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Una lotta di classe nel fango

di Francesco Tomei
  Quai Ouest
Data di pubblicazione su web 15/12/2014  

L’angusta e spietata periferia nella quale è ambientato Quai Ouest (1985), testo giovanile di Bernard Marie Koltès, è una della tante lande desolate, avvolte e nascoste in una perenne penombra, proliferante di molti dei tarli della nostra società contemporanea. Paolo Magelli decide di mettere in scena un testo di aspra critica sociale, quasi inedito in Italia, di uno dei drammaturghi “maledetti” del Novecento, Koltès, che ebbe modo di conoscere ed apprezzare in gioventù a Strasburgo. Magelli ha sentito l’urgenza e la necessità di portare in scena questa drammaturgia molto impegnativa, dalle tematiche scottanti, per completare un discorso sulle ferite e sui mali della nostra contemporaneità sviluppato in scena, in questi anni di direzione artistica al Teatro Metastasio, a partire da Giochi di famiglia della drammaturga serba Biljana Srbljanovic, una delle voci della Belgrado bombardata, e l’Hotel Belvedere di un’altro scrittore, come Koltès, scomparso prematuramente: l’austriaco Ödön von Horváth.

Elisa Cecilia Langone e Fabio Mascagni. Foto di Luca Manfrini.
Elisa Cecilia Langone e Fabio Mascagni. Foto di Luca Manfrini.

Nel buio strisciano due figure, due anime perse, giunte ormai alla deriva della propria esistenza: sono Koch (Paolo Graziosi) e Monique (Valentina Banci). Due borghesi altolocati qualunque, approdati in un quartiere malfamato, nelle vicinanze di un porto quasi abbandonato. La luce, a poco a poco, bagna il palcoscenico e svettano tumuli di rottami, container, nei pressi d’imponenti pareti attraversabili, dalle quali appaiono e scompaiono i personaggi, talvolta misteriosamente. Sul fondo, un enorme tubo praticabile attraversa in due la scena: è un molo. La scenografia di Lorenzo Banci è imponente e allo stesso tempo essenziale: è la sintesi di un lugubre paesaggio urbano nel quale regnano l’incuria e la decadenza e dove notte e giorno si confondono in un unicum temporale indistinto. Sbiadiscono i contorni dei fatti che si susseguono nel tempo, in nome di un senso d’unitarietà e di fluidità della storia che Magelli ricerca, assieme al dramaturg Željka Udovičič. Si riscontrano alcuni misurati ma incisivi interventi di taglio sul testo, così le storie dei personaggi s’intrecciano in un ritmo serrato, fino a confondersi l’un l’altra. Alcuni monologhi vengono spostati, come per esempio quello di Charles, posposto al gran finale. Chi sono questi due borghesi disperati approdati nella terra di nessuno? Che cosa cercano? E lo sciame di una numerosa famiglia d’immigrati sudamericani che gli ronza attorno, che sorte avrà? C’è Rodolfe (Mauro Malinverno), claudicante e bolso ex militare con la moglie Cécile (Alvia Reale), una “straniera” che per vivere si prostituisce e presto si ammala di quella che Koltès definisce una “malattia senza nome”, l’aids. I loro figli sono adolescenti o poco più, il maggiore Charles (Francesco Borchi), che nutre un forte desiderio di fuga dalla miseria, e la minore Claire (Elisa Cecilia Langone), insidiata ripetutamente da un giovane delinquente di strada, Fak (Fabio Mascagni). Ogni tanto compare una misteriosa creatura nera, Abad (Francesco Cortopassi) che non sappiamo, fino all’ultimo, che ruolo avrà nella vicenda.

 

Francesco Cortopassi e Mauro Malinverno. Foto di Luca Manfrini.
Francesco Cortopassi e Mauro Malinverno. Foto di Luca Manfrini.

Senza dubbio, in questo allestimento proposto, prima al Festival dei Due Mondi di Spoleto e poi al Teatro Fabbricone, c’è un altro personaggio in scena, silenzioso ma dominante: il fango, che sovrasta su tutto il resto. Infatti anch’esso sembra recitare assieme agli attori, condizionandoli, quasi dominandoli nei movimenti e nella recitazione. Una grande distesa di fanghiglia lungo tutto il perimetro praticabile della scena, un forte impatto visivo e, in parte, anche olfattivo. Non emergono in primo piano la trama, le singole storie dei personaggi – che già nella drammaturgia di Koltès restano misteriose e, in parte, irrisolte – ma l’acuta e feroce denuncia della fine di un’epoca, di una civiltà che sprofonda in una palude fangosa, che inghiotte tutto e tutti, sulle note di un vibrante requiem in quattro brani, scritto appositamente da Arturo Annecchino. Le musiche dello spettacolo sono molto efficaci e ben accompagnano la storia fino al finale: sotto una pioggia incessante che inonda gli attori e il palcoscenico con forza, si consuma la tragedia di Koltès dalla struttura e dal sapore tutto shakespeariano. È una lotta di classe nel fango dove non esistono vincitori né vinti, per una regia che s’affida al potere evocativo delle immagini e delle musiche e all’affiatamento di un nucleo consolidato di attori, quello dello Stabile della Toscana.

 

Quai Ouest
cast cast & credits
 

Paolo Graziosi e Valentina Banci. Foto di Luca Manfrini.
Paolo Graziosi e Valentina Banci. Foto di Luca Manfrini.


 
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