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Crudeltà di coppia

di Francesco Tomei
  Danza macabra
Data di pubblicazione su web 18/11/2014  

La Danza macabra di August Strindberg è un sinistro affresco dell’infelicità coniugale. Lo smargiasso Capitano Edgar e Alice, una ex attrice disillusa, vivono confinati nel «piccolo inferno» domestico di una torre-faro, che svetta in una specie di Isola del Diavolo. È il dramma dei “vecchi”, nel quale s’innesta il coinvolgimento, al limite del sado-masochismo, del cugino Kurt, ispettore di quarantena.

Luca Ronconi, in una nuova produzione (2014)  del Teatro Metastasio in sinergia con il Festival dei Due Mondi di Spoleto, ripropone questo capolavoro strindberghiano del 1900, scegliendo come ambientazione l’immagine di un vascello che oscilla in mezzo a una tempesta. L’instabilità degli equilibri di coppia del Capitano (Giorgio Ferrara) e della moglie (Adriana Asti), è la stessa dei pochi e oscillanti elementi scenografici di questo allestimento, disegnati da Marco Rossi: un divano, una specie di soppalco, uno sgangherato pianoforte e un telegrafo. Il minimale e tetro arredo, squassato dal vento e dalla burrasca che imperversano sulla scena a ripetuti intervalli, slitta rumorosamente da una parte all’altra del palcoscenico, come se l’ambiente domestico dei protagonisti fosse la cabina del capitano nella stiva di una barca in preda al mare grosso. L’accurata ed estetizzante ricerca dello scenografo, assieme al costumista Maurizio Galante, al light designer A. J. Weissbard e all’ingegnere del suono Hubert Westkemper, è coerente con questa precisa scelta registica e fa sì che lo spettatore sia immerso in una tetra atmosfera da ligneo scantinato, nel quale la luce bagna appena l’oscurità e lo spazio si fa, nel dipanarsi della vicenda, sempre più angusto. Ronconi, sfruttando il lavoro sul testo operato da Roberto Alonge, s’approccia al dramma compiendo un’operazione di sottrazione. Questa Danza macabra è ripulita, asciugata dalle vicende pregresse dei personaggi concentrandosi sulla triangolazione, hic et nunc, del trio dei protagonisti, che restano soli sulla scena, senza che compaiano presenti personaggi secondari.

un momento dello spettacolo
Un momento dello spettacolo. Foto di scena di Luigi Laselva

La figura motore della vicenda resta sempre quella dell’ufficiale, il cugino Kurt (Giovanni Crippa), artefice dell’unione infernale fra marito e moglie, tra il vampiro Edgar e la donna fatale Alice. Il tema del vampirismo, declinato da Strindberg, intende affrontare lo stato emotivo del vampiro: quando la vita scorre via da lui, egli incomincia ad attaccarsi alle altre persone e s’identifica con loro, vive la loro vita, cerca di divorare le loro anime; le piega sotto di sé e vicino a sé.

Un momento dello spettacolo
Un momento dello spettacolo. Foto di scena di Luigi Laselva

Questa Danza di morte è il dramma borghese di una coppia che si consuma la vita a vicenda, vampirizzandosi con ripetuti morsi feroci che si susseguono e s’intrecciano, coinvolgendo anche l’ufficiale Kurt, con un effetto di contagio virale: una vera e propria danza in cui s’inserisce anche il malcapitato ufficiale. La scelta del regista vira, forzatamente, sugli aspetti grotteschi di questo gioco sadico, dal vago retrogusto da teatro dell’assurdo di una commedia d’humour nero. La misoginia, la tirannia, la misantropia del Capitano di Giorgio Ferrara è estremizzata fino al ridicolo, mentre l’algida, calcolatrice vecchia femme fatale strappata al palcoscenico s’incarna in una misurata interpretazione di Adriana Asti. È il valzer gattopardiano di un matrimonio come tanti, in cui tutto cambia affinché niente cambi, in cui l’arrivo dell’ospite Kurt, un impeccabile Giovanni Crippa, mette in moto dei meccanismi perversi che svaniscono alla sua scomparsa, fra la cupa indifferenza dei due coniugi che ritornano a vestirsi della loro tetra normalità. Il grigiore, la noia della routine quotidiana di un matrimonio alla deriva, rotto dalla danza di una breve quanto assurda “tempesta” macabra, che ricorda visivamente l’immaginario dei kammerspiel di Murnau. L’allestimento di Ronconi, ricercato, estetizzante, con un deciso immaginario cinematografico, esalta la qualità e l’esperienza degli attori.

Danza macabra
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