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Grazia divina

di Luigi Nepi
  First Reformed
Data di pubblicazione su web 06/09/2017  

Il crepuscolo (un’alba? un tramonto?); in fondo una chiesa in stile olandese, ripresa dal basso; un carrello che si avvicina, lento (perché «il carrello è una questione morale», diceva Godard); la chiesa che si fa sempre più vicina, alta, minacciosa e subito un senso misto di fascinazione e paura che prende lo spettatore. Basterebbe questo inizio, così potente ed esatto, per essere catturati da First Reformed, l’ultimo film di Paul Schader: un’inquadratura satura di cinema come se Sirk, Hitchcock, Dreyer, Scorsese (e anche Kubrick e Sokurov) stessero al nostro fianco accompagnandoci nella visione (e non saranno i soli).

La storia è quella di padre Ernst Toller (Ethan Hawke), un sacerdote calvinista in profonda crisi esistenziale. Suo figlio è morto in Iraq dopo che lui l’ha costretto ad arruolarsi; per questo la moglie l’ha lasciato e lui ha abbandonato il ruolo di cappellano militare per rifugiarsi in una piccola, spoglia chiesa di periferia frequentata da pochissimi fedeli. La sua crisi colpisce anche la fede e così Toller decide di tenere un diario dove, per un anno, scrive in piena libertà (aiutandosi con massicce dosi di alcol) le sue sensazioni e i suoi pensieri e che, alla fine, brucerà. Al termine di una cerimonia conosce Mary (Amanda Seyfried), una parrocchiana che gli chiede aiuto perché il marito, attivista ecologista, vorrebbe farla abortire in quanto convinto che il mondo stia per finire. Intanto padre Ernst deve organizzare i festeggiamenti per i duecentocinquanta anni della sua chiesa, che il sinodo ha deciso di far finanziare da una delle società più inquinanti del pianeta (la Balq).

Con Firts Reformed Schrader fa il suo esordio in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia e lo fa con un film duro, teorico, che lo riporta direttamente alla sua tesi di laurea sul trascendente nel cinema di Ozu, Bresson e Dreyer. In quella tesi (un testo ancora imprescindibile negli studi di analisi cinematografica dopo quasi cinquant’anni) si afferma che “quotidiano” (la coazione a ripetere), “scissione” (il disagio) e “stasi” (catarsi e recupero di un diverso quotidiano) sono i tre stadi dello stile trascendentale del cattolico Bresson. 



Una scena del film

Proprio dal regista francese First Reformed sembra prendere i suoi spunti più riusciti: non solo l’idea del prete in crisi e malato (Diario di un curato di campagna), ma soprattutto la recitazione composta, asciutta e primitiva imposta al suo protagonista, che rimanda alla fissità del Michel di Pickpocket (1959). Però, a differenza di quanto accade in Bresson, nel cinema di Schrader non c’è posto per una vera e propria catarsi, tantomeno in un film disperato come questo, fatto di luci naturali sempre opache, esterni nuvolosi, senza che mai un raggio di sole attraversi lo schermo o tocchi i protagonisti. Una disperazione che neanche il lunghissimo bacio finale riesce a mitigare.

Perché, come suggerisce l’inquadratura iniziale, First Reformed è fondamentalmente un horror. È l’horror di un’anima posseduta da dubbi, pensieri, angosce e istinti autodistruttivi che si trova costretta a dissimulare costantemente la sua natura orrorifica con tutti quelli che incontra. Un disagio che Schrader trasmette allo spettatore con un effetto straniante proprio durante le scene di dialogo, dove attraverso il campo-controcampo costringe i personaggi a una posizione quasi innaturale evitando che il loro sguardo finisca in macchina e spiazzando così la percezione della loro posizione nello spazio. Lo stesso accade per i tormenti e le contraddizioni di padre Toller, la cui fisicità appare dimessa quando veste l’abito talare, salvo poi rivelarsi eccezionalmente tonica e muscolare nelle scene in cui nudo scrive il suo diario. Quelle stesse scene in cui i tormenti dell’anima portano a una messa in abisso della sua immagine, costantemente reinquadrata all’interno di specchi e porte in maniera rigorosa ed esatta, dentro un formato antico e desueto come il 4:3.

Un precipitato di cinema dall’incedere lento e dalla bellezza magnetica che, nella sua semplicità, ci mostra il tentativo dell’uomo di rapportarsi con Dio, con l’ambiente, con gli altri e, cosa ancora più difficile, con sé stesso, come efficacemente sintetizzato dallo stesso Schrader: «Siamo solo schegge impazzite, non credo che l’umanità possa sopravvivere a questo secolo».




First Reformed
cast cast & credits
 


La locandina

 
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