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Progetto Händel

di Gabriella Gori
  Progetto Händel
Data di pubblicazione su web 19/06/2017  

Un tripudio. Venti minuti di applausi ininterrotti e ripetute chiamate. Questa in sintesi l’ovazione tributata dal pubblico del Teatro alla Scala di Milano a Progetto Händel, la creazione firmata da Mauro Bigonzetti con Svetlana Zakharova, Roberto Bolle e il Corpo di Ballo milanese. 

Un felice, anzi felicissimo debutto in prima assoluta che ricuce i rapporti tra Bigonzetti e il Teatro milanese, dopo le sue dimissioni da direttore della Compagnia di Ballo nel 2016, e saluta il ritorno ufficiale di Frédéric Olivieri alla guida dell’organico tersicoreo. Una nomina avvenuta il 5 maggio e seguita il 24 dalla presentazione della nuova stagione di balletto in concomitanza con le repliche di Progetto Händel, andato in scena dal 20 maggio al 1° giugno. Insomma una serie di favorevoli coincidenze che fanno grande la Scala, chi ci lavora in pianta stabile e chi viene chiamato ad esprimervi il proprio talento. 

Sì perché quello di Bigonzetti, giunto alla sua settima committenza scaligera, è proprio un talento, un ingenium ascrivibile a una poetica postclassica che diventa neoclassico-contemporanea per il suo essere accademicamente anticlassica o classicamente antiaccademica a seconda dei punti di vista.


Un momento dello spettacolo © Marco Brescia & Rudy Amisano
Un momento dello spettacolo 
© Marco Brescia & Rudy Amisano

Un ossimoro che riflette l’originale creatività del coreografo romano, figlio di “padri spirituali” come Balanchine, Forsythe, Tetley, Cunningham, il quale ha dimostrato da tempo di aver raggiunto una peculiare e riconoscibile cifra espressiva e di saperla declinare. Un fare danza con cui egli recupera, manipola, fonde propri stilemi, senza mai cadere nell’autoreferenzialità o nell’autocitazionismo, individuando nella scelta musicale il modo di rendere più incisivo il suo pensare “coreologico”. 

Un pensare che si nutre di echi e reminiscenze delle coreografie ideate per il Balletto di Toscana, fra cui Mediterranea – riallestita dal Corpo di Ballo della Scala –; nonché di quelle, numerose, per l’Aterballetto e per grandi formazioni internazionali, quali ad esempio Caravaggio per il Balletto dell’Opera di Berlino del 2008, Cinderella per la Scala del 2015 e Deep per l’Alvin Ailey American Dance Company del 2016. 

Alla base di questa nuova creazione c’è una progettualità ben precisa che si sviluppa nella prima parte su quindici brevi Suite di Händel eseguite al pianoforte da James Vaughan, e nella seconda su nove Sonate con una Suite a opera del gruppo cameristico composto dal violino di Francesco de Angelis, l’oboe di Fabien Thouand, il flauto di Andrea Manco, il violoncello di Massimo Polidori, il clavicembalo di James Vaughan

Una restituzione coreografica della musica barocca che se da un lato esalta il disegno melodico di Händel con le sue impetuose linee intime, dall’altra ne coglie la teatralità musicale con il suo afflato mondano e grandioso.


Un momento dello spettacolo © Marco Brescia & Rudy Amisano
Un momento dello spettacolo 
© Marco Brescia & Rudy Amisano

Bigonzetti non è nuovo a interfacciarsi con il “caro sassone”. È già successo con InCanto del 2007 e con Come un respiro del 2009 creati per l’Aterballetto, e con Festa Barocca del 2008 firmato per l’Alvin Ailey American Dance Theater. Ora torna a incontrare Händel per realizzare una partitura coreografica astratta in cui paradossalmente a “narrarsi” è proprio il movimento che riflette e dà corpo alla musica, coinvolgendo lo spettatore. 

Uno spettatore trascinato dal turbinio di emozioni che sprigionano le note musicali restituite da una danza dinamica, vibratile, lirica, furiosa, giocosa, frenetica, sensuale, atletica, che non concede spazio al décor se non nel caldo riverbero delle luci di Carlo Cerri (scena in bianco e nero nella prima parte e cromatica nella seconda), e negli stupendi e geometrici costumi cangianti di Helena de Medeiros

Progetto Händel è un balletto concertante che si appropria delle forme classiche degli assoli, dei passi a due, delle scene corali, per dare libero sfogo a un’urgenza compositiva contemporanea. E lo fa attraverso “mosse” contrappuntistiche, estremizzati off-balance, inaspettati release, giochi di teste, braccia e gambe in gara con la velocità o il lirismo della musica fino all’invenzione di prese originalissime. Prese che, ispirate a quelle del grand pas classique, diventano nuove per la prorompente fisicità e l’attorcigliata plasticità delle figurazioni. 

Figurazioni realizzate grazie a corpi – come dice Bigonzetti – “alfabetizzati” e capaci di profonde vibrazioni, di eccentrici legati, di linee contratte, ellittiche, implosive ed esplosive che creano una sorta di vertigine cinetica spudoratamente antiaccademica nell’eseguire développés e développés  penchés oltre i 180°, attitudes, salti e batterie fuori asse, e anticlassica nell’uso sfacciato delle punte.


Un momento dello spettacolo © Marco Brescia & Rudy Amisano
Un momento dello spettacolo 
© Marco Brescia & Rudy Amisano

Non costrittive scarpette ma strumenti per oltrepassare i limiti fisici, sorprendere, stupire con la bellezza di gambe “appuntite” o “puntute” in grado di disegnare nello spazio la partitura musicale. E lo stesso dicasi per il modo virile di esaltare il corpo maschile in cui, sempre paradossalmente, la forza deve andare di pari passo con la leggerezza in un antitetico eppure eloquente connubio. 

Un neoclassicismo-contemporaneo che permea di sé tutta l’opera e tocca l’apice quando nella seconda parte si allude al pas de deux del Cigno nero del Lago dei Cigni con un piglio improvviso e una resa spiazzante. 

E se straordinari sono i ventidue ballerini della Scala, strepitosi risultano Roberto Bolle e Svetlana Zacharova accomunati dalla curiosità di misurarsi con l’incontenibile estro di Bigonzetti. La Zacharova, indiscussa icona della ballerina classica per fisico e tecnica, si cimenta con grande successo nello stile “bigonzettiano” riuscendo a coglierne le asprezze e le morbidezze e regalando un’immagine di sé inaspettata e affascinante. 

Bolle, letteralmente “nelle mani” del coreografo, al di là della scontata bravura mostra fin dove possano arrivare la maturità coreutica, l’intelligenza e la sensibilità di colui che chiamasi artista.  




Progetto Händel
cast cast & credits
 



Svetlana Zakharova e Roberto Bolle in un momento dello spettacolo
Svetlana Zakharova e 
Roberto Bolle 
in un momento dello spettacolo Progetto Händel
andato in scena il 21 maggio 2017
al Teatro alla Scala di Milano
© Marco Brescia & Rudy Amisano



 
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