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Un eroe dell’anticapitalismo radicale

di Gianni Poli
  Gospodin
Data di pubblicazione su web 10/12/2014  

 

Gospodin (o Detto Gospodin, dall’originale completo) è l’opera con la quale Philipp Löhle si è fatto notare e apprezzare, oltre che nella patria tedesca, in Francia (dove la commedia è stata pubblicata in traduzione con testo a fronte) e in Italia, dove è stata rappresentata nel corso della XIXa Rassegna di Drammaturgia Contemporanea, prodotta a maggio 2014 dal Teatro Stabile di Genova. In quella creazione (traduzione di Umberto Gandini, regia di Mario Jorio) spiccavano le doti del drammaturgo (nato nel 1978) per la singolare vivacità e la maturità di un linguaggio provocatorio, consono a un tema culturalmente attuale e per la costruzione paradossale del personaggio.

 

L’allestimento ideato e diretto da Giorgio Barberio Corsetti dimostra che la riflessione sulla struttura capitalista della società è passibile di ulteriori nuove interpretazioni nella sfera spettacolare. I responsabili di questa messa in scena avvalorano quella teatralità spiccata con i mezzi elementari della recitazione, ironica, sdoppiata, ammiccante e con gli strumenti più sofisticati della tecnologia scenica. Nella storia di Gospodin, svolta nei registri della drammatizzazione e della narrazione, il protagonista appare in episodici frammenti della sua giovane esistenza, formalmente e simbolicamente funzionanti come una parabola o un apologo. L’uomo si vuole contestatore radicale della società in cui vive a disagio, a cui si adatta sfuggendo, con uno sforzo ostinato di sottrazione e negazione. Proclama dogmi i suoi criteri comportamentali e sono risibili principi, inarrivabili data la sua condizione: «Prendere il capitalismo per le palle… Non dover prendere decisioni…». E intanto ospita e alleva un lama (un «cammello senza gobbe») per cui  suscita l’indignazione di Green Peace che glielo sequestra. La sua compagna lo abbandona. Gli amici ne sfruttano il disinteresse per il denaro. La madre lo visita per offrirgli sentimentalismo e compiaciuti scampoli di mondanità narcisistica. Entrato in possesso d’una valigetta piena di banconote (luogo comune in tante peripezie) lasciatagli in custodia da un trafficante appena frequentato, tenterà invano di disfarsene e finirà per farsi arrestare e imprigionare. Soltanto in carcere troverà la pace, sentendosi liberato almeno dal potere del denaro. Il regista ravvisa nel testo motivi abbastanza scontati, ma li sfrutta in modo convincente e coerente. «Il protagonista è un anti-eroe tragicomico che si ribella al capitalismo e cerca di vivere senza soldi trovando finalmente la sua libertà solo in prigione. […] Una galleria di personaggi comici strampalati, miserabili ed idealisti, che raccontano il nostro mondo con grande poesia e feroce malinconia […]. Gospodin è eroicamente testardo, convinto della sua strada, sperimenta la città ed il mondo di oggi nel suo poetico e tragico rifiuto dell’unico elemento che fa girare il mondo, il denaro».  

 


Un momento dello spettacolo.
Foto di Olimpia Nigris Cosattini

 

La critica all’organizzazione capitalistica e consumistica è nota e ripetuta, ma il discorso del drammaturgo tedesco si propone puntando sulla velocità e la portata di emissione, per coinvolgere e trascinare col suo flusso lo spettatore sbalordito. Si esalta il meccanismo verbalmente aggressivo del testo (che la traduzione asseconda) e lo spettacolo s’avvia e procede spedito e coinvolgente. La decina di personaggi previsti attorno a Gospodin sono assunti da due soli attori (come nella prova genovese), sicché i dialoghi, brevi e aforistici, s’intrecciano in alternanza con il racconto di due narratori, Lui e Lei. Il ritmo deve molto all’interazione sincronizzata fra azione attorale e figurazione visiva, attraverso la movimentata animazione video-grafica e proiezione di oggetti e sfondi dal rilievo iperrealista: periferie urbane e centri commerciali, un parco giochi e la dimora del protagonista. In un complesso in moto vertiginoso e sfuggente, rispetto a un protagonista braccato da esigenze sconfessate e rifiutate.

 

Claudio Santamaria è l’interprete adeguato a un’immedesimazione cosciente e dialettica, variabile e adattabile a nevrosi, minime o laceranti, dall’effetto dilagante e contagioso. Molto concorre a un certo «surrealismo» del personaggio, nella sinergia con l’apparato visivo e sonoro davvero funzionale. Fughe nella metropoli e conquista di rare oasi silenziose si susseguono, fra incontri con le persone sperse in un mondo prossimo, ma incomunicabile. Il momento dell’acquisto compulsivo al supermercato, segna un crescendo iperbolico che in scena raggiunge un acme comico debitamente accentuato. Sotto fulminei travestimenti, in costumi d’una sciatteria giustamente volgare, appaiono le figure complementari, rese dall’eclettica, molteplice presenza dei due comprimari. Toccano a Valentina Picello i ruoli di Annette, superficiale, conformista e venale; di una madre querula e decadente, d’una poliziotta sgangherata e arrogante. Marcello Prayer è un artista di installazioni visive velleitario che passa poi da un improbabile trafficante a comparse sole e disorientate. Un’ora e tre quarti di divertimento che il pubblico gode e accoglie con applausi a scena aperta.


 

Gospodin
cast cast & credits
 



 
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