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La “pâte humaine”, tra reportage e cinema privato

di Elisa Uffreduzzi
  Roman Polanski: A Film Memoir
Data di pubblicazione su web 29/05/2012  

«Mi sembra di averti lasciato poco fa; che cosa non è accaduto "poco fa" se lo si rivive nella memoria?» queste semplici parole di Seneca all’amico Lucilio, a distanza di secoli mantengono intatta la loro efficacia e tornano prepotentemente alla mente di fronte al pianto irrefrenabile di Roman Polanski, anch’egli a colloquio con un amico di vecchia data, che nonostante i molti anni trascorsi dalla scomparsa della madre, deportata e uccisa dai nazisti ad Auschwitz, piange oggi le lacrime che – ci racconta – non sgorgarono allora, aggiungendo forse al dolore per la perdita della madre, quello della pietà per il piccolo orfano che è stato.

Presentato alla 65Ş edizione del Festival di Cannes (sezione Special screenings), Roman Polanski: A Film Memoir è un documentario sulla travagliata vita del regista di origine polacca. Nato a Parigi nel 1933, i genitori vollero poi sconsideratamente fare ritorno alla natia Polonia nel 1936, andando così incontro al nazismo e all’oscuro futuro che questo avrebbe riservato alla popolazione ebraica.  Comincia così per Polanski un tormentato percorso esistenziale, dalla difficile infanzia nel ghetto di Cracovia agli esordi da regista in Polonia, carriera poi proseguita a Parigi, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, fino all’apogeo rappresentato dall’Oscar per Il pianista nel 2003, il film al quale – ci confida – si sente tanto legato, che se dovesse sceglierne uno da mettere sulla propria lapide, le sue preferenze ricadrebbero senz’altro su questo.




Una vita funestata dalla tragedia dell'omicidio della moglie incinta Sharon Tate (1969); poi l’arresto nel 1977 per la violenza sessuale – per altro ammessa – ai danni di una minorenne e, dopo il rilascio, la continua fuga da un paese all’altro per evitare l’estradizione, fino al 2009, quando Polanski venne di nuovo arrestato, mentre era diretto allo Zurigo Film Festival, dove avrebbe dovuto ritirare un premio alla carriera. Arriviamo così a Gstaad, la ridente cittadina svizzera dove il regista ha scontato la pena detentiva agli arresti domiciliari e dove sono state registrate le conversazioni (terminate nel 2010, dopo la revoca dell’arresto) con l’amico e produttore Andrew Braunsberg, solidale anche in questa difficile avventura. Su un vissuto tanto burrascoso, gettano luce il ricordo delle emozioni, da quelle dell’infanzia a quelle dell’età matura e la serenità finalmente raggiunta accanto alla moglie, Emmanuelle Seigner, dalla quale ha avuto due figli.

Tra i momenti più incisivi del film, l’intervista al Larry King Live – il celebre programma televisivo della CNN – della vittima della violenza, che, oggi adulta, sottolinea come si senta più danneggiata dall’assedio dei media, che non da un uomo che pur innegabilmente colpevole, ha scontato la sua pena.




Il regista Laurent Bouzereau, specializzato nella realizzazione di documentari sul cinema – da quelli di grandi registi, come Steven Spielberg, a quelli sui grandi film – realizza in Roman Polanski: A Film Memoir un docu-film al “grado zero”, alla stregua dell’intervista filmata. Cinematograficamente parlando infatti, l’opera è quanto di più elementare si possa immaginare e somiglia molto a uno di quegli speciali dedicati a politici di spicco, inseriti nelle rubriche di approfondimento dei vari telegiornali: un giornalista e un interlocutore in campo-controcampo – vengono rispettivamente inquadrati allorché prendono la parola, mentre inserti di filmati intervengono a chiarire fatti e protagonisti. Ora questo, lungi dal rappresentare un punto di demerito per il film, più semplicemente ne costituisce la chiave di lettura, lontano da ogni intento celebrativo. Quello che interessa Braunsberg, artefice del progetto filmico, non è infatti l’apologia, né tantomeno l’idolatria di un personaggio controverso come il regista franco-polacco, quanto piuttosto restituire – come più volte ribadisce – il più distaccatamente possibile, l’esperienza di un vissuto singolarmente travagliato e denso di verità, emotiva e intellettuale. Certo, Braunsberg è legato a Polanski da un’amicizia e da una collaborazione professionale di lunga data, tuttavia la tecnica di ripresa, la scelta stessa del regista e – non ultima – la fotografia “giornalistica”, restituiscono insieme a uno spaccato di vita che ci sembra piuttosto lucido nel confidare virtù e torti commessi e subiti, il senso della sostanza umana al di là del cinema. A proposito della fotografia, si crea un interessante gioco di contrasto tra il bianco e nero dei ricordi affidati a foto e filmati originali da un lato e riprese a colori dell’intervista dall’altro; gioco che ricalca l’andamento sinusoidale della narrazione, tra pathos e cronistoria. Le conversazioni tra Braunsberg e Polanski, avvenute nella casa di Gstaad del regista, sono istoriate da spezzoni dei suoi film, footage film, articoli di giornale, semplici montaggi di fotografie (sulle quali la camera zooma, in e out, in funzione psicologica) e documenti: un corredo illustrativo che se ricorda da vicino quello del già menzionato modello del reportage giornalistico, d’altronde si ibrida con gli stilemi del cinema privato, laddove emergono le fotografie di famiglia e, prima ancora, alle fondamenta del film stesso, nella curiosità antropologica ed emotiva che sta alla base dell’idea stessa di un film memoir. Volendo condensare l’opera in una formula: la sua cifra registica sta al reportage, come il documento (e non monumento!) a futura memoria sta al cinema privato. Emerge così, accanto alla sintesi della cronaca, l’analisi della memoria e proprio là sta il senso di un’operazione cinematografica come questa, nella precipua volontà di trasmettere al pubblico il senso dell’uomo oltre la sequela degli eventi, nella “pâte humaine”, per dirla con Saint-Exupéry. Quella “pasta umana” decifrabile nelle lacrime di commozione e nei ricordi che Polanski generosamente condivide con il pubblico, spiegando come spesso siano stati la genesi di idee, poi inserite nei film.




Roman Polanski: A Film Memoir
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