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Sfida alla grazia di Dio

di Gianni Poli
  Amadeus
Data di pubblicazione su web 17/10/2014  
                                 

Impaginato come racconto a struttura circolare, il dramma di Peter Shaffer pone a confronto le figure dei musicisti Antonio Salieri e Wolfgang Amadeus Mozart. Inizia dalla vecchiaia dell’italiano, Maestro di cappella alla corte asburgica, quando è assalito dai ricordi che prendono corpo e rivive gli anni tormentati in cui soffrì del paragone impari con il ragazzo prodigio incontrato nel 1781. Shaffer dichiarò movente del suo dramma il contrasto notato fra l’immaturità degli scritti di Mozart e la sua arte vertiginosa. «A colazione probabilmente scriveva queste lettere puerili e triviali a suo cugino, alla sera terminava un capolavoro chiacchierando con la moglie», annotava l’autore (che da giovane fu critico musicale). E da atteggiamenti anomali è connotato il personaggio, rappresentato come squilibrato appunto da pulsioni e spontaneità incontrollate. Ma l’opera diventata un successo internazionale, anche grazie al film di Milos Forman (1984), mostra innanzi tutto un rapporto conflittuale fra due personalità incomparabili. Molto ambiziosa, trascurando la verità storica attorno al presunto delitto di Salieri ai danni del rivale (come ipotizzato nell’Atto unico omonimo di Puškin del 1830), mirava a rappresentare passioni umane profonde e universali. La critica anglosassone scorse analogie addirittura nella coppia biblica di Saul e David.

 

Con la regia di Alberto Giusta, fedele al copione (pure con l’abolizione di vari personaggi, la struttura non crolla), lo spettacolo si apre nello scantinato in cui vive in miseria e infermo (su una sedia a rotelle) il decaduto Salieri, che inizia il racconto della sua vita decisa dall’incontro con Mozart. È un Tullio Solenghi affranto, con voce stanca e arrochita, a rivolgersi al pubblico come ultimo confidente, per liberarsi dal sospetto pesante di avere avvelenato l’artista geniale. Ma soprattutto, per testimoniare dei sentimenti autentici che guidarono i suoi comportamenti durante l’ascesa irresistibile dell’antagonista.


Un momento dello spettacolo
© Maritati


L’allegorico Venticello, relatore delle dicerie sul nuovo musicista, è il personaggio funzionale alle trame del geloso, infido Salieri. D’allora, la carriera di Mozart vista da Salieri, si svolge in azione diretta. Sono di suggestione emotiva i momenti in cui Antonio  ascolta la prima volta le musiche di Amadeus. Istanti di meraviglia, in cui il riconoscimento del valore musicale si mescola all’invidia e al senso di inferiorità. Ecco delinearsi il vero dramma del compositore Italiano, costretto a riconoscere una supremazia inarrivabile nel presuntuoso e maleducato «giovane osceno» che, appena comparso a Corte, ha ottenuto la commissione di un’opera. Seguono passaggi in cui la musica si fa protagonista e la metamorfosi involutiva dell’ascoltatore e giudice palesa le sue miserabili, aberranti ragioni. Le occasioni sono scandite dal prodursi di mirabili partiture, quali la Serenata per fiati (Op. K 361), Il ratto nel serraglio, Concerto per flauto e arpa, Le nozze di Figaro, Il flauto magico, Messa da requiem. La  reazione sfocia nella sfida aperta contro Dio, da cui Salieri crede provengano sia il dono della musica sia la felicità del destino personale. Ripromettendosi la rovina di Mozart, egli ingaggia la sua battaglia pateticamente sincera, battaglia perduta in partenza. Distruggere il giovane genio per sminuire l’onnipotenza divina in lui manifesta, è impegno oneroso ma stimolante per chi non sopporta la mediocrità.

 

L’interpretazione di Solenghi presenta due modalità d’espressione coerenti col personaggio. Nella prima (all’inizio e alla fine), il vecchio dalla voce franta e roca (debole a volte da non udirsi) usa un  registro artificioso, estraneo all’esuberanza naturale dell’attor comico. La seconda (nella vicenda centrale) è disinvolta e smaliziata, nelle varianti dell’adulazione, del sarcasmo o dell’ipocrisia. Nel complesso, un valoroso inseguimento della condizione tragicomica del suo arduo ruolo. Aldo Ottobrino è un Amadeus dalle note limpide e decise, tanto per l’impeto e la levità del musicista (quando siede al fortepiano), quanto per l’imbarazzante improntitudine nei comportamenti pubblici, sconvenienti e provocatori, da persona immatura, insolente, compiaciuta dei propri difetti. Eppure, così superiore alle convenzioni artistiche, da imporre visioni e forme in anticipo sul suo tempo, aprire orizzonti inattesi sul progresso storico di cui è involontario profeta. Emergono lo sconcerto e l’inadeguatezza dei suoi ascoltatori eminenti, mentre risalta la comprensione di Salieri della qualità suprema di quella musica nuova. Ottobrino offre una sfaccettata personalità con vezzi da adolescente, incarnazione di un artista «mostruoso», segnato da un’infanzia infelice per colpa del padre sfruttatore venale. Sempre un po’ euforico (grazie alla bottiglia che gli tiene compagnia), maldestro e incontrollato, ostenta irriverente irresponsabilità, manifesta gusti opposti alle mode che nelle partiture troveranno equilibrio e valori sublimi.


Nel finale, fra i protagonisti s’intensifica una relazione quasi parentale, scaturita dalla dipendenza filiale paradossalmente vissuta da Amadeus che esprime disprezza per il genitore. Ignaro dell’inganno, ritenuto Salieri un benefattore (mentre ha tentato di sedurre Costanze con la promessa di favori al marito) Mozart si affida all’arbitro della sua carriera. Finché a un punto significativo di scambio e proiezione di ruoli e bisogni, i due si trovano in ginocchio, affrontati e Amadeus chiama Antonio «papà». In una scenografia dove una lunga parete laterale dispone varchi a sfondi praticabili d’altri ambienti, agiscono poi i comprimari (in costumi settecenteschi, dai disegni e colori netti). La Costanze di Arianna Comes è moglie fedele e tollerante (con scarti di tenera sensualità coniugale e di sofferta reazione alle proposte del Maestro di Cappella). Davide Lorino, Imperatore insensibile alla grandezza mozartiana, sigla laconico e soddisfatto le decisioni del suo governo musicale. Iconograficamente convenzionali e credibili, il Barone (Roberto Alinghieri) e il Conte (Andrea Nicolini), figure di un teatrino da guignol, in cui Venticello (Elisabetta Mazzullo) reca i suoi pettegolezzi (e si presta al servizio di scena) con movenze da clown. Uno spettacolo piacevole, dai ritmi raramente allentati; vivificato puntualmente dal protagonismo (mai eccessivo) della musica, recitato da una Compagnia che sa coltivare un fervido lavoro d’assieme.


Amadeus
cast cast & credits
 



 
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