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Lego, 14'20'', Bliss

di Gabriella Gori
  Lego, 14'20'', Bliss
Data di pubblicazione su web 16/05/2016  

Il trittico interpretato da Aterballetto al Teatro Regio di Parma, Lego di Giuseppe Spota, 14’20’’ di Jiří Kylián e Bliss di Johan Inger, presenta coreografie diverse eppure uguali nello spirito della migliore danza contemporanea. Una danza astratta e materica, emozionante e coinvolgente, che riconferma l’unicità della compagnia emiliana e la sapiente direzione artistica di Cristina Bozzolini. Al di là degli applausi e dell’ottima resa dei singoli pezzi, di cui è impossibile stilare una graduatoria di merito proprio per l’affine diversità, quello che ogni volta colpisce di Aterballetto è la bravura.

Nato come cosiddetta “compagnia di autore” sotto la direzione di Amedeo Amodio dal 1979 al 1996 e di Mauro Bigonzetti dal 1997 al 2007, entrambi direttori-coreografi, dal 2008 con Cristina Bozzolini l’organico ha assunto «il profilo di una compagnia di balletto e di danza contemporanea», passando dall’essere una “compagnia d’autore” ad una “di indirizzo”. Un indirizzo che riflette le linee guida di un’artista, una ballerina, un’insegnante che si muove alla ricerca di quello che di meglio offre la cifra autoriale odierna. E forma i suoi ballerini ad una scuola di pensiero e di studio che li rende inconfondibili per versatilità, preparazione classica e contemporanea e spirito di corpo.

Un'immagine dello spettacolo Lego. Foto di Alfredo Anceschi
Un momento dello spettacolo Lego
© Alfredo Anceschi

Quando Aterballetto va in scena stimola sempre la curiosità di vederlo all’opera e di seguire la progettualità coreutica di Cristina. Così è stato anche al Regio di Parma dove, accanto a due riprese, Lego di Giuseppe Spota e 14’20’’ di Jiří Kylián, proposte a marzo e a novembre 2015, la novità è rappresentata da Bliss di Johan Inger. Una creazione che ha debuttato al Teatro Comunale di Modena lo scorso marzo e ora rinnova il successo nella città parmense.

Al piacere di rivedere Lego e di apprezzarne ancora di più il carattere lirico e dinamico, si somma la riscoperta di 14’20’’ Estratto/Duo dall’opera 27’52’’ creato da Kylián per il Nederlands Dans Theater nel 2002 e riallestito per Aterballetto. Il singolare titolo deriva dalla durata stessa del pezzo, un passo a due di quattordici minuti e venti secondi su musica di Dirk Haubrich, ispirato a due temi di Mahler, con essenziali scene di Jiří Kylián, luci basse di Kees Tjebbes e setosi costumi di Joke Visser.

Una foto dello spettacolo xxx. Foto di xxxx
Un momento dello spettacolo 14'20"
© Alfredo Anceschi

Kylián, maestro della danza contemporanea, affronta il tema universale della fugacità del tempo e dei limiti imposti dalla nascita e dalla morte. Un lasso di tempo in cui l’uomo si dibatte tra amore e dolore, giovinezza e vecchiaia, speranze e illusioni, senza comprenderne il senso. E mentre i filosofi – precisa Kylián – lo considerano una necessaria invenzione umana, i poeti – aggiungiamo noi – lo vivono all’insegna del carpe diem oraziano.

In questo duetto l’inspiegabilità e l’inesorabilità del tempo paradossalmente si colgono e si arrestano grazie alla danza e ai due interpreti: Damiano Artale e Serena Vinzio. Morbidi legati e plastiche figure aggrovigliano i corpi che sprigionano forza e delicatezza e Serena, sorretta da un partecipe Damiano, sostiene tanto il movimento da riuscire a fissarlo nella precaria fisicità della nostra condizione di essere viventi. Un passo a due di grande impatto in cui la danza, filosoficamente poetica, lascia il segno.

Un momento dello spettacolo Bliss. Foto di Nadir Bonazzi
Un momento dello spettacolo Bliss
© Nadir Bonazzi

Di tutt’altra atmosfera è Bliss di Johan Inger, che torna a lavorare con Aterballetto dopo Rain Dogs del 2013. Questa volta il coreografo svedese sceglie il Concerto di Colonia di Keith Jarrett e precisa che il suo compito e quello dei danzatori è «raccontare come ci relazioniamo con questa musica iconica».

Nello spazio del palcoscenico voluto da Inger privo di arredi ma visibile nei meccanismi della macchina teatrale (corde, pilastri, bauli), un giovane inizia a muoversi sulle note del pianoforte di Jarrett. Piano piano la sua danza richiama altri ballerini che, presi dal contagio di questa gioia – bliss appunto – inanellano duetti, terzetti, assoli, formando un ottetto. L’ottetto poi si scioglie e si riforma, fino a coinvolgere alla fine l’intera compagnia di diciassette elementi.

Con indosso i colorati costumi disegnati da Inger e da Francesca Messori e sotto le calde luci di Peter Lundin, i ballerini di Aterballetto esprimono la felicità di lasciarsi andare al ballo guidati dal piano di Jarrett e dal disegno coreografico di Inger. Un disegno solo apparentemente improvvisato, in realtà studiato nei minimi dettagli per dare l’impressione di casuale nonchalance. Un’artificiosa disinvoltura che trasforma la danza contemporanea in danza comportamentale e fa sì che – come si legge nelle Affinità elettive di Goethe – «le persone che tengono lo stesso passo diventano necessariamente indispensabili l’una all’altra» e nell’accordarsi esprimono «una benevolenza reciproca». Una benevolenza che in Bliss si trasmette agli spettatori e sorride al motto dancing is the bliss of life.



Lego, 14'20'', Bliss


Lego
cast cast & credits
 


14'20''
cast cast & credits
 


Bliss
cast cast & credits
 



 
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