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Peregrinazioni di una Mouchette
centro-africana


di Sara Mamone
  War Witch
Data di pubblicazione su web 17/02/2012  

Autore tempo fa dell’ambizioso e pluripremiato Marais, il trentasettenne canadese Kim Nguyen non riduce certo le ambizioni in questa prova, dedicata alla storia di una bambina congolese rapita per farne una guerriera dai ribelli nell’ ex Congo belga, Ex Zaire e ora repubblica popolare del Congo. Strappata con un’incursione dal fiume agli affetti elementari della sua vita infantile la bambina dodicenne viene subito iniziata alla crudeltà della guerra con l’imposizione di uccidere due abitanti del villaggio (forse addirittura i suoi  genitori). Inizierà così, seguito per due anni nell’alternarsi delle azioni, il suo percorso di guerrigliera, in parte favorito, in parte complicato, dalla notizia presto diffusasi delle sue capacità stregonesche. La War Witch (la strega di guerra, appunto) apprende la crudeltà degli uomini, le loro follie, le paranoie. Sempre più in balìa della violenza deve subire anche quella fisica dello stupro, consolata soltanto (in un provvisorio parallelismo biografico) dall’apertura all’amore con un “diverso”, un negro albino anche lui rapito e anche lui costretto alla guerra e, come lei, in parte temuto per la sua diversità. 


I due si comprendono istintivamente e insieme capiscono che solo la fuga può permettere uno straccio di vita. E, con la fuga, riprende respiro la loro cultura ancestrale, i riti, le credenze. Inizia ad esempio un tragicomico viaggio tra i villaggi alla ricerca del gallo bianco che permetterà al giovane “mago” di sposare la fanciulla. Ma la brutalità ha il sopravvento. Ripresi dalla banda di ribelli assassini i due giovanissimi amanti dovranno dirsi addio nel più crudele dei modi: Komona, la fanciulla, sarà costretta a sparare un intero kalashnikov nel petto del compagno. E riprenderanno le peregrinazioni e le umiliazioni di questa Mouchette centro-africana che troverà anche pause di serenità presso gli zii in un villaggio ma non avrà pace fino a quando, ormai madre a seguito di un stupro, troverà pacificazione nel ritornare  a seppellire i genitori (o almeno i superstiti oggetti ritrovati) e nel naturale intenerimento nei confronti del neonato al quale (con espediente analogo a quello usato nel film A Royal Affair) racconta tutta la sua storia nel tentativo di superare, con l’intimità del racconto, il ribrezzo per questo corpo estraneo che le sta crescendo dentro.


Contrariamente al lavoro del coetaneo Fliegauf (Just The Wind) l’opera di Kim Nguyen adotta uno stile di racconto assolutamente classico esente da qualunque belluria o sperimentalismo. Un sospetto di intellettualismo che grava però con una certa pesantezza sta piuttosto nell’alternanza di brutalità ed attenzioni antropologiche, un po’ troppo pilotate, in una sorta di antropo-colonialismo culturale che a Berlino trova sempre una sponda.

 

War Witch
cast cast & credits
 

La locandina
La locandina




 
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