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Il fascino intramontabile della pièce bien faite

di Sara Mamone
  Aimer, boire et chanter
Data di pubblicazione su web 13/02/2014  

 

Aimer, boire et chanter  è l’ennesima prova dell’ingiustizia del tempo che a volte tronca troppo presto vite cariche di promesse, a volte prolunga vita esaurite e a volte, suprema ingiustizia! concede chances illimitate. Il novantaduenne Alain Resnais è la prova vivente di questa ingiustizia, passato attraverso santificazioni precoci e durature (per tutte Hiroshima mon amour, da un testo di Marguerite Duras, nonché tra i più  autorevoli  apripista della nouvelle vague con tutto il suo fascino intimidatorio) dopo aver percorso per anni il cammino del maestro di più generazioni, si permette ora lo sguardo sorridente e sornione della saggezza e quindi dell’ironia affettuosa. Dall’alto di un’anagrafe che si piega soltanto dinanzi a Manuel de Oliveira ma portatore di una cultura assai più illuminista e quindi capace di cinici distacchi, l’artista quasi centenario ormai da anni ha abbandonato ogni tentativo di riformare il mondo e lo prende per quello che è, arricchito da un’impagabile compagnia di giro che gli permette con pochi soldi, tanta bravura e tanto affetto di mettere in scena aggiornate e impeccabili ricreazioni delle ottocentesche pieces bien faites di felice ambientazione borghese di  cui la sua cultura d’origine è maestra e di cui l’inglese Alan Ayckbourn è oggi  il più grande epigono.   

 




Ed ecco dunque la riappropriazione in puro stile francese della commedia inglese di costui Life of Riley con la rivendicazione nel titolo di quella joie de vivre consacrata a suo tempo da Johann Strauss jr con il valzer  Wein, Weiss, und Gesang (Vino, donne e canto, appunto) e da Resnais adottata nella francesissima versione degli anni trenta dello chansonnier Lucien Boyer che la fece diventare quasi il simbolo di una pacata weltanschaung in chiave francese.  Pacata ma non priva di velleità e perciò irresistibilmente ridicola agli occhi del grande saggio che costruisce un meccanismo perfetto sui tre livelli del reale, del cinematografico e del teatrale. Perché la trama è quella, abusata dai  mediocri ma inesauribile nei grandi, di una prova teatrale. Qui per giunta amatoriale con l’inevitabile esaltatore di goffaggine degli  stereotipi della scena digradati nelle minute rivalità del dilettantismo. Ed eccole dunque in scena le nostre tre coppie borghesi che, in uno scenario ostentatamente teatrale cioè finto, con l’aggiunta di deliziosi inserti dipinti in stile naif, si arrabattano a non sembrare quelli che sono e quindi a impaniarsi sempre più nelle trappole stese dal mefistofelico uccellatore.     


 


 

 

Senza proclami e senza rivendicazioni di genere la palma della derisione va senza dubbio all’universo maschile, ancor più stereotipato e impotente di quello femminile, tronfio e ottuso, incapace di confessare le proprie debolezze se non ai propri “pari” mentre alla fin fine le donne, vittime di illusioni anch’esse ridicole, si adattano  ad una realtà che le vede perdenti e solidali. Non va certo sottolineato nella riuscita di questa operazione il contributo basilare degli attori. Senza l’affiatamento, la bravura, il coordinamento la complicità di Sabine Azema, Sandrine Kiberlain, Caroline Silhol, André Dussolier, Hippolyte Girardot, Michel Vuillermoz e Alba Gaia Bellugi il soufflé non avrebbe potuto lievitare né essere così gustoso.




Aimer, boire et chanter
cast cast & credits
 
                                  

La locandina di Aimer, boire et chanter di Alain Resnais



 
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