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Normalising

di Luigi Nepi
  Downsizing
Data di pubblicazione su web 02/09/2017  

Da qualche anno a questa parte il film d’apertura della Mostra internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia ha fatto parlare di sé per molto tempo, spesso fino alla notte degli Oscar: Gravity, Birdman e La La Land (aldilà del loro valore intrinseco) sono lì a dimostrarlo, per cui l’idea di trovarsi nuovamente davanti al “film dell’anno” è molto diffusa. E Downsizing, l’ultimo film di Alexander Payne (Nebraska), sembra avere la giusta combinazione per replicare i successi precedenti: un regista che ha saputo finora mantenere quell’aura indipendente che non dispiace a buona parte della critica e, contestualmente, costruire un ottimo rapporto anche con un pubblico non suo”, una star “giusta” come Matt Damon e una storia con un’insolita (per Payne) vena di intrigante follia. Però questa volta non tutto sembra andare per il verso giusto.


Una scena del film
Una scena del film

In Downsizing il regista continua la sua serie di personaggi inetti raccontando la storia di Paul Safranek (Damon), un americano medio che vive male le continue frustrazioni che la vita gli riserva: avrebbe voluto fare il medico ed è solo un fisioterapista posturale, vorrebbe offrire a sua moglie (Kristen Wiig) una casa più grande, ma non può permettersela… La soluzione sembra arrivare dalla scienza: un ricercatore norvegese ha messo a punto un procedimento per miniaturizzare i corpi, ma quello che, nelle intenzioni, doveva essere un modo per salvare il pianeta (riducendo le conseguenze della sovrappopolazione e diminuendo consumi e inquinamento), nelle mani degli americani diventa business: vengono costruite città per i “minuscoli” dove ognuno può permettersi la vita agiata che ha sempre sognato. I due coniugi acconsentono di sottoporsi al trattamento. Solo Paul lo porterà a termine, senza poter sapere che lei, nel frattempo, è scappata. Questo comporterà la sua “discesa” in solitaria in un mondo che, nel suo “piccolo”, rivelerà avere gli stessi limiti di quello appena lasciato.


Una scena del film

Downsizing rappresenta il primo vero salto di qualità del regista verso un cinema meno intimista, più popolare e, soprattutto, produttivamente più impegnativo, come testimoniano gli interminabili titoli di coda legati agli effetti speciali della Light e Magic. Però, in questo salto, la regia di Payne sembra aver perduto qualcosa. Ci si poteva aspettare un film a metà strada tra il Viaggio allucinante di Richard Fleischer e I viaggi di Gulliver di Swift, ma mancano sia l’aspetto fantascientifico del primo sia la satira antropologica del secondo e l’unico riferimento chiaro è una premessa che arriva direttamente dall’Inferno di Dan Brown.



Matt Damon, Alexander Payne

Il problema di Downsizing è quello di procedere per accumulo di tematiche (la sovrappopolazione della terra, i limiti della scienza, l’ecologia, l’ecologismo, l’organizzazione sociale, il rapporto con il diverso, l’eguaglianza dei diritti, il capitalismo, l’egoismo, lo sfruttamento, le sette, la fine del mondo…) che si smarriscono in una sequela di stereotipi (sociali, antropologici, visivi e musicali). Persino gli effetti speciali, inaspettatamente, ci abbandonano dove sarebbero stati più opportuni per evidenziare la sproporzione tra i “minuscoli” e il mondo circostante. Invece Payne sembra più attento a normalizzare le sue immagini, i suoi punti di vista, le sue soluzioni visive e la storia stessa, quasi avesse frainteso la differenza tra semplicità e banalità.




Downsizing
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La locandina
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