottolineare l’assoluto straniamento della vicenda e le immortali potenzialità della cultura “popolare” quando ben maneggiata, come a suo tempo fatto da Roberta Torre che, proprio a Venezia, con il musical sulla mafia Tano da Morire (1997) aveva già mostrato come i demoni possono essere scacciati ridendo e cantando. Napul’è anche questo.




Ammore e malavita
cast cast & credits
 

I registi
I registi
Antonio e Marco Manetti




 
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