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Dopo la rivoluzione?

di Fabio Tasso
  Matrix Revolutions
Data di pubblicazione su web 19/11/2003  
L'attesa era spasmodica. Preparata, coltivata, incrementata in ogni modo possibile per quasi sei mesi. Contornata da videogiochi, libri, fumetti, notizie di gossip e da ogni genere di orpello possibile. Attesa, dicevamo. Ma anche trepidazione, curiosità, "fame" cinematografica. Tutto questo per Matrix Revolutions, ovvero il terzo e ultimo capitolo della trilogia che ha cambiato la fantascienza, l'anello conclusivo di una delle serie di maggior successo della storia del cinema, e anche delle più costose. Tutto era stato preparato con la maggior cura possibile, senza badare a spese e soprattutto cercando di tenere desta l'attenzione del pubblico fino al momento culminante. E geniale era stata anche la modalità scelta per l'uscita del film, un'unica data, il 5 novembre, per tutto il mondo, vero e supremo esempio di "cinema globale"dal quale sarà sempre più difficile sfuggire.


Matrix Revolutions

Inutile dire, viste queste premesse, quali fossero le aspettative del pubblico che, al solo suonare del campanello dei media che preannunciava l'imminente uscita del film, già pregustava un lauto e "pavloviano" pranzo. E invece, proprio come nel celebre esperimento scientifico, questa volta, l'ultima, il campanello ha suonato invano. O quantomeno, il pubblico si è trovato sì tra le mani qualcosa di commestibile, ma mai così indigesto.
Matrix Revolutions, lo diciamo subito, è un film deludente. È un sostanziale passo indietro rispetto a ciò che eravamo stati abituati a vedere e scoprire nel primo e anche, seppure in tono minore, nel secondo episodio. È un arretramento netto, una pellicola fallimentare che si distacca incomprensibilmente dalle tematiche filosofico-metafisiche dei primi due film, non risolvendone adeguatamente le premesse, e che cede troppo spesso alla tentazione di ricorrere, quando possibile e senza scrupoli, agli effetti speciali. E gli effetti speciali, quando sono fini a se stessi e non legati indissolubilmente a un'idea narrativa e soprattutto a un'idea di cinema, diventano non solo esornativi, ma anche tediosi e inopportuni.

Matrix Revolutions

Chiaramente diviso in due parti, il film è, nella prima di esse, insopportabilmente lento e prolisso, nonché inutilmente logorroico. La prima parte è, in realtà, una sorta di appendice di Matrix Reloaded, del quale riprende alcuni personaggi (il Merovingio e la sua consorte, Monica Bellucci, che per fortuna qui quasi non parla e si limita a mostrare il proprio corpo). Con Neo bloccato in una sorta di limbo, i suoi amici tentano di salvarlo, affinché lui possa in seguito salvare la razza umana, spostandosi tra i vari livelli del Matrix.
La seconda vede invece l'epico combattimento tra gli uomini e le macchine: nulla di nuovo, a parte alcune soluzioni visive di ottima fattura ma che non impressionano più tanto un pubblico ormai avvezzo a questo genere di esperienze. Emergono invece, purtroppo, alcuni elementi che i primi due film ci avevano risparmiato: il comandante-Rambo, che dopo aver distrutto da solo centinaia di macchine muore valorosamente sul campo; il giovane impacciato e senza esperienza che alla fine diventa un eroe (i film americani pullulano di eroi: ma perché?); la love story, che in modo politicamente corretto avviene tra due neri, che fa da cornice a quella tra Neo e Trinity. Uno spreco di luoghi comuni che sorprende prima di infastidire.

Matrix Revolutions

La seconda parte, inoltre, racconta anche il viaggio pazzo e disperato di Neo e Trinity verso la città delle macchine. È il viaggio dell'Eletto verso il suo destino, solennemente annunciato fin dall'inizio del primo episodio. Qui Matrix Revolutions pare ritrovare alcuni degli elementi che avevano fatto la sua fortuna, salvo poi perderli banalmente nell'epico scontro finale con (i) Mr. Smith. Costui e Neo, si scopre infine, sono due facce della stessa medaglia, sono l'uno la copia dell'altro: di fatto, sono la stessa persona. Detto questo, la battaglia infuria, risolvendosi ovviamente in un profluvio di effetti speciali (non poi così nuovi, per la verità: chi ha buona memoria ricorderà certamente Superman II) gradevoli a vedersi ma nulla più, la cui conclusione, peraltro, spiega anche il tormentone tautologico che ha inondato i trailers: "tutto quello che ha un inizio, ha anche una fine" (si era mai sentita una tale banalità scandita con così tanta enfasi?).
Non sorprenderà sapere che il finale non è risolutivo e che ci sarà spazio, se i fratelli Wachowscki lo vorranno, per un ulteriore seguito. Ormai la macchina hollywoodiana funziona in questo modo, e non ha senso, anzi è un macroscopico errore strategico di marketing, interrompere definitivamente una serie così redditizia (chi tirerebbe mai il collo alla gallina dalle uova d'oro?). Spiace, purtroppo, constatare che anche la trilogia di Matrix, che pure ci era sembrata leggermente estranea a questo genere di operazioni, ne rientri in pieno, e con tutti i crismi. E il terzo episodio della serie, quello che avrebbe dovuto risolvere tutti gli enigmi e rivelarci finalmente una verità che aspettavamo da tempo, sia un'occasione sprecata: un film troppo sbilanciato a rincorrere la moda imperante nel cinema americano attuale per essere davvero "rivoluzionario". È questa forse, la scommessa che Matrix ha purtroppo perso.

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Matrix Revolutions
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Matrix Revolutions


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