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Le Stelle di domani. I giovani solisti del Ballet de l’Opéra National de Paris

di Gabriella Gori
  Le Stelle di domani. I giovani solisti del Ballet de l’Opéra National de Paris
Data di pubblicazione su web 03/02/2012  

Il Gala dei Solisti dell’Opéra National de Paris, in scena al Teatro del Giglio di Lucca nell’accurata stagione di danza, porta necessariamente a fare delle considerazioni sul palinsesto dell’applaudita serata e sul livello tecnico-interpretativo dei protagonisti. Cinque ballerine e quattro ballerini, tutti molto giovani e preparati ma forse gravati un po’ troppo di responsabilità nel portare alto il vessillo di una delle secolari roccaforti della tradizione accademica.   

Il programma, costruito su un equilibrio di pezzi tratti dal repertorio ottocentesco,  inframmezzati da creazioni contemporanee, riflette la filosofia di questa famosa Compagnia di Balletto parigina. Una formidabile realtà tersicorea sostenitrice da un lato del classicismo coreutico-coreografico e, dall’altro, dell’importanza di aprire le porte alla contemporaneità espressivo-musicale accogliendo fermenti creativi moderni. Un modus operandi che poggia le basi su tre secoli di storia che hanno visto codificare il linguaggio della danse d’école, contribuire alla nascita del balletto romantico, sostenere l’urto dei “Balletti Russi” di Diaghilev, ospitare le novità di maestri del Novecento come Lifar, Balanchine, Béjart, Petit, Cunningham, Neumeier, Carlson, Forsythe, Nikolais, Ailey. Un “cursus honorum” che ribadisce la doppia vocazione di questo nobile Corpo di Ballo francese  “custode” della tradizione e “portabandiera” dell’innovazione.




Educati a questa scuola d’arte e di vita i giovani Solisti del Ballet de l’Opéra National de Paris, forgiati al rigore e alla disciplina dal direttore Brigitte Lefèvre e dal maître de ballet, associato alla direzione, Laurent Hilaire, nel Gala lucchese hanno dimostrato che la famigerata formazione classica consente di interpretare con eleganza e stile anche lavori contemporanei. E forse per certi aspetti anche con più precisione e sicurezza degli insidiosi virtuosismi di repertorio che, inevitabilmente, accanto alla preparazione non possono prescindere da una grande esperienza e padronanza della scena.

Senza contare che ha fatto molto piacere vedere all’opera, fresca fresca di nomina a “première danseuse”, Alíce Renavand. Un’artista di indubbio talento e fascino che colpisce per la sua sensibilità di ballerina classica e contemporanea fin dalla prima apparizione con Aurélien Houette in Entre d’eux di Kader Belarbi, su musica di Gabriel Fauré. Un duetto contemporaneo sulla difficoltà di coppia che vede un lui e una lei lasciarsi e cercarsi in un fluire continui di passi e legati che hanno come punto di riferimento una sedia. Chiaro e allusivo simbolo di questo amore instabile e precario a cui, come ad una sedia, si cambia continuamente posto.

Ancora Alíce Renavand è bella e brava in Fado di Jean Philippe Dury. Una sorta di melologo  in danza su musica fado tradizionale cantata da Misia e accompagnata da Florent Melac. Una discreta presenza maschile che lascia la scena al lamento cinetico e canoro di due donne, assecondandone i vocalizzi della voce e i movimenti del corpo. Ma Alíce non finisce di stupire neppure nella Variazione di Henriette, danse hongroise su musica di Alexander Glazunov estrapolata da Raymonda nella versione di Nureyev, a sua volta ripresa da quella di Petipa.




Un tuffo nella tradizione ballettistica con la Renavard, Letizia Galloni, Juliette Hilaire, Léonore Baulac, in coppia con Audric Bezard, François Alu e Florent Melac. Un settetto che interpreta con precisione il ‘dettato’ coreografico peccando un po’ di scolasticità per la forte tensione emotiva. Quella stessa tensione emotiva che ritorna nella Danse espagnole, sempre tratta dalla Raymonda di Nureyev, e che vede duettare Letizia Galloni e Florent Melac. Letizia precisa ma troppo controllata per paura di sbagliare e Florent preparato ma penalizzato da una vistosa perdita di equilibrio.       

Sempre in omaggio alla letteratura coreutica ottocentesca non poteva mancare il passo a due dall’atto bianco di Giselle, nella coreografia di Petipa su musica di Adam, con Audric Bezard e Laurence Laffon. Una Giselle a cui difetta, pur nella puntuale esecuzione, l’etereo e flessuoso gioco di braccia. Cifra stilistica di un ruolo difficile da ballare per quell’ineffabile stile aérienne tipico del balletto romantico. Una performance da cui Laurence si riscatta nel passo a due da Cendrillon di Nureyev su musica di Prokofiev con Aurélien Houette e a cui fa eco lo spumeggiante passo a due de Le Corsaire di Mazilier su musica di Drigo con una brava Léonore Baulac, che riesce a controllare i temibilissimi fouettés, e un promettente François Alu che esegue con sicurezza ed energia i rocamboleschi salti e i menages. Vero banco di prova di un danzatore classico specie su un palcoscenico che, per le sue dimensioni, limita un po’ il ‘volo’ tersicoreo maschile.

Uno spazio scenico che invece si dimostra adatto al pas de deux dall’atto bianco de Il lago dei cigni di Nureyev su musica di Čajkoskij con la lirica Juliette Hilaire e il convincente Sébastian Bertaud. Quello stesso Sébastian Bertaud che resta impresso per la verve tutta francese in For Me, Formidable. Una coreografia di Vincent Chaillet su musica di Aznavour che vuole essere un inno allo spirito parigino nello charme di passi accademici trasfigurati da un piacevolissimo tocco jazz. Tocco che Sébastien sa dare a riprova della versatilità sua e dei suoi colleghi. Giovani Solisti e future stelle di domani di uno dei più blasonati corpi di ballo del mondo.




Le Stelle di domani. I giovani solisti del Ballet de l’Opéra National de Paris
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