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Finché non suona la campanella

di Elisa Uffreduzzi
  L'intervallo
Data di pubblicazione su web 06/09/2012  

 

Salvatore (Alessio Gallo) è un ragazzo tranquillo, che si guadagna da vivere vendendo le granite in un quartiere di Napoli. Un giorno si ritrova suo malgrado a vestire i panni del carceriere, quando Veronica (Francesca Riso), una ragazza grossomodo della sua età, viene fatta rinchiudere in un edificio abbandonato, dal boss del quartiere. Costretti a trascorrere insieme l’intera giornata, i due impareranno a conoscersi, non senza difficoltà. Tra dispetti e piccoli litigi, ci sarà spazio anche per sognare e confidarsi l’uno con l’altra. E quando si presenterà l’occasione, Veronica non scapperà, similmente a certi uccellini tenuti in gabbia – come dice la voce over di Salvatore nell’incipit – incapaci di volare via anche se gli viene aperta la porta, chissà se per paura o fedeltà.

 

 

Primo film di “finzione” del regista (Leonardo Di Costanzo), che finora si era dedicato alla realizzazione di documentari, L’intervallo di quel tipo di produzione filmica conserva intatta l’attenzione nei confronti della realtà, il gusto per il gesto quotidiano e il linguaggio cinematografico: macchina a mano, fotografia scarna, dialoghi in dialetto, tutte caratteristiche certo fortemente debitrici anche della lezione neorealista. Come confermano l’impiego di attori alle prime armi, il suono in presa diretta e la composizione del racconto fatta di momenti di assoluta semplicità, superflui ai fini della narrazione, ma indispensabili a tratteggiare i contorni del contesto in cui si colloca la vicenda (l’ambientazione napoletana con l’ombra della camorra) e la psicologia dei personaggi (l’adolescenza negata, l’arroganza di Veronica e la remissività di Salvatore). In realtà si potrebbe dire, estremizzando, che non c’è narrazione, poiché in effetti durante quell’interminabile giornata non succede niente di rilevante. C’è un inizio, c’è un finale e in mezzo il nulla. Eppure proprio in quel nulla sta l’elevato valore de L’intervallo: nella conversazione che a poco a poco si fa sincera comunicazione ed empatia.

 

 

Memorabile la non-fuga di Veronica, la cui corsa ripresa dalla macchina a mano dà luogo a una splendida inquadratura, con un singolare effetto pittorico: complice il duplice movimento – della camera e dell’attrice – l’immagine si sfuma in linee orizzontali simili a vere e proprie pennellate.  Discutibile invece la scena in cui Salvatore, che dice di aver «litigato con la scuola», si scopre un esperto di zoologia esotica, in un momento lirico del film peraltro eccessivo ed enfatico, che stona un po’ con lo stile asciutto del film, complessivamente indovinato.

 

La giornata è stata lunga e ha dato a tutti la riposante possibilità di sospendere per un po’ la propria vita, lontani dalle preoccupazioni individuali: a Salvatore, a Veronica e al pubblico. Ma le poche ore passate insieme non sono che una breve pausa, un intervallo onirico nelle loro difficili esistenze di piccoli adulti e nelle nostre; poi ognuno torna alla sua vita, con i soliti problemi e preoccupazioni. Presto: è tardi, la campanella è già suonata.




L'intervallo
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La locandina




 
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