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In balia degli (e)venti

di Elisa Uffreduzzi
  The Master
Data di pubblicazione su web 03/09/2012  

 

Finisce la seconda guerra mondiale e anche per il marinaio Freddie Quell (Joaquin Phoenix) è tempo di tornare a casa, dalla propria famiglia. Se non fosse che una famiglia non ce l’ha più – il padre è morto e la madre è stata rinchiusa in un manicomio – e una casa neppure. E allora a Freddie non resta che vivere alla giornata, saltando da un lavoro all’altro, vittima di un carattere irascibile, certo aggravato dai lunghi mesi trascorsi in mare. Finché non incontra Lancaster Dodd (Philip Seymour Hoffman), singolare filosofo, pseudo-psicologo e scrittore, che vede in lui la cavia perfetta per i suoi esercizi di autocontrollo. Poco importa che si tratti di un meschino ciarlatano o di un genio assoluto dell’analisi comportamentale col reale intento di salvarlo: a Paul Thomas Anderson interessa far emergere il rapporto affettivo, finanche morboso, che si instaura tra questi due uomini, le cui strade s’incrociano, per caso, ancora una volta in nave.
 

La base di partenza era ottima: un dramma sociale come quello dei reduci di guerra, filtrato attraverso le vicende di un singolo individuo; personaggi sfaccettati; un’ambientazione storica – quella nell’America degli anni ‘50 – magnificamente  ricostruita dal felice concorso di fotografia (Mihai Malaimare Jr.), scenografia (Jack Fisk, David Crank) e costumi (Mark Bridges); infine certi vezzi registici per nulla ridondanti. Come l’inquadratura a poppa, in plongée sulla scia lasciata dalla nave e la sequenza dei festeggiamenti triviali dei marinai sulla spiaggia: immagini che tornano ossessivamente nel corso del film, quali attimi di distensione. Lieti ricordi per lenire i fragili nervi di Freddie – e quelli del pubblico – provato dall’ennesima crisi, proprio come il suo mentore gli ha insegnato. In questo senso Anderson sembra aver fatto sua la lezione di Lancaster.

 

A far naufragare in parte il film è la cospicua “fase di stallo” che lo affligge purtroppo per buona parte e che finisce per inficiare anche l’efficacia del non-finale, che di per sé non costituirebbe un male. In effetti dall’incontro tra i due personaggi principali in poi, la storia gira inutilmente su se stessa. Può darsi, d’accordo, che il regista abbia voluto così tradurre visivamente il “circuito chiuso” mentale del marinaio Quell, vittima di se stesso perché incapace di governarsi e perciò destinato a inevitabili ricadute. Tuttavia il messaggio sarebbe stato altrettanto chiaro e anzi ancor più incisivo, se l’autore avesse tagliato una buona mezz’ora di film. Anderson che ci aveva abituato a exploit del calibro di Boogie Nights e Magnolia, per citare due dei suoi titoli più celebri, stavolta delude un po’, comportandosi come un cuoco che finisca per sprecare ingredienti di prima scelta.

 

Tra questi senza dubbio gli attori, a cominciare dai protagonisti. Joaquin Phoenix offre una prova d’attore che lo consacra quale interprete maturo, impegnato in un ruolo sopra le righe per costituzione, che pure riesce perfettamente credibile e convincente. Quanto a Philip Seymour Hoffman, si conferma un maestro dei ruoli ambigui e più sottilmente sfumati.

 

Notevole l’apporto della musica (Jonny Greenwood), per la resa di un clima inquietante e angoscioso, mediante l’astuta modulazione dei fiati, che definiscono melodie ossessive. 

 

«Se riuscirai a vivere senza nessun padrone – il master del titolo – fammelo sapere e dimmi come ci sei riuscito»: pressappoco così nel finale Lancaster si rivolge al suo inguaribile paziente, che a modo suo gli risponde poco più avanti, durante un amplesso con l’ennesima ragazza qualunque, sbeffeggiando senza troppa convinzione gli stessi esercizi che gli ha impartito. E torna quell’inquadratura in primissimo piano del viso di Freddie sulla spiaggia, sdraiato accanto a una “donna di sabbia”. Così si vive senza un padrone, sembra dire il nostro marinaio, ché se neanche tu sei padrone di te stesso, allora padroni lo saranno gli eventi, come i venti in mare aperto per un veliero senza timone. Se sia libertà o schiavitù, Anderson non l’ha ancora deciso.

 

The Master
cast cast & credits
 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



 

 

 

 





 

 
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