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Intervista a Michael Frayn

di Michele Manzotti
  Michael Frayn
Data di pubblicazione su web 03/09/2012  

 

L'aria è quella di un signore inglese dai capelli bianchi e dall'aria divertita. D'altra parte non potrebbe essere altrimenti dato che a 78 anni è uno dei drammaturghi e scrittori più brillanti del Regno Unito. Michael Frayn, protagonista all'Edinburgh Book Festival (il festival del libro della capitale scozzese) non sembra aver alcuna voglia di smettere e il suo ultimo libro Skios, che nella versione inglese è stato edito da Faber and Faber, è già in lizza per il premio Brooker. Un pubblico folto e attentissimo ha seguito la sua presentazione condita dal tipico humour britannico.

 

Innanzitutto cosa descrive Skios?

«È un'isola della Grecia immaginaria, anche se molto simile a quelle esistenti. La cosa curiosa è che quando il libro è stato pubblicato qualcuno mi ha detto di esserci andato e che l'ha trovata molto bella».

 

La molla per scrivere questo libro qual è stata?

«Sono sempre stato curioso quando dopo essere atterrato in un aeroporto vedo tante persone che aspettano un passeggero che non conoscono con un nome stampato su un cartello. Perché non spacciarsi per qualcun altro ed entrare nella sua vita come ha fatto il protagonista del romanzo? D'altra parte sono qui grazie a un badge con il mio nome: potrei essere un falso Michael Frayn. Al tempo stesso dareste credito a una persona che dall'entrata urlasse “Sono io Michael Frayn, non quel signore!”, nel bel mezzo di questa presentazione? La sicurezza avrebbe buon gioco nel cacciarlo via, senza dubbio».

 

Le è mai capitato di vivere una situazione del genere?

«Non di questo tipo, ma una volta ho ricevuto una lettera da una coppia che voleva andare a vedere il Fantasma dell'Opera per il loro anniversario di matrimonio, ma che è finita per assistere a un mio lavoro (Copenhagen) perché i biglietti erano esauriti. L'avevano trovato noioso, ma al tempo stesso avevano vissuto un fatto raccontato dal testo: il ritrovamento di fogli scritti in tedesco in una fattoria che durante la guerra era sede di internati. Nel mio testo c'erano due fisici nucleari. Solo che quelle carte non erano le istruzioni per la bomba atomica, ma quelle per montare un tavolo da ping pong».

 

Lei cura molto i suo personaggi, ha un metodo particolare di lavoro?

«Dato che ho scritto molto per il teatro, una volta usavo delle piccole statuette che muovevo in una scena in miniatura. Ma spesso e volentieri la trama cambiava così tanto che più che un aiuto, le figure diventavano un problema».

 

Ci sono degli aspetti curiosi in Skios?

«Mi sono divertito a inventare un gioco: chi conosce la mia intera produzione di dieci romanzi e quindici testi teatrali, noterà che mancano sette parole. Se qualcuno volesse può comprare tutti i libri qui accanto e si può accomodare per scoprirlo. C'è in palio una bottiglia di champagne. Giuro che non sarà una bottiglia di vino bianco che verrà spacciata per champagne».

 

Ci può rivelare se il tono del libro è comico come è tipico del suo stile?

«Assolutamente sì, è una farsa in forma di romanzo. E' un libro dell'autentico Michael Frayn».




 
 




 
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