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Il restauro dell'opera di Jean Vigo: il flusso visivo delle emozioni

di Eleonora Sforzi
  Il Cinema Ritrovato 2017 - Jean Vigo Ritrovato
Data di pubblicazione su web 16/07/2017  

Nell’ambito dell’ultima edizione del festival bolognese Cinema Ritrovato un approfondimento a parte merita la rassegna dedicata a Jean Vigo, una delle sezioni più significative e interessanti in programma, forse la più attesa da cinefili e studiosi.

L’opera di Jan Vigo (1905-1934), costituita da soli quattro titoli a causa della sua scomparsa a ventinove anni, è emblematica della corrente del realismo poetico francese di cui sono stati importanti esponenti Abel GanceJean Epstein e in seguito Jean Renoir e Marcel Carné.

Il festival ha presentato il restauro dell’opera omnia del regista francese, curato dalla casa di produzione Gaumont in collaborazione con la Cinémathèque Française, il CNC (Centre National du Cinéma et de l’image animée) e i laboratori de L’Immagine Ritrovata della Cineteca di Bologna. Il lavoro è stato reso possibile dalle nuove tecnologie e dalle ricerche sui documenti conservati nell’archivio della figlia del cineasta recentemente scomparsa, Luce Vigo (1931-2017), alla cui memoria è stata dedicata questa edizione del festival.

Zéro de conduite (1933)
Zéro de conduite (1933)

Nella rassegna, a cura di Bernard Eisenschitz, gli spettatori hanno potuto ammirare in alta qualità i quattro film del maestro francese girati nell’arco di cinque anni, contraddistinti da un originale sguardo sul mondo e da un realismo spensierato che si fonde con la creazione di immagini visionarie e fantastiche. In ordine cronologico: il mediometraggio non-fiction A proposito di Nizza (1930), il cortometraggio Taris o del nuoto (1931), il mediometraggio di finzione Zero in condotta, (1933) e il lungometraggio L’Atalante (1934), suo capolavoro.

Partiamo da quest’ultimo, proiettato in Piazza Maggiore la prima sera del festival nell’ultima versione restaurata – secondo il montaggio visivo e sonoro voluto da Vigo – in collaborazione con i laboratori di Bologna e Parigi e preceduto da un commento di Martin Scorsese che ha riconosciuto «in ogni fotogramma, in ogni immagine un amore e una grande passione per il cinema».

Il film racconta la storia dei giovani Jean (Jean Dasté) e Juliette (Dita Parlo) che, appena sposati, vanno ad abitare sulla chiatta L’Atalante, capitanata dal ragazzo coadiuvato dal marinaio Père Jules (Michel Simon) e da un mozzo. La chiatta è molto più del luogo che accoglie i due innamorati: durante il viaggio lungo la rete fluviale francese il loro amore si consuma tra l’apparente sicurezza di uno spazio chiuso, fuori dal tempo, e l’attrazione della città moderna in cui è facile smarrirsi.

Si dipana così una vicenda emblematica della costante ricerca di semplicità cara a Vigo, in cui il tempo della storia è scandito dalle evocative immagini cui l’amore dà forma. Si pensi alla poetica visione dell’amata sott’acqua che si affaccia alla mente di Jean quando ne sente maggiormente la mancanza dopo il suo allontanamento dalla barca. Una visione realizzata attraverso una delle sovraimpressioni più belle della storia del cinema.

La natation par Jean Taris (1931)
La natation par Jean Taris (1931)

L’aspetto visionario delle inquadrature di Vigo sottende una cura tecnica nelle riprese anche nel materiale scartato dalla versione finale. Lo ha dimostrato Eisenschitz in una interessante Lezione di cinema individuando nelle scene tagliate, la cui durata complessiva corrisponde quasi a quella del film, una notevole attenzione per dettagli, sperimentazioni di montaggio accelerato e rallentato, piani-sequenza dove si indugia sulla durata di singoli momenti.

Zéro de conduite è stato proiettato nella versione restaurata a partire dalla sua copia più completa, consegnata nel 1947 da Henri Langlois a Luigi Comencini, fondatore della Cineteca Italiana di Milano, dov’è attualmente conservata. Il film racconta con sguardo affettuoso la quotidianità di un gruppo di bambini residenti in un collegio attraverso alcuni episodi che sottolineano, tra realismo e iperboli, la contrapposizione fra una gioiosa ricerca di libertà tipica dell’infanzia e l’intransigenza degli insegnanti, la cui raffigurazione grottesca e satirica ha valso alla pellicola numerosi tagli e un periodo di censura.

Il precedente La natation par Jean Taris, dedicato al famoso campione di nuoto francese e girato su richiesta di Germaine Dulac, è forse ancor più interessante condensando in meno di dieci minuti alcuni tratti distintivi dell’opera di Vigo. Qui la ricerca visiva si realizza nelle riprese sott’acqua, in cui i movimenti di Taris danno vita a un gioco chiaroscurale e a una dimensione onirica che devono aver ispirato la sequenza della visione sottomarina ne L’Atalante. Un recupero dei caratteri tipici del cinema delle origini contraddistingue la sequenza finale, dove alcuni trucchi di montaggio mostrano il nuotatore in costume e un attimo dopo vestito di tutto punto; poi nell’atto di camminare sulla superficie dell’acqua, infine mentre rivolge un saluto di congedo allo spettatore.

À propos de Nice (1930)
À propos de Nice (1930)

Non è un caso che la proiezione del primo film di Jean Vigo abbia preceduto quella de L’Atalante, evidenziando implicitamente il fil rouge di una poetica visiva che percorre tutta la sua opera. À propos de Nice si inserisce nel genere della “sinfonia urbana” il cui primo esempio e caposaldo è l’opera più importante di Walter Ruttmann, Berlino, sinfonia di una grande città (1927), distinguendosi per lo sguardo curioso e irriverente sugli spazi urbani e sui suoi abitanti. Nel suo documentario ispirato dalle avanguardie, Vigo filma le contraddizioni della località turistica alternando un’attitudine satirica sui luoghi di ritrovo della classe agiata e sui festeggiamenti del carnevale al realismo degli scorci dei quartieri popolari e dei luoghi di lavoro degli operai. Il grande cineasta portoghese Manoel de Oliveira, che a sua volta ha esordito nella regia con una personale sinfonia urbana, Douro, faina fluvial (1931), rimase a tal punto colpito dall’opera di Vigo e dal suo personale sguardo sul mondo da dedicargli il documentario Nice… À propos de Jean Vigo (1938), contenente anche alcune citazioni visive e tecniche dalla versione del regista francese.




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